Skip to Content

archive

Monthly ArchivesMonthly Archives: agosto 2015

post

TEATRO ANTICO DI TAORMINA – ALESSANDRA VOLPE STRAORDINARIA CARMEN

Il paradigma della libertà goduta dalla natura selvaggia

Carmen 

carmenCarmen è una storia d’amore e di morte, di stordente attualità quando si pensi al reiterarsi di omicidi di donne per ragioni sentimentali perpetrati quasi come un rito conclusivo della degenerazione dell’amore nella gelosia cieca e nella follia devastante. Tuttavia Carmen non è solo vittima, è fuoco, è elemento di calore e di distruzione, sovvertitrice dell’ordine precostituito con il disordine delle passioni, gitana inebriata dalla libertà, libertà assai lontana dalla liberté dell’illuminismo, ma fonte e ragione stessa della esistenza. La vita errante è bella, avere l’universo come dimora è inebriante. Vivere nella libertà e, nel vessillo della libertà, morire, è l’ardimento più alto e il traguardo più ambito. Carmen non è lo sbocco operistico di un movimento storico o culturale. È invece la natura selvaggia che nella sua bellezza e sensualità, si fa donna: paradigma della medesima libertà da ogni legge che non sia la sua legge, non sottoposta ad alcun ordine precostituito che non sia quello da lei creato. Donna che vive nelle taverne del mondo, tra le gole montagnose, che divora la vita nelle abitudini e nei sentimenti più alti e più protervi, più miti e più ribelli con sentimenti che toccano i vertici più alti della drammaticità. L’opera è allora un tsunami di musica che attraversa villaggi, paesaggi soleggiati, atmosfere di festa e quotidianità scontate, uomini e donne. E in tale attraversamento porta con sé tutto in un fluire continuo di melodie, ricche di colori nei motivi pittoreschi e folkloristici, nelle danze popolari e nelle canzoni, traboccanti di impeto, di sensualità, di esotici contrasti fra danze zingaresche e splendide descrizioni di paesaggi. Per descrivere tale universo, Bizet si avvale di una affascinante tavolozza di colori orchestrali, radiosa già nel fastoso preludio che introduce i temi fondamentali dell’opera: la corrida la festa del coraggio e della gente di cuore; il torero che porrà termine a tutto scagliando nell’arena il suo colpo mortale, quasi atto speculare al tragico colpo che nella vita annienterà la protagonista.

Read more »

Condividi con...Share on LinkedInTweet about this on TwitterShare on Google+Share on Facebook
post

6 AGOSTO 1945 – Hiroshima

 

IL GIORNO IN CUI LA SCIENZA FU CONTAMINATA DAL PECCATO

hiroshima 3La scienza come metodo di studio e strumento di scoperte è stata sempre considerata uno dei punti più alti dello spirito umano, che assieme alla totalità delle arti permetteva all’uomo di avvicinarsi alla divina potestà creatrice. E gli scienziati erano trattati con quella devozione che sola si deve al Creatore.  Voltaire dopo aver partecipato ai funerali di Newton nella Abbazia di Westmister sulla sua tomba volle dettare il sublime epitaffio: «Sibi gratulentur mortales tale tantumque exsistisse humani generis decus» «Gioiscano i mortali per l’esistenza di un tale e tanto grande splendore del genere umano». Newton aveva scoperto le leggi della gravità con la quale tutta l’armonia dei moti celesti, le meraviglie delle eclissi, delle stagioni, delle notti e dei giorni, degli equinozi e dei solstizi, venivano spiegate stupendamente. Il sommo genio aveva anche formulato la teoria corpuscolare della luce che era in contrasto con la teoria ondulatoria di Christiaan Huygens. Secondo Huygens la luce era un’onda che si propagava come le onde del mare o le onde acustiche in un mezzo ancora ignoto, l’etere. L’etere che nessuno aveva mai studiato ma che tuttavia era supposto costituito da microscopiche particelle elastiche pervadenti tutto l’universo.

hiroshima 1La teoria ondulatoria permetteva invece di spiegare la riflessione, la rifrazione, l’interferenza, la diffrazione della luce, fenomeni non spiegabili con la teoria corpuscolare. Vistoso intrigo della fisica teorica che venne splendidamente sciolto nel 1864 con solo 4 equazioni da un giovane scozzese di appena 33 anni: James Clerk Maxwell. Le sue divine equazioni, la cui bellezza nella stupenda simmetria che le caratterizza, può essere raffrontata alla simmetria geometrica della Scuola di Atene di Raffaello e la cui cosmica sinteticità ha il fascino manzoniano de “La sciagurata rispose”, furono come la discesa della Sapienza Divina sugli Apostoli. Con esse il campo elettrico, il campo magnetico e le loro interazioni con la materia, il loro propagarsi sotto forma di onde venivano perfettamente descritti. E ancora quelle equazioni prevedevano per le onde una velocità di propagazione assai prossima alla velocità della luce, ragione per la quale Maxwell concluse che la luce stessa fosse un fenomeno elettromagnetico. Una conclusione che fu un trionfo assoluto di tutta la fisica dell’ottocento.

Read more »

Condividi con...Share on LinkedInTweet about this on TwitterShare on Google+Share on Facebook