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Monthly ArchivesMonthly Archives: gennaio 2015

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ROMA – Teatro ARGENTINA


Macbeth

di William Shakespeare

Contrastata regia e intensa interpretazione di Gabriele Lavia

 macbethCompito immane quello di poter interpretare e recitare un’opera immensa e complessa come il Macbeth di Shakespeare. La complessa esplorazione psicologica dei personaggi, la loro collocazione nello spazio-tempo, il ritmo della narrazione impongono capacità di analisi e di sintesi del testo, di duttilità e di rigore nella sua traduzione in azione scenica, solo di rado registrate tra i grandi interpreti italiani. Gabriele Lavia straordinario lettore e interprete shakespeariano ha dato prova una volta ancora del suo coraggio e del suo talento, pur se forse il suo Macbeth non raggiunge la statura del suo più recente Misura per Misura, o del suo meno recente Amleto. Forse la scelta poco condivisibile della sua regia è l’aver ingabbiato l’opera nello schema psicologico della tragedia dell’ambizione, allo stesso modo in cui Otello è la tragedia della gelosia e Re Lear la tragedia della ingratitudine filiale. Così facendo le sommità dell’opera vengono smussate, le molti componenti delle sfumature psicologiche vengono enormemente ridotte, e la tragicità della vicenda umana di Macbeth e di Lady Macbeth gravemente depauperata della sua universale validità.

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VERONA – Santa Maria in Organo

tiziano

AMOR SACRO 

 L’inesauribile fecondità del dialogo tra sacro e profano

Nello spazio sacro di una Chiesa cattolica, immerso nelle luci sommesse che richiamano al silenzio e alla meditazione, il Vago Concento, prezioso Ensemble di musica rinascimentale e barocca costituito da 6 solisti di canto e 4 orchestrali, ha regalato a un pubblico attento e devoto, un concerto di musiche rare, espressione incantevole della inesauribile fecondità del dialogo tra sacro e profano. Musiche concepite per testi profani sono state eseguite con testi sacri. Così il celeberrimo Lamento di Arianna di Claudio Monteverdi diventa Il Pianto della Madonna, mentre dal madrigale Il bianco e dolce cigno, sono ripresi il Kyrie e l’Agnus Dei della Messa a 4 di Stefano Bernardi.

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Roma, al tempo di Caravaggio

Il barocco liberale

caravaggioChe il barocco, e il barocco romano, non fossero espressione di una retorica vuota di senso e soprattutto di etica mi era da tempo noto. Ma non potevo immaginare che la Roma barocca potesse essere il luogo dove è nata la modernità, e forse anche se non la laicità almeno il relativismo. Pensieri così balzani sono venuti in mente visitando la bellissima mostra su “Roma al tempo di Caravaggio” allestita a Palazzo Venezia. Le opere esposte coprono un periodo di ca. 40 anni, attraversati da Pontefici sommi, quali Clemente VIII Aldobrandini, Paolo V Borghese, Gregorio XIV Boncompagni, Urbano VIII Barberini. Con l’Anno Santo del 1600 “il papato cattolico celebrava la riconquista del suo predominio dopo la grande paura luterana”, spiega il catalogo Skira, e Roma “diventava la capitale culturale d’Europa, popolandosi di migliaia di artisti provenienti dall’Italia e dalle grandi nazioni del Vecchio continente, Spagna, Francia, Germania, le Fiandre, i Paesi Bassi”.

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L’ARTE DELLA GIOIA – di Goliarda Sapienza

Speranza e saggezza nella immersione nei fondali della vita

speranzaModesta, la protagonista, nata nell’arretratezza della campagna siciliana d’inizio ’900, grazie alla ferrea volontà di ottenere quanto di meglio la vita abbia da offrire, riscatta se stessa dalla propria misera condizione e a seguito della scomparsa dei genitori e della sorella in un incendio da lei stessa causato, viene accolta in un convento per ragazze di nobili origini. Nel convento entra nelle grazie di madre Leonora, discendente di una ricca e prestigiosa famiglia, famiglia alla quale viene affidata dopo la morte di Leonora. Una volta insediata nella ricca dimora, Modesta conquista la fiducia della principessa Gaia, autoritaria e carismatica matriarca, ne sposa il figlio, da sempre relegato e tenuto nascosto perché affetto da mongolismo, e ne prende il posto al momento della scomparsa.

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Il paese delle spose infelici – di Mario Desiati

Falsità storiche elevate a verità poetiche

Se Desiati sia una promessa o abbia già raggiunto la statura di uno scrittore e di un grande scrittore, come sottolinea Buttafuoco nella sua intrepida recensione su Il FOGLIO del 4 ottobre 2008, è qualcosa che mi pare prematuro e che ulteriori scritti certamente proveranno o smentiranno. Ad oggi e con il suo ultimo lavoro mi pare di poter apprezzare il dominio assai convincente che l’autore ha della lingua italiana: accostamenti lessicali, periodi brevi, rapidi passaggi di tono coerenti con il contesto del romanzo, sono testimonianza di un saper esprimere pensieri, situazioni e personaggi con vocabolario ricco e ben usato.

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