TURANDOT
La tensione eroica verso un’alba di riconciliazione

La messa in scena di TURANDOT nella torrida Verona del 4 agosto 2012 resterà ancora memorabile nel tempo per la splendida regia di Zeffirelli, storica ma come sempre affascinante, e per l’orchestrazione perfetta del giovane M° Andrea Battistoni, al suo debutto nell’opera. Una regia solo in apparenza datata ma in realtà rigorosa nella separazione visiva dei due mondi: quello dorato e sgargiante della reggia, illuminata da luci calde e fastose, e il mondo del popolo di Pekino, succube, privo di identità, perennemente prostrato ai piedi della reggia, illuminato da tetre e livide luci. Un separazione resa ancora più eloquente dagli abiti sontuosi dell’imperatore, della Principessa Turandot e dei dignitari di corte, e dagli abiti dimessi, grigi, rattoppati del popolo. Una regia che oltre alla descrizione visiva dei due mondi ha dato risalto all’uno o all’altro con effetti scenici di grande attrazione e di una eloquenza maestosa. Dopo il siparietto delle Maschere, raccolto in uno spazio angusto come la loro visione e il loro spirito, il palcoscenico si apriva alla luminosità raggiante della reggia, perfetta nella originale, ricchissima architettura delle pagode cinesi.

Read more »

Condividi con...Share on LinkedInTweet about this on TwitterShare on Google+Share on Facebook