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Come correttamente rilevato da LIRICAMENTE a proposito della Tosca al Carlo Felice di Genova, Amarilli Nizza è una di quelle cantanti le quali cercando il personaggio negli anfratti della propria spiritualità, riescono a trasformare ogni interpretazione nella trasmigrazione del proprio essere nell’essere del personaggio. Di tanta meravigliosa capacità ne è stata testimonianza la monumentale interpretazione di Minnie data da Amarilli Nizza nella Fanciulla del West ad Amburgo. Interpretazione che come luce all’infrarosso nel buio, ha reso visibile ciò che solitamente rimane invisibile e ignorato. Lo sfondo fosco e grandioso di anime senza nome, di una natura selvaggia e inospitale, di climi inclementi, entro cui si muove la Fanciulla, assurge a una simbologia e acquista un contenuto etico, grazie al candore, al senso lirico del pudore e dell’amore espressi dal soprano.

I minatori senza nome e senza identità, massa di diseredati, sono i cercatori d’oro in quella lontana landa che è la California. Sono in cerca di una ricchezza che allevi le sofferenze della esistenza, disposti a una vita grama, in una comunità priva di ogni legge, attorno alla quale si aggirano bande di rapinatori e assassini alla ricerca della medesima ricchezza.  Vivono allo stato brado come esseri senz’anima, tra i quali qua e là traluce una umanità espressa dalla intensa nostalgia per la Mal terra natia, per la madre lontana che l’aspetta. Vivono di conflitti regolati da una giustizia primitiva fatta di crudeltà e di linciaggio. Non hanno casa, non hanno rifugi, non hanno luoghi in cui vivere alcuna intimità. L’unico punto di incontro è la Polka, un baracca bar, dove bevono, ridono, scherzano, giocano, schiamazzano, bestemmiano. Dove vivono il loro bizzarro destino in attesa di trovare e raccogliere un po’ di polvere d’oro.

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