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Monthly ArchivesMonthly Archives: ottobre 2014

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IVANNA SPERANZA

barbiereUNA ROSINA MONUMENTALE

il barbiere di siviglia

Il Barbiere di Siviglia di Rossini è il miracolo di un genio che sa trattare temi di impegno e analisi sociale con una musica densa di melodie giocose e vivaci, cui un insolito senso del ritmo e un magistrale impiego dei fiati trasmettono una allegrezza, una gioia esuberante di vivere nella pienezza dei sentimenti più infantilmente burloni: lo scherzo, il travestimento, il mutar di voci, la serenata d’amore, il far danaro prestandosi all’inganno ruffiano. Eppure in tale sontuoso monumento musicale si intravedono spunti amari di un mondo disfatto che perduto i riferimenti di un potere assoluto e indiscusso è in cerca di nuovi ordini sociali.

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IVANNA SPERANZA -I Puritani

puritani “Qui la voce … Vien diletto…”

L’elegiaca follia per amore

puritani

L’aria descrive la follia di Elvira che scoprendo il suo amante Arturo fuggire con la regina Enrichetta di Francia in abiti da sposa, crede di essere stata abbandonata. In uno scenario spietato e militaresco, si eleva la struggente nostalgia della fanciulla che priva ormai della soavità di quella voce che la chiamava per giurarle fedeltà, oppressa dalla triste immagine della sua fuga, invoca la speranza o almeno la libertà di morire. Tutto lo stato d’animo di Elvira colpita dalla fine di un amore che appariva eterno, la sua intima solitudine nelle rimembranze dei dolci sospiri, è reso da Ivanna Speranza con un canto lento, straziante, ma ricchissimo di modulazioni che agevolano la comprensione del dolore e la compartecipazione allo stesso.

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IVANNA SPERANZA -LUCIA DI LAMMERMOOR

lucia

 “Regnava nel silenzio…”

Il funesto presagio di una fontana rossa di sangue    

Lucia

È l’aria di esordio di Lucia nella quale la fanciulla racconta la visione in una notte lunare di un’ombra che sul margine di una fonte con la mano esanime e il movimento delle labbra pare volerle parlare. È appena una visione. Presto l’ombra scompare e l’acqua della fonte prima così limpida, immediatamente si tinge di rosso. Nel descrivere una atmosfera notturna il cui buio è appena interrotto dal chiarore tetro della luna riflesso nella fonte, in quella atmosfera il cui silenzio sovrano della natura è appena turbato dal gemito sommesso di un’ombra irriconoscibile, affascinano la luminosità del canto, la limpidezza dell’involo di Ivanna Speranza. La sua cantabilità accorata e patetica, si anima di un mesto colore di incredulità e terrore da cui emerge la tetra sensazione di un funesto presagio.

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IVANNA SPERANZA

I Vespri siciliani “Mercè dilette amiche…”

di Giuseppe Verdi

L’erotismo dell’amore e la sensualità della vendetta

i vespri siciliani

vespriÈ il bolero (o siciliana) che la duchessa Elena canta alle sue amiche che le offrono leggiadri fior prima che vada in sposa ad Arrigo. Un matrimonio che giunge dopo un periodo di prigionia di Elena per cospirazione contro il Governatore Monforte. Una cospirazione senza successo grazie ad Arrigo che salva il Governatore dopo aver appreso d’esserne il figlio, ma che non salva i cospiratori dalla prigionia e dal massacro, dal quale solo il riconoscimento pubblico di Arrigo della paternità di Monforte potrà salvarli. Un ricatto del padre che il giovane accoglie per ottenerne  in cambio la concessione dell’amnistia dei prigionieri e il consenso alle nozze con la duchessa.

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IVANNA SPERANZA

La Traviata “ È strano! È strano!…”

La gioiosa stranezza dell’amore corrisposto

traviata

traviata

IVANNA SPERANZA illumina meravigliosamente il conflitto interiore che tormenta Violetta, attraverso il recitativo aria e cabaletta, che seguono alla conturbante dichiarazione d’amore di Alfredo. Una fanciulla vissuta negli agi, nei salotti, nella totale libertà di sentimenti e comportamenti, avverte alla dichiarazione d’amore di un invitato quasi sconosciuto un senso nuovo dell’amore che la turba, che le fa porre la domanda se non potrebbe trasformarsi in sventura un serio amore. È il primo È strano! pronunciato da Violetta, per la quale è strano l’amore, è strano il sacrificio, è strana la tomba. Stranezze entro cui lei vive le sue aride follie e le sue gioie:  dalla gioia iniziale per la vita e l’amore corrisposto, “O gioia ch’io non conobbi, essere amata amando”, alla gioia finale per lo strano cessare degli spasimi del dolore, “È strano! Cessarono gli spasmi del dolore…Oh gioia!” , una gioia insolita che tuttavia precede la morte.

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