Skip to Content

archive

Monthly ArchivesMonthly Archives: gennaio 2016

post

La Rivoluzione Russa e il difficile cammino dalla arretratezza alla modernità

RIVOLUZIONE RUSSA

lenin repinLa Rivoluzione Russa fu uno degli eventi più densi di significato, più complessi e determinati del secolo XX a ragione delle cause che la determinarono e dell’impatto che ebbe sulla storia del mondo per oltre 70 anni. Fu un evento sociopolitico le cui radici erano state già poste dalla sciagurata politica del regime zarista, e il cui sviluppo fu condizionato non solo dalla situazione del paese, ma anche dalla partecipazione della Russia alla Grande Guerra del ’15-’18. Le alleanze, le attese e soprattutto le sconfitte che esasperarono le già fragili condizioni di vita di quell’oceano di genti ed etnie, fecero da amplificatore dei disagi e delle rivendicazioni. Fu un evento denso di avvenimenti che dal crollo del regime zarista dei Romanov, passando per una feroce guerra civile, si concluse con la formazione nel 1922 dell’Unione Sovietica, primo tentativo di applicazione delle teorie di Marx ed Engels.

Di questo evento di straordinaria importanza cercherò di riassumere le cause, lo sviluppo, i personaggi, gli effetti. E per comprendere la totalità degli eventi, i contrasti, le differenti finalità, la denominazione dei partiti conviene esordire con una premessa.

All’inizio del ‘900 in Russia esistevano tre partiti socialisti e un partito democratico.

Il partito Cadetto dei costituzionali democratici rappresentanti della borghesia.

I Socialisti Rivoluzionari, interessati al problema dei lavoratori rurali, miravano alla divisione del grande latifondo di proprietà della Chiesa e della Nobiltà, i due pilastri dell’autocrazia zarista.

I Socialisti Socialdemocratici, divisi in due correnti

- I Menscevichi riformisti disposti a collaborare con il Partito Cadetto dei borghesi poiché volevano realizzare una società progredita e industriale dalla quale fare emergere uno Stato socialista. Erano inoltre favorevoli alla continuazione della guera.

- I Bolscevichi, rivoluzionari, i quali ritenevano che la Russia potesse attuare una rivoluzione socialista anche partendo da condizioni arretrate quali erano quelle russe del 1917 e senza collaborare con i Partiti liberal democratici di matrice borghese. Erano favorevoli al porre termine alla guerra.

Read more »

Condividi con...Share on LinkedInTweet about this on TwitterShare on Google+Share on Facebook
post

DAL POLITEISMO PAGANO AL MONOTEISMO CRISTIANO E ISLAMICO

edittiI Concili, le Crociate, la Guerra dei Trent’Anni

Questo racconto storico troppo breve per coprire 13 secoli di storia, ha il solo obiettivo di rendere agevole e rapida la comprensione di eventi e dispute sulla natura del Cristianesimo e dei poteri dei suoi rappresentanti, che iniziati con gli editti degli Imperatori Costantino e Teodosio, dopo aver attraversato la lunga stagione delle Crociate contro gli arabi musulmani, si concluderanno con la Guerra dei Trent’Anni, ultimo atto delle guerre di religione e ragione prima delle Guerre di Successione.

Alla fine del III secolo venne realizzata un’importante riforma della funzione imperiale. Il potere non fu più in mano a un’unica persona, ma venne esercitato da un collegio composto da due Augusti e due Cesari (tetrarchia). Il territorio dell’impero fu diviso in due parti: Occidente e Oriente. Furono nominati un Augusto e un Cesare per l’Occidente e un Augusto e un Cesare per l’Oriente. Ciascun tetrarca scelse la propria residenza in una città diversa. Le due sedi imperiali in Occidente furono Treviri e Milano. Roma rimase la sede del solo Senato.

Nel 306 il generale Massenzio pretese di ripristinare la sede imperiale romana e con il suo esercito si proclamò capo incontrastato dell’Urbe, riempiendo il vuoto lasciato dai due tetrarchi d’Occidente ormai a Treviri e a Milano.

Nella primavera del 312 Costantino uno dei tetrarchi d’Occidente, affrontò Massenzio. Lo scontro decisivo avvenne nella Battaglia di Ponte Milvio.

Costantino vinse. Entrato in Roma come unico Augusto d’Occidente, celebrò il Trionfo, ma ormai convertito al Cristianesimo grazie soprattutto alla azione di sua madre Elena (sant’Elena), non salì il colle del Campidoglio, sede del tempio più sacro ai romani, non rimase a lungo a Roma ma  si recò a Milano (nel 313). A Milano firmò il famoso editto di tolleranza secondo cui ciascuno poteva praticare il proprio culto. I Cristiani fino ad allora perseguitati poterono così esprimersi e praticare il loro credo senza temere persecuzioni. L’editto di Costantino se liberò i cristiani dalla schiavitù delle catacombe, generò immensi problemi. Con esso si passava infatti da una sola religione politeistica, a due religioni diverse: politeistica quella pagana, monoteistica quella cristiana. Quest’ultima a sua volta imponeva per i cristiani una revisione degli stilemi di comportamento (atti, devozioni, riti, giorni sacri…), di cui la Chiesa di San Clemente a Roma è densa di testimonianze. In più richiedeva che tutta la massa di documenti, di leggende, di credi, fosse resa uniforme in oriente e in occidente e fosse rigorosamente condivisa. Di qui la esigenza di un concilio ecumenico. Il concilio si tenne in effetti nel 325 a Nicea, poco distante da Istanbul e fu l’importantissimo primo Concilio ecumenico del mondo cristiano.

Read more »

Condividi con...Share on LinkedInTweet about this on TwitterShare on Google+Share on Facebook
post

LA RIVOLUZIONE FRANCESE: la madre delle rivoluzioni

trasferimentoLA RIVOLUZIONE FRANCESE: INSORGENZA E DISSOLUZIONE

All’interno delle dinamiche politiche della Rivoluzione Francese sono ritrovabili le radici della dialettica tra democratici e liberali, e i molti meccanismi che con le loro giustificazioni teoriche hanno rappresentato il modello più immediato per la successiva elaborazione delle procedure democratiche contemporanee. Tuttavia, proprio taluni eccessi presenti nella Rivoluzione hanno portato a ripensare quei presupposti teorici, opponendoli criticamente a modelli diversi di partecipazione politica. La Rivoluzione Francese fu un tornante della Storia genitrice delle moderne democrazie con le loro virtù ma anche con le loro intrinseche infermità.

Prima degli Stati Generali

A motivo dell’impetuoso sviluppo economico favorito dalle scoperte scientifiche e che aveva permesso la formazione di ceti più esigenti e consapevoli, emersero la inadeguatezza dell’organizzazione dello Stato secondo i principi della monarchia assoluta e la necessità di adeguarlo alle nuove esigenze dei nuovi ceti. In aggiunta la situazione delle finanze a seguito del divario tecnologico della Francia con gli altri Paesi negli anni immediatamente precedenti la Rivoluzione era disastrosa. Tale situazione era caratterizzata da alto debito, bassa produttività, proprietà privata distribuita in maniera assai disomogenea tra il Clero che possedeva in misura dominante le ricchezze terriere, l’Aristocrazia improduttiva e assai costosa a motivo degli immensi privilegi di cui godeva e il cosiddetto Terzo Stato costituito da artigiani, piccoli proprietari terrieri e i nuovi ceti emergenti, su cui gravava la maggioranza del peso del debito e delle imposte. Si imponeva dunque l’esigenza di una riforma fiscale che intervenisse contro gli antichi privilegi detenuti dai primi due stati: l’Aristocrazia e il Clero.

L’unico organo dotato di autorità legittima sufficiente alla promulgazione della riforma fiscale già tentata senza successo dai ministri delle finanze Turgot e Colbert erano gli Stati Generali. Mai più convocati dal 1614 gli Stati Generali venivano ora invocati come sede di confronto e di decisione. L’operazione era tuttavia portatrice di gravi implicazioni politiche, tali da generare il malcontento dell’aristocrazia, del re e soprattutto dei ministri delle finanze, i quali temevano il confronto politico con i propri oppositori appartenenti ai ceti privilegiati.

Il conflitto tra ceti privilegiati e governo aveva origine in una esigenza più ampia, di natura costituzionale: i parlamenti locali si sentivano sempre più rappresentanti della nazione francese nel suo complesso e i sudditi rivendicavano per sé lo statuto di cittadini. Si percepiva insomma sempre più l’esigenza di un contratto che vincolasse il sovrano al paese e alle sue leggi, e sottraesse i Francesi all’arbitrio di un potere monarchico assoluto.  Non più il popolo soggetto al sovrano ma il sovrano soggetto alle leggi emanate dal popolo. Si trattava evidentemente di rivendicazioni che si muovevano in certa misura in continuità della tradizione contrattualistica moderna, ma che avevano nella loro oggettivazione storica un carattere originale, dal momento che contemporaneamente alla loro espressione si assisteva a una crescita dell’importanza politica dei ceti non privilegiati, fino a quel momento esclusi dalla possibilità di partecipare al dibattito politico. In un contesto del genere la rivendicazione della cittadinanza si trasformava, nelle attese del Terzo Stato, in una prospettiva nella quale tutti avrebbero potuto rappresentare ed essere rappresentati nelle istituzioni politiche e condizionare le attività del governo. Va sottolineato che il coinvolgimento del Terzo Stato fosse assolutamente strumentale alla tutela degli interessi del governo o della Aristocrazia. All’interno degli Stati Generali il supporto dei rappresentanti dei ceti non privilegiati poteva essere vitale per far prevalere le istanze dell’una o dell’altra parte. Restava però il fatto indiscusso del nuovo modo con cui il Terzo Stato era chiamato in causa: per la prima volta si faceva riferimento ad esso come ad un soggetto politico autonomo e significativo, consapevole del proprio peso economico e della propria rilevanza nel computo delle entrate fiscali dello Stato.

Read more »

Condividi con...Share on LinkedInTweet about this on TwitterShare on Google+Share on Facebook