Skip to Content

archive

Monthly ArchivesMonthly Archives: aprile 2015

post

ROMA – TEATRO COSTANZI

AIDA

di Giuseppe Verdi

La guerra, metastasi della Storia

aida marcia trionfale e ballabile

aidaTutta la sublime narrazione musicale dell’Aida ha come sudario soffocante la potenza distruttiva della Guerra e delle sue inique metastasi. La Guerra che trasfigura gli spiriti e travolge le anime in umiliazioni non mascherate né avvolte di pietà. La Guerra sotto il cui imperio è impossibile amare ed essere giusti. La Guerra che annienta ogni percezione della miseria umana necessitante giustizia e amore. La Guerra che nell’ardore della vittoria e nell’ansia del trionfo genera una forma di voluttà massiva nella quale la preghiera diventa blasfema e ogni barlume di pietà perde di significato.

L’Aida è la narrazione ricca e struggente di quante falsità e quanta distruzione la Guerra possa generare. E’ nella prospettiva della guerra che trova giustificazione il tramare di Amneris, potente e astuta figlia del Faraone. E’ nella attesa della vittoria in guerra che si colloca il sogno di Radamés, condottiero anonimo, senza lignaggio né storia, di conquistare Aida, fanciulla schiava, vittima innocente di altri furori di guerra. A Radamés nominato condottiero, la casta dei nobili, la schiera dei sacerdoti e il popolo, invocando i sacri Numi in una blasfema invocazione della Guerra, augurano di tornare vincitore. Nella follia disumana che pervade tutti nel grido atroce di Guerra e Morte allo stranier, v’è sola una luce di umanità che si accende tremolante nella sontuosità dell’augurio Ritorna vincitor. E’ la voce della fanciulla più pura, più incontaminata, più sofferente, più presente a se stessa nel pronunciare e udire l’empia parola. E’ la voce di Aida. Alla opulenza orgogliosa delle casti dominanti, avide di vittoria e assetate di sterminio, si contrappongono il suo canto e la sua meditazione. Una meditazione sommessa e intima sul destino della sua patria, dei suoi fratelli, di suo padre in catene, una meditazione su se stessa, sull’amore per Radamés suo unico raggio di sole, sul suo destino di schiava rivale in amore di Amneris. Nel contrasto tra l’amore nobile e alto per la patria e l’amore umanissimo per il suo uomo, avverte l’insostenibile oppressione di un mondo che rende blasfema la sua preghiera, delitto il suo pianto e colpa i suoi sospiri. In tanta cupa oppressione si fa viva per la prima volta un desiderio, presagio di liberazione eterna: la Morte. Read more »

Condividi con...Share on LinkedInTweet about this on TwitterShare on Google+Share on Facebook
post

I neutrini, gli ignoti e sublimi spazzini dell’universo

80 anni fa un giovane professore di Pisa scoprì il neutrino.

Si chiamava Enrico Fermi

i neutriniNell’aprile 1935 giunse finalmente a compimento un cammino di esplorazione iniziato meno di due anni  prima da un giovane professore di fisica teorica alla Normale di Pisa, un certo Enrico Fermi. Allora era quasi sconosciuto, ma nel tempo diverrà Premio Nobel, corso, piazza, istituto tecnico, stazione della metropolitana. Diventerà il più grande degli scienziati italiani, secondo forse, solo a Galileo Galilei, per l’immenso contributo che darà alla fisica. Con le sue invenzioni della pila atomica e della bomba atomica anche la fisica conoscerà il peccato e cambierà il corso della storia, la mentalità dei governanti. Un peccato che imporrà agli uomini di scienza un comandamento ulteriore: la scienza al servizio dell’uomo e non strumento del suo annientamento.

Questo anonimo professore nel ’33 aveva pubblicato un articolo umile nella forma come il suo autore, immenso nella sostanza come si rivelerà di lì a poco “Tentativo di una teoria della emissione dei raggi beta”. Fu la divina bellezza di un ingegno umano che regalava alla umanità una chiave per capire favole avvolgenti, verità sovrane, fenomeni che dominano la vita dell’universo, e che per allora apparivano solo nel racconto fantastico di poeti. Alla memoria di questo Michelangelo della scienza è dedicato questo piccolo ricordo di una grande avventura, con la speranza che alla fine dopo la difficile navigazione si colga la grandezza di un italiano del secolo scorso e l’importanza di quegli ignoti spazzini dell’universo che sono i neutrini.

Read more »

Condividi con...Share on LinkedInTweet about this on TwitterShare on Google+Share on Facebook
post

18 aprile 1948 – 18 aprile 2015

 La vittoria della libertà contro il totalitarismo 

il 48

L’entrata in vigore della Costituzione il 1 gennaio 1948 aprì di fatto la stagione preparatoria delle elezioni politiche del 18 aprile. Una stagione scandita da avvenimenti interni e internazionali di grande rilievo, da un crescendo frenetico della propaganda sviluppata attraverso la stampa e attraverso le molte nuove organizzazioni sorte per l’occasione. Fu un confronto acceso che tutti sentirono come risolutivo intrecciandosi in esso e condizionandosi a vicenda interessi nazionali con interessi internazionali; un confronto non solo di idee e programmi, ma di visioni etiche, religiose, economiche, di adesioni a organismi internazionali. A quella campagna memorabile vi parteciparono la Chiesa di Pio XII, i partiti liberali, cattolici e laici, i partiti di ispirazione social-comunista e in forma indiretta ma determinante anche gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica.

Il fermento che stava crescendo nel Paese in vista del grande confronto coinvolse in forme nuove e di grande rilievo le organizzazioni cattoliche che da tempo avevano cominciato a svolgere un ruolo decisivo nell’opera di fiancheggiamento, di controllo e di condizionamento della Democrazia cristiana. In previsione delle elezioni, tale ruolo risultò decisamente amplificato per estensione e intensità, grazie al presidente dell’Azione cattolica, Luigi Gedda, il quale già dal gennaio del 1947 aveva colto i limiti e le contraddizioni dell’azione della Dc nella lotta al comunismo, e prospettato la necessità di dar vita a un’organizzazione di massa più agile e combattiva. Un anno dopo, l’8 febbraio 1948, con il pieno avvallo e l’esplicito mandato di Pio XII nacquero i Comitati civici, il nuovo strumento creato per far fronte all’imminente impegno elettorale, i quali non si limitarono a utilizzare le strutture dell’Azione cattolica, ma ebbero successo nel coordinare la mobilitazione di tutte le organizzazioni religiose esistenti nel Paese. Gli oltre 300.000 attivisti messi in campo dai Comitati, appoggiati direttamente dalle circa 20.000 parrocchie esistenti in Italia, si schierarono con la Democrazia cristiana, alla cui vittoria diedero un immenso e decisivo contributo. A sostegno seppure indiretto della Dc per la prima volta entrarono direttamente anche gli Stati Uniti, divenuti ormai pienamente consapevoli che quello scontro era una particella forse infima ma fondamentale nello scontro globale ormai acceso a livello internazionale con l’URSS di Stalin.

Read more »

Condividi con...Share on LinkedInTweet about this on TwitterShare on Google+Share on Facebook
post

LAURA BOLDRINI – LO SGUARDO LONTANO Einaudi 2015

La badessa di Montecitorio

boldriniÈ appena uscito il primo libro di Laura Boldrini dopo la sua ascesa al terzo scranno più alto delle istituzioni nazionali. Leggerlo non è obbligatorio, ma quando si è deciso di leggerlo occorre munirsi di risorse non comuni per giungere a leggere almeno la metà delle 225 pagine. Tranne le citazioni, il resto è scritto in un italiano perfetto, che farebbe invidia a un fanciullo non ancora alle medie. Di che tratta è difficile dire. V’è una miscela di temi che generosamente spaziano dai ricordi autobiografici di fanciulla, alla sorpresa per l’elezione a Presidente della Camera, all’annuncio che ne dà alla diletta figlia Anastasia e all’amato compagno di vita e di idee, Vittorio. Molto commovente e coinvolgente il racconto della sua inattesa esultanza per un ruolo per cui con umiltà riconosce di essere impreparata, e per lo stupore provato nell’entrare a Montecitorio, varcando una soglia che “consente di mettere a fuoco gli aspetti ferragginosi dell’iter legislativo”, che lei ovviamente sente come suo primo compito dover affrontare, e suo primo problema risolvere. In un batter d’occhio coglie i problemi della Camera: i problemi dei costi, della disattenzione diffusa per le proposte di legge popolari, <scrolla> la testa constatando con insolita luminescenza “la indifferenza delle istituzioni verso la società che dedica risorse ed energie a migliorare il paese”. Di fronte a tali nuovi e urgenti problemi propone ai collaboratori la istituzione di un <comitato> per la revisione del regolamento della Camera. Comitato che si mette subito all’Opera. La sera successiva assistono a una rappresentazione di Carmen al Teatro Costanzi. Ma la riforma proposta viene bocciata. È la prima battuta d’arresto per la invitta condottiera, che rimane così colpita da doverne subito parlare al suo amato Vittorio che amorevolmente la consola: Non puoi pensare che tutto vada sempre in porto, Laura. Tu hai la mentalità pragmatica di una persona produttiva, abituata a ragionare per obiettivi e risultati immediati. E in questo la politica, purtroppo, non ti risparmia delusioni: ci sono tempi diversi (pag. 45).

Read more »

Condividi con...Share on LinkedInTweet about this on TwitterShare on Google+Share on Facebook
post

Salisburgo – Festival di Pasqua 2015

Cavalleria rusticana

di Pietro Mascagni

Ambrogio Maestri: La credibilità di un interprete

cavalleria muti

maestriOrrida messa in scena. Testimonianza inappellabile del come una cupa cultura della Sicilia e il totale disinteresse per quel pudore che deve ispirare la messa in scena di un capolavoro, hanno permesso uno stupro inverecondo di un dramma di anime e di costumi in una ignobile parodia della peggiore società siciliana. Questo gioco al massacro di un capolavoro che coinvolge anche gli artisti, non ha motivazione logica alcuna ma forse solo psicologica e culturale. Nello spaccato dell’opera ci sono riferimenti a situazioni come la mafia, il pizzo e altre degenerazioni messe in scena, che non esistono nei testi di Verga e di Tozzetti, ma sono ampiamente riportate nelle cronache di oggi. L’infierire contro una società di uomini d’onore come quella di oggi non confrontabile con quella storicamente attiva al tempo di Verga e Mascagni, è il risultato del malsano compiacimento di colpire la società italiana denigrandola attraverso una sciagurata rappresentazione come quella trasmessa. A tanta perfida psicologia si aggiunge anche una demenza culturale, che non è difficile immaginare nella preparazione dei teatri di lingua tedesca. Le citazioni al riguardo sarebbero tantissime, ma inutilissime contro una cultura del superuomo che da Lutero in poi ha deturpato l’antropologia, i codici genetici di una popolazione per tanti versi attiva e feconda. Questo mio commento tuttavia non vuole tanto soffermarsi sulla esegesi di una sciagurata messa in scena, quanto domandare al M° Maestri senza toni requisitori, ma con un orgoglio nazionale ferito, con quale spirito si sia reso disponibile a tanto scempio! Per un piatto di lenticchie? Per acquistare popolarità? perché è quello il suo mestiere pur se nell’esercitarlo qualcuno lo trascina nella più putrida melma? Da italiano, e per quanto possa valere la mia opinione, avverto un senso di umiliazione di cui Maestri, se non la causa, è stato certamente complice. Strappare un contratto può costare, ma assai meno che perdere credibilità. E ritengo dopo aver letto le irritate reazioni di tanti naviganti, che questo sia il suo caso. In quella messa in scena costui non ha perduto il pane, ma molto, molto di più. La credibilità di artista.

 

 

Condividi con...Share on LinkedInTweet about this on TwitterShare on Google+Share on Facebook