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Monthly ArchivesMonthly Archives: ottobre 2015

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LA SCOPERTA DELLA ETÀ DEL SOLE

LA CONFERMA EVOLUZIONISTA E IL SOLE ARTIFICIALE

Quanti anni ha il Sole e quanto vivrà ancora? In tali domande si racchiudeva il sogno dell’umanità quando nel 1938 Hans Bethe, genio della fisica nucleare francese, risolse il dilemma dell’età. Allora tutti i processi energetici chimici e fisici conosciuti, lasciavano ipotizzare una età massima di qualche decina di milioni di anni. Quanto scoperto da Bethe per il sommo Lord Kelvin era sufficiente ad annientare la più importante teoria scientifica del secolo XIX: il darwinismo. Come faceva infatti Darwin a postulare l’evoluzione delle specie in una durata di milioni e milioni di anni se tutta la fisica e la chimica dell’epoca lasciavano prevedere una durata di vita del Sole al massimo di soli pochi milioni di anni? Come potevano le specie animali risultare più vecchie della fonte stessa di energia che ne consentiva l’esistenza? L’assurdo era evidente. Sotto i colpi matematici di Lord Kelvin la teoria dell’evoluzionismo vacillò tremendamente. In base alle conoscenze chimiche, il Sole risultava dotato di una energia immensa ma limitata. Con una vita naturale limitata anche il potere energetico sarebbe stato limitato. Ma Hans Bethe, geniale collaboratore di Enrico Fermi, sciolse il dilemma dell’età e risarcì Sir Charles Darwin svelando la fonte di generazione di energia che allungava la vita del Sole da milioni a miliardi di anni e sbriciolava le basi del principio di scarsità di Lord Kelvin: la Natura infatti poteva produrre una quantità enorme di energia grazie a processi nucleari e non chimici. Il combustibile stellare non era, come credeva Lord Kelvin, l’energia residua contenuta negli elementi chimici che formavano il Sole. L’immenso bacino di combustibile era invece contenuto nel nucleo dell’atomo. In esso avvenivano e avvengono sorprendenti processi di reazione che interessano l’elemento di cui il Sole è più ricco: l’idrogeno. Alle altissime temperature, alla densità e alla pressione dell’interno del Sole, i nuclei di idrogeno vengono forzati ad avvicinarsi fino a fondersi insieme creando un nuovo elemento, l’elio. Ma quando questi processi furono scoperti, il valore di massa dell’elio risultava inferiore al peso dei quattro nuclei di idrogeno. Dov’era l’energia mancante? Era stata irraggiata nel sistema solare, in quantità straordinaria e durata enorme. Il combustibile nucleare, l’idrogeno, che alimentava il motore delle stelle era presente in quantità tali da garantire riserve per miliardi di anni.

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L’ONU – L’ignominia di un covo di corrotti che doveva essere palazzo di vetro

bankimoon

Corrompere ed essere corrotti, offendere i diritti umani, favorire la egemonia islamista. Ecco la tragica missione dell’Onu. Nel 2004 13 stati su 53 della fallita Commissione dei diritti umani dell’Onu erano “non liberi” o “parzialmente liberi”. Oggi sono 21 i paesi membri giudicati dittatoriali o autocratici dai quali arrivano ambasciatori dell’Onu, i personaggi più indesiderabili del pianeta. La gestione dell’ex-segretario generale Kofi Annan fu contrassegnata da corruzione, nepotismo e irresponsabilità politica. Il figlio Kojo era a libro paga della società che avrebbe dovuto controllare il programma iracheno Oil for Food. Fu lo scandalo più devastante per la credibilità delle Nazioni Unite che costò a Kojo la elezione a segretario. Fu scelto invece lo scellerato Ban Ki-moon e il giro delle parentele riprese. Sua figlia, Ban Hyun Hee, fu collocata nell’Unicef, suo genero, Siddarth Chatterjee, fu prima nominato capo dello staff dell’Onu a Baghdad, in seguito fu promosso alla guida dell’l’UNOPS, Ufficio delle Nazioni Unite per i servizi ed i progetti, che gestisce appalti miliardari con sede in Danimarca. E in Danimarca fu trasferita sua moglie. Read more »

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VARSAVIA OTTOBRE 1944: L’OSTENSORIO DEL MARTIRIO E DEL DOLORE

https://youtube.com/watch?v=miLV0o4AhE4varsavia

Nell’Ottobre 1944 aveva termine l’eroica rivolta di Varsavia. In memoria dei tanti che vi caddero affamati, assetati e traditi, mi pare atto di devozione richiamare alla memoria di quanti ne hanno raccolto solo frammenti di storia, i punti salienti di tale martirio.

Quando giunsi a Varsavia per la prima volta vi giungevo con un groppo in gola e una commozione inattesa assalito com’ero dai tanti ricordi nefasti che avevo appreso della tragica storia di quella città, martire durante la guerra della infame occupazione nazista e martire a guerra finita dell’atroce servaggio imposto dal comunismo. Mi commuoveva l’idea di poter finalmente visitare e rendere omaggio ai luoghi dove si era consumata tanta parte della ferocia umana. I resti nefasti di quelle due dittature si avvertivano da subito. Palazzi decrepiti, ancora con le ferite dei bombardamenti, portavano i segni di quella che un giorno era forse stata la loro sontuosa bellezza. Accanto a quei sepolcri di abitazioni si ergevano con una magniloquenza menzognera immensi caseggiati, testimoni di quella bugiarda ideologia comunista che aveva annientato la individualità e la personale capacità di ciascuno di creare e crescere, per essere fedele all’orrendo principio del tutto a tutti in nome di una sovranità dello Stato sul cittadino. Il triste paesaggio si modificava man mano che ci si addentrava nel centro della città. Piazze più ampie e ben curate, strade più ricche di negozi, alberghi con immense insegne luminose, facevano da corteo al nostro passaggio. Eppure in tanto sforzo di tornare a essere la città dello splendore descritta meravigliosamente dai dipinti di Jan Matejko, erano stati lasciati a memoria imperitura della tragedia vissuta gli immensi palazzi del periodo sovietico, vistose esibizioni di un potere ingordo e rapace. Errando per la città mi trovai di fronte alla Chiesa di Santa Croce una chiesa dalla facciata piccola ma arricchita da due superbi campanili. Appena entrato fui attirato dal canto di donna di una mestizia atroce ma dal palpito intenso. Una musica soggiogante nella sua struggente bellezza. Rimasi ad ascoltarla fino in fondo, fino a quando non venni a scoprire che si trattava della Preghiera Dolente (Sorrowful Songs) tratta dalla Sinfonia n.3 scritta nel 1976 da Henryk Gòrecki, un compositore polacco che aveva vissuto l’intera esperienza del ghetto e del martirio comunista. Nella sua eloquenza espressiva quella sinfonia riusciva a dare alla recente storia polacca un alone di eroica grandezza. Una grandezza non nella potenza degli imperi, ma una grandezza eroica nell’immensa tragedia che in modi e tempi differenti aveva colpito un popolo intero fino al suo annientamento. Di quella sinfonia scritta in memoria dell’Olocausto e delle vittime del comunismo, mi colpì il pianto affranto, singhiozzante della voce di una mamma che con struggente dolcezza si rivolgeva ad un’altra Mamma, implorando pietà per la povera nazione polacca. Uscii da quella chiesa dove tutte le risorse dello spirito erano state assorbite e raggiunsi lungo i viali delle Rimembranze il monumento agli Eroi della Rivolta di Varsavia Agosto-Ottobre 1944. Volti di giovani, di giovani donne con in braccio dei piccoli, volti di vecchi, parevano nel pieno del vigore insurrezionale, nel momento più alto della difesa non della vita ma della dignità. Poco distante c’erano ancora i binari originali dai quali partivano i treni per le deportazioni a Triblinka e ad Auschwitz. Un immenso carro in bronzo testimoniava il modo con cui quei poveri condannati venivano ammassati e deportati. Rimasi a riflettere. Riflessioni terribili al pensiero dei tanti e tanti ebrei scomparsi nei forni crematori, lasciati morire di fame e di stenti in capannoni fetidi, umiliati negli affetti, annientati come esseri umani, privati di ogni diritto anche di lacrime amiche. Mi chiedevo dove fosse stato lo Spirito di Dio in quei momenti, quale male avessero commesso tanti diseredati per meritare una sorte così atroce! Mi chiedevo cosa fosse stato quel popolo che si era elevato a giudice supremo della vita e della morte di un altro popolo!  Nella tormenta della memoria mi chiedevo come un intero popolo avesse potuto aderire con convinzione ed entusiasmo a una ideologia votata al sopruso e alla violenza e che avrebbe trascinato nel baratro l’Europa e il mondo. Così mi appariva sempre più chiara la vera natura del Terzo Reich: non l’ennesima incarnazione del male assoluto partorita dalle menti criminali di un folle e del suo manipolo di seguaci ma l’espressione della volontà di potenza di una comunità concreta e coesa di popolo che aveva evocato nella forma più acuta e funesta le potenzialità e i frutti dell’odio e della distruttività che albergavano in uno spirito di dominio e in una coscienza di superiorità. Quel parco delle Rimembranze a Varsavia, con i volti nobili e giovani scolpiti sulle stele del Monumento agli Eroi della Rivolta, mi apparve allora più che l’esaltazione di quegli Eroi, la denuncia alta e coraggiosa del volto inumano e nazista del popolo tedesco. Tuttavia Varsavia non era densa solo di memorie del periodo delle vergogne naziste. Aveva ancora i tantissimi segni di quello stupro della sovranità popolare che era stata l’alleanza con l’Unione Sovietica attraverso quell’abominevole, ributtante Patto grazie al quale fu concordata la non aggressione russo-tedesco del 1939. Read more »

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