Il Don Giovanni di “Lorenzo Da Ponte”

Mettere in scena Don Giovanni di Mozart è una impresa collocata in quella esigua fascia che separa la razionalità dalla follia, trattandosi non di un’opera sola ma della somma di due opere: quella musicale di Mozart e quella letteraria dell’abate Lorenzo Da Ponte. Due opere che potrebbero ciascuna risplendere di luce propria e che assieme vibrano con ritmi e modulazioni non sempre corrispondenti. Somma la musica di Mozart, complessa, ricchissima di tempi –ben 40 tempi diversi- di intrecci vocali, arie, recitativi, duetti, terzetti , sestetti, strutturata per dar voce e vita a 8 personaggi, ognuno dei quali vive musicalmente di vita diversa, oscura e profonda, ognuno simbolo di una sorta di schiavitù diversa, ognuno anelante a una propria differente libertà. Allo stesso modo Da Ponte svetta con un libretto ricchissimo di rime baciate, alternate, esterne e interne (“chi a una sola è fedele/verso l’altre è crudele; io che in me sento/ sì esteso sentimento”), di versi liberi con oscillazioni continue tra misure canoniche e vistose ipermetrie. Rime coinvolte nel gioco delle ripetizioni che avvalendosi degli effetti fonici e delle parole tronche a fine strofa, conferiscono al testo una valenza ossessiva e perfino allucinante. Si ascolti Masetto nella scena IX dell’Atto I.

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