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Monthly ArchivesMonthly Archives: marzo 2015

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Il referendum ultimo rifugio di un carisma presunto

Il volto e la  reverenda maschera

maschera e voltoDa De Gaulle a Renzi e Tsipras, la consultazione referendaria si è trasformata da strumento di espressione della volontà popolare a metodo di conferma della leadership.

Renzi si appella già al “giudizio del popolo” nel referendum confermativo delle riforme costituzionali, e lo fa allo scopo di far prevalere la democrazia diretta, che pensa di poter gestire col suo carisma, su quella rappresentativa in cui fatica ad affermare un’egemonia permanente. Il suo collega greco Alexis Tsipras, per far valere il consenso popolare di cui sembra disporre in contrapposizione alle procedure finanziarie europee, nella immensa confusione concettuale che caratterizza lui e il suo partito, brandisce la minaccia di un referendum non si sa se per sostenere il suo monco piano di riforme o per sancire l’uscita della Grecia dall’euro. Ciò che collega queste due diversissime vicende, è il fatto che il referendum, nato come strumento di espressione della volontà popolare in alternativa a quella sancita dalle istituzioni di governo, venga utilizzato invece dal vertice dell’esecutivo come conferma della leadership.

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Cristianesimo e Islam nel continente africano

In Nigeria il massacro dei Cristiani e l’indifferenza del mondo 

nigeriaAi fini di gennaio del 2015 un’autobomba guidata da un kamikaze dell’Islam lanciata a tutta velocità si schianta contro una chiesa cristiana in Nigeria. Uomini armati irrompono in una chiesa sparando a raffica sui fedeli. Tre chiese distrutte nella regione di Zanzibar, in Tanzania, dove nell’ultimo decennio sono stati bruciati, demoliti e rasi al suolo almeno trenta edifici di culto cristiani. E non da ultimo, i ventuno copti egiziani sgozzati uno dopo l’altro sulle rive del Mediterraneo, con il pugnale del boia incappucciato che puntava dritto al di là del mare, alla Roma da conquistare, umiliare e sottomettere al misericordioso dio dell’islam. L’elenco non è finito. Dal Maghreb al Sinai, dalla vecchia Tripolitania al sud del continente, la lista delle persecuzioni s’aggiorna quotidianamente. I papi se ne addolorano da anni, i vescovi locali vengono in Europa a chiedere sostegno per fermare la strage. Giovanni Paolo II nel 1994 disse: “La lista dei santi che l’Africa dona alla chiesa è il suo più grande titolo di onore. La chiesa in Africa deve provvedere a redigere il suo proprio Martirologio, aggiungendo alle magnifiche figure dei primi secoli, come Cipriano, Attanasio, Agostino, i martiri e i santi degli ultimi tempi”. Farebbero bene i cristiani d’Europa a prendere coscienza che una parte ragguardevole delle loro radici cristiane latine è germogliata nel sud del Mediterraneo, culla del cristianesimo occidentale. Appare strano a chi pensa che tutto abbia avuto origine con san Benedetto e la sua regola. Eppure, questa è storia. Eppure, le più antiche opere di teologia cristiana composte in latino provengono non dall’Italia ma da Cartagine, patria di Tertulliano. All’epoca di Tertulliano, infatti, i cristiani del nord dell’Africa scrivevano in greco e non in latino. Sarebbe stato Tertulliano ad abbandonare la koiné di Aristotele, lingua greca originale del Nuovo Testamento della Bibbia cristiana, per passare alla lingua di Virgilio. E poi sant’Agostino, il vescovo di Ippona grazie al quale l’occidente latino conquistò la sua indipendenza teologica, la sua propria personalità cristiana e la sua propria lettura del messaggio biblico. Anche il monachesimo trovò in Africa la sua prima sedimentazione. Sarebbe stato sempre Agostino a organizzare i primi luoghi di vita monastica, a Tagaste, dopo aver scoperto nella biografia di sant’Antonio abate lo stile di vita di diversi anacoreti convertiti alla vita ascetica. Meta ideale era il deserto egiziano, la regione popolata da coloro che per primi avevano messo in atto la rinuncia definitiva alla vita mondana. Nel deserto più che altrove il pellegrino poteva entrare in contatto con quella fede autentica che aveva chiamato molti a ritirarsi in solitudine, autentici modelli di vita ascetica volta al superamento della dimensione terrena attraverso la preghiera, il digiuno e la penitenza. Di quegli insediamenti ne sopravvivono ancora molti, compreso il monastero di Santa Caterina, nel Sinai meridionale.

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UNA CONDOTTA SENZA CONDOTTIERO

obama isis

Il disastro di una politica estera scellerata

Dopo la guerra in Libia, condotta senza alcuna visione politica Barack Obama si  lancia nella guerra aerea contro il Califfato di Abu Bakr al-Baghdadi alleandosi con nazioni e sanguinari eserciti nemici degli Stati Uniti. Un capolavoro che può portare a una esplosione mortale di tutto il medio oriente.

Ma per la guerra senza strategia politica che ha disintegrato la Libia nel sangue e nel caos, Obama aveva almeno due scusanti: la pressione di due dilettanti della guerra come Cameron e Sarkozy che finsero fosse iniziata una primavera araba libica per cominciare un conflitto mirante a eliminare la Russia e l’Italia dai rifornimenti energetici, e la sconcertante illusione che pensavano esistesse un “rivoluzionario popolo di Bengasi” in armi.

Si è di fronte alla follia di una guerra condotta  senza strategia e senza politica. Questa “non strategia” è conseguenza di un ceco postulato: “Non siamo in guerra con l’islam”. Certamente la coalizione di Obama non è in guerra con l’islam né con la sua teologia né con i suoi riti. Ma combatte contro un Califfato sunnita che ha uno spessore religioso, violento, feroce, un Califfato che costringe alla fuga altre popolazioni sia islamiche come gli sciiti sia non islamiche come i cristiani, i curdi, gli yazidi, tutti macellati con indicibili violenze e sofferenze.

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Al-Qaeda e ISIS a confronto

isis

La voluttà della violenza

Il mondo musulmano è un mondo assai complesso, dalla storia poco lineare e assai oscura, dalla cultura di difficile definizione infarcita com’è di contenuti teologici e aspetti politici, non da tutti condivisi e non da tutti compresi nella estrema dinamicità degli obiettivi e delle forme adottate per perseguirli. Già la sostanziale e secolare distinzione tra sunniti e sciiti riportata più sotto è fonte di confusione e di guerre feroci seppure tutte nel nome di Allah.

Nella discussione teologica islamica, gli Sciiti pretendono che la guida della Comunità islamica sia riservata alla discendenza del profeta Maometto attraverso sua figlia o suo cugino. I Sunniti si differenziano dagli Sciiti per il loro netto rifiuto di riconoscere tale pretesa. Al contrario essi sostengono la necessità che la guida della comunità avvenga per elezione da parte di una ristretta cerchia come per altro avviene per l’elezione del segretario generale della Organizzazione della Conferenza Islamica.

A tanto si aggiungono i diversi gruppi militari denominati in modo differente secondo anche la loro collocazione territoriale. Hamās, Movimento Islamico di Resistenza, è per esempio un’organizzazione palestinese che raccoglie militanti sunniti e sciiti, mentre l’Hezbollah, o Partito di Dio, è un partito politico sciita del Libano, dotato di un’ala militare con sede anche in Libano.

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Il tragico parto dell’euro dal grembo di una Germania divisa

germanie

Con la riunificazione tedesca scomparve mezzo secolo di economia totalitaria, nazista e poi comunista, che fu riorganizzata dalle fondamenta e adattata a un sistema industriale e finanziario, fiorente e preesistente. Fu un esperimento di ingegneria sociale senza precedenti. Rivoluzioni come quella sovietica avevano distrutto l’economia esistente per rifarla ex novo; transizioni come quella cinese avevano introdotto nell’economia novità dirompenti, ma con tempi lunghi. Lo smontaggio dell’economia tedesco- orientale non fu l’unico esperimento di ingegneria sociale: la costruzione a partire dall’adozione della stessa moneta di un’area economica integrata ebbe come fondamento l’idea di riorganizzare attività industriali e finanziarie secondo un disegno preordinato ad alta intensità ideologica. L’“annessione” dell’economia pianificata dell’est a quella di mercato dell’ovest, si basò su tre capisaldi. Il primo fu l’unione monetaria: a meno di tre mesi dalla caduta del Muro, il cancelliere federale Kohl propose allo stato tedesco orientale di unificare la moneta e promise un cambio 1:1 che si realizzò a maggio del ‘90 con il Trattato sull’Unione monetaria economica e sociale.

si agevolò Read more »

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