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I DEMONI DEL MONDO ISLAMICO E I DEMONI DELL’OCCIDENTE

patria e onoreIl ragionamento riguarda lo stato di forma del nostro mondo e la sua intrinseca capacità di rispondere al terrore. Chi siano i terroristi è tragicamente chiaro. Ma noi, chi siamo? Quel cumulo stratificato di idee, tradizioni, concezioni di vita chiamato occidente, spazio imperfetto di convivenza di pretese assolute e pensieri relativi, si ritrova davanti a una domanda: abbiamo, noi, gli anticorpi idonei ad affrontare e sconfiggere l’ideologia di morte dello Stato islamico? Gli autori della strage di San Bernardino erano stranieri che avevano abbracciato i “nostri valori”. Ma se nel buio dell’interiorità avevano preferito al-Baghdadi al banchetto del Ringraziamento si pone la domanda se i “nostri valori” siano in grado di calarsi in quelle stanze interiori e offrire un’alternativa alle promesse apocalittiche del Califfato. Dalle reazioni registrate, dallo scrivere “non avrete il mio odio”, dal ricopiare “je suis Charlie”, si ha la percezione di una certa insufficienza di pensiero, un certo languore di fronte a un nemico che uccide e si uccide per realizzare il suo ideale totalizzante.

Non si tratta soltanto di aspettare che la storia faccia il suo corso, nella certezza che il Bene prevarrà sul Male. Si tratta di ricomprendere e riaffermare la natura dell’identità occidentale. Perché pur se non in pericolo di essere convertito all’islam, per resistere alla diffusione dell’ideologia dei terroristi, l’occidente deve riaffermare i suoi valori. Credo che la sfida più impegnativa e più vera stia nella capacità di affermare e difendere chi siamo.

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TERRORISMO ISLAMICO

isisGli avvenimenti di Parigi funesti e reiterati dal gennaio al tragico 13 novembre del 2015, le incursioni omicide nell’hotel Radisson a Mali, hanno reso attuali due domande: è possibile un dialogo con l’ISIS? E col dialogo è possibile una pace? La risposta è NO! La seconda domanda è come risolvere il problema dei terroristi islamici. Una risposta univoca e inoppugnabile non sembra esserci. Inoppugnabile è invece che la guerra di mare, di terra, di cielo non annienta il terrorismo. Uccide civili e militari, terroristi e uomini onesti, ma non annienta il terrorismo non eliminando le ragioni del suo insorgere e le mutazioni psicologiche che inducono diversi puri di spirito ad aderire a una dottrina di morte.

Due risposte che per essere comprese devono essere motivate e per motivarle occorre partire da un momento significativo della storia in Medio-Oriente. Lo farò cercando un linguaggio neutro ed evitando un taglio fazioso, seppure tutta la letteratura consultata, estesissima ma non convergente, non potrà che essere filtrata dalla mia sensibilità e dalla mia capacità di analisi.

La nascita di Israele e l’assassinio di al Sadat

La nascita di Israele nel 1948 quale attuazione della dichiarazione di Lord Balfour del 1917 e quale conseguenza della diaspora ebraica seguita all’Olocausto nazista, ebbe due effetti: la reazione dei palestinesi cui erano sottratti i territori destinati agli ebrei di nuovo insediamento e la formazione di gruppi islamici che temevano che quell’insediamento fosse l’inizio della de-islamizzazione dei territori occupati. Un processo che occorreva rendere impossibile. Ma le sconfitte subite dagli eserciti arabi nel 1967 nella Guerra dei Sei giorni tra Israele, Egitto, Giordania e Siria, avevano provato che la guerriglia e il terrorismo erano l’unica condotta di guerra che potesse rendere raggiungibile tale risultato. Gli attacchi terroristici dei palestinesi islamici contro Israele ebbero il loro momento di massima visibilità col massacro a Monaco di Baviera durante le olimpiadi del 1972. Un massacro che fece vittime, ma che non producendo alcuna vittoria contro Israele generò una crisi di fiducia nelle possibilità di sconfiggerlo. Una crisi solo in parte assorbita con la guerra del Kippur nel 1973 tra Egitto, Siria e Israele e con il successivo Trattato. Trattato con cui all’Egitto di Sadat Israele restituiva il Sinai occupato durante la Guerra dei Sei Giorni e permetteva la riapertura del canale di Suez, ottenendo in cambio la firma di una pace duratura. Per quel Trattato il prezzo pagato da Sadat fu altissimo: l’Egitto fu espulso dalla Conferenza Panislamica e lui stesso fu assassinato nel 1981 dalla jihad (guerra santa) islamica. Read more »

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