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Monthly ArchivesMonthly Archives: febbraio 2015

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Diplomazia o gaffe di Papa Francesco?

papaC’è un video in aereo verso le Filippine in cui Papa Francesco, alla domanda su Parigi, esclude la legittimità della violenza, ma poi afferma che di fronte alla blasfemia, all’irrisione verso la religione, una reazione violenta è da aspettarsi. Se la sono andata a cercare, dunque, i libertini di Charlie Hebdo. Da ieri la piazza araba militante, gli imam che predicano nelle moschee e sono riluttanti nella rigorosa condanna della decimazione con fucile di redazioni di giornale e negozi ebraici, si sentono meno isolati, meglio protetti dalla convergenza con il Papa di Roma. E allora mi domando. Perché il Papa ha parlato in modo da essere identificabile come il tutore dell’autodifesa della dignità delle religioni invece che come il custode della sacralità della vita umana e del diritto alla libertà d’espressione?

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Islam e impotenza culturale dell’occidente

L’afonia culturale dell’Occidente

charlieLa strage di Charlie Hebdo ha riportato le coscienze a riflettere sul destino di un occidente culturalmente afono, dominato dalla visione di una società che non ha nemmeno il vocabolario concettuale per rispondere alle minacce del terrorismo, emblema di un mondo in cui la libertà d’espressione è minacciata. La strage di Parigi ha una dimensione teologica chiara. Quei terroristi credono in una particolare teologia dell’islam, e che questa rappresenti o no il ‘vero’ islam è vicenda riguardante soltanto i musulmani. Per l’occidente invece la strage è un fatto culturale, acuto, perforante le coscienze, terribile ma invincibile, almeno con le armi di cui dispone. Immerso com’è nel vuoto multiculturale l’occidente non può incidere sul dibattito interno all’islam, non può avere alcun ruolo nel conflitto delle interpretazioni del jihad.

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Roma – Teatro Quirino

Mi piaci perché sei così

di Gabriele Pignotta

Pietosa messa in scena di una burlesca crisi coniugale

pignottaNon conoscevo Pignotta come interprete, e tantomeno come autore. Dopo l’esperienza al Quirino, tempio del teatro di prosa, sono pervenuto alla conclusione, che di un tal guitto insulso, banale, autore e interprete del nulla, non se ne sentiva né il bisogno né la mancanza. Lo spettacolo di 2 ore circa è un prontuario di stupidità scandite con puntigliosa puntualità e condite dall’ineffabile linguaggio sgangherato e scurrile che forse appartiene alla mente e al carattere dell’autore. Espressioni come culo, vaffanculo, coglioni, evacuazioni, sesso, e altre amenità del genere garniscono il testo in misura ributtevole. Eppure il tema su cui questo sciagurato testo era imperniato, il tema della crisi di vita coniugale, era un tema eterno che sarebbe potuto essere svolto con profondità di idee e di analisi in un processo di attualizzazione e contestualizzazione. Ha preso invece il sopravvento la banalità espressa nella sua più totale compiutezza: banale il soggetto, banale il testo, banali le situazioni, orrendamente banali  i personaggi. La globalizzazione della banalità raggiunge momenti di altissima pietà nella scena della telefonata del genero alla suocera, che risponde “coglioni” solo perché in quel momento era la parola da individuare del gioco dell’Eredità di Conti. Parlare oltre di tanta spazzatura è una dissipazione di tempo per il lettore e per chi recensisce.

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La crisi del debito in Europa

debito

L’insano rapporto tra economia e finanza

La crisi del debito in Europa fu innescata non da eventi interni al sistema europeo ma interni al sistema bancario americano. Quando il rallentamento dell’economia USA impedì ai proprietari americani di immobili di ripagare i prestiti ipotecari, per le banche mondiali creditrici iniziarono le sofferenze. Lehman Brothers, la quarta banca d’affari degli Stati Uniti, crollò. Un fallimento che spinse banche e investitori ad adottare precauzioni estreme, ma non prive di controindicazioni. Le banche infatti smisero di prestarsi denaro, mettendo in gravi difficoltà quelle che avevano i maggiori crediti. Fu una valanga che dopo le banche americane travolse anche banche europee che avevano effettuato investimenti sul mercato ipotecario americano. Cercando di evitarne il fallimento, molti governi dell’UE corsero in loro aiuto. E fu gravissimo errore, tecnico e soprattutto politico. Salvare le banche comportando infatti costi elevatissimi esponeva al contagio gli stessi governi. Quando infatti nel 2009 l’Europa entrò in recessione, l’iniziale problema delle sole banche coinvolse sempre più i governi, i quali oberati da massicci debiti, si trovarono di fronte a mercati meno propensi a concedere prestiti. Quella dunque che era nata come crisi del sistema bancario americano si trasformò in crisi del debito, il debito sovrano, dei governi europei. Si sviluppò un circolo vizioso: l’instabilità finanziaria contraeva la crescita economica, questa facendo calare le entrate fiscali e aumentando il debito pubblico, innalzava il costo dei prestiti. Di qui l’ulteriore crescita della instabilità finanziaria.

Una situazione tanto vorticosamente alla deriva mise in evidenza le deficienze istituzionali dell’euro in tempi di crisi e le incapacità di governo della UE. Emersero così l’eccessiva attenzione rivolta al disavanzo di bilancio a fronte della quasi nulla attenzione al debito pubblico; l’insufficiente sorveglianza delle economie dell’UE riguardo agli sviluppi della competitività, miseri e irrilevanti rispetto alla abnorme crescita della finanza; la cecità di fronte alle prospettive complessive dell’eurozona. La UE si rivelò un immenso agglomerato incapace di vedere e prevedere, il quale di fronte alla crisi si trovò priva di strumenti adeguati ad affrontarla con tempestività ed efficacia. Solo quando la Grecia e poi l’Irlanda, il Portogallo, la Spagna e Cipro si ritrovarono allo stremo e ne chiesero un intervento, si giunse alla creazione di fondi di emergenza. Con il programma di ripresa a livello europeo mirato a salvaguardare i lavoratori e le imprese, si riuscì ad evitare la corsa agli sportelli. Ma la crisi mise in luce la estrema vulnerabilità del sistema bancario dell’Unione, la quale assieme agli Stati membri si trovò costretta a potenziare il controllo del settore finanziario. Allo scopo furono istituiti 3 organi di vigilanza e di coordinamento tra cui: L’Autorità bancaria europea (EBA) responsabile della vigilanza bancaria; L’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, responsabile della vigilanza sui mercati dei capitali e delle agenzie di rating del credito. Nella tempesta finanziaria ancora non totalmente domata, la Bce di Mario Draghi ha svolto un ruolo importante per contenere la crisi. La sua decisione di prestare alle banche i fondi necessari a bassi tassi di interesse e per breve tempo, ha aiutato a calmare i mercati, garantendo loro la capacità di coprire il fabbisogno a breve. Read more »

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Andrea Bocelli

Il tenore di vita

bocelli

Che il tenore di vita di Bocelli sia elevato è una verità inoppugnabile. Che la sua voce sia la voce di un tenore per opere liriche è una bestemmia. E se qualcuno avesse dubbi è umilmente pregato di ascoltare uno qualunque dei 22 brani da opere che con protervia ha voluto far pubblicare di recente dalla Warner Music. 76 min di autocelebrazione, autocompiacimento, autoerotismo. Una raccolta indifferenziata di aree per tenori lirico-leggeri del repertorio italiano e francese (L’Elisir d’amore, la Figlia del reggimento, L’Arlesiana, Werther) per tenori lirici (Rigoletto, Traviata, Bohème, I pescatori di perle, Madama Butterfly), e per tenori del repertorio lirico-drammatico (Tosca, Turandot, Trovatore, Manon Lescaut, Aida). E per completezza nella ostentazione della bravura del cantante la raccolta raccoglie anche arie del repertorio veristico (PagliacciAndrea Chénier, Cavalleria rusticana). Il risultato se non disastroso è certamente penoso. Note acute tenute inutilmente per 16 sec come nel finale di Turandot, e nel finale di Oh mio rimorso, dalla Traviata, impiccagioni ripetute con letizia nella Figlia del Reggimento, pronunce sballate nell’Ingemisco, e poi la celestiale catastrofe di Celeste Aida e la ridicola risata del Vesti la giubba condito da quella prelibatezza dell’amor infranto che si ascolta come in fronte e dal relativo pietoso singhiozzo finale. Gli esempi potrebbero ripetersi, pur senza raggiungere la vertigine del bicchiere nel brindisi della Cavalleria, cantato in una inutile apnea cui rimane penzolante.

 

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