Brexit on brandGli inglesi hanno votato contro la permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea e hanno decretato una svolta decisiva per la storia del continente. Forse hanno regalato a tutti l’opportunità di ripensare l’Europa alla luce dei tanti fallimenti registrati.
Gli inglesi hanno dimostrato con il loro voto l’insofferenza verso le élite, verso le oligarchie, verso gli striscianti monopoli finanziari ed economici. A costoro occorre essere grati per aver provato come la Storia non sia un processo ineluttabile cui adeguarsi, convinti e non convinti. Questa distorta visione serve solo a giustificare i piani di alcuni e a svilire la libertà di tutti. Non a caso alcuni ottimati come Napolitano, Monti, Prodi, hanno affermato che è privo di senso che le persone comuni, poco istruite, poco informate, possano decidere di temi tanto decisivi. Ma al di là di personaggi del genere, invasi dal narcisismo, dalla ipertrofia del loro sapere e della loro storia, la Brexit suona solenne come un rintocco a segnare che è giunta l’ora per ripensare l’Europa. Da cima a fondo. La considerazione più banale è che si è fatta l’Europa dell’economia, l’Europa della finanza, l’Europa del centralismo burocratico, ma non si è fatta l’Europa della politica estera, della difesa, della cultura. Non si è realizzata una Europa madre e maestra di Libertà. Quella Libertà di ogni singolo e di ogni popolo di fare della propria vita l’affresco che desidera. Sono venuti a crearsi invece circoli truffaldini i quali si sono resi conto di poter raggiungere i propri interessi minoritari convincendo la maggioranza dei cittadini che le loro libertà fossero in gioco, quando invece non lo erano.
Il risultato è stato lo scatenarsi di una forza altamente distruttiva della politica.
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