vignetta m5s
Cari Amici, illustrare il baratro dei problemi su cui con sorniona indulgenza l’Italia crede di procedere speditamente, è materia tanto vissuta e tanto sofferta da non richiedere spiegazioni ulteriori. Il problema del lavoro anzitutto. Il lavoro come problema supremo non solo per chi lo ha, ma per chi lo cerca e non lo trova, per chi è sulla soglia per lasciarlo, per chi lo ha perduto e non ha né uno stipendio né una pensione. Tutto questo e tutte le nefandezze conseguenti, sono eventi tristi che assai spesso raggiungono la gravità di mali che appaiono incurabili. Mali che corrodendo indistintamente i poteri dello Stato e tutte le fasce sociali, richiedono interventi immediati e adeguati per essere curati. Denunciare una malattia per guarirne, è doveroso e sano. Ma denunciarla con veemenza, con furia distruttiva, con invettive e ingiurie, non è la giusta strada della guarigione. Eppure c’è un movimento, denso di livore e di odio, che si propone come la panacea di tutti i mali, insegue con impavida insolenza miRAGGI di salvataggi, propone assurdità in nome e per conto del bene del Popolo. Quel movimento è detto a 5 stelle. Ma cos’è il M5s? È una truffa o è un movimento salvifico che tutti può salvare dalla contaminazione del peccato? Il prossimo 13 gennaio la Consulta dovrà stabilire se una associazione non politica priva di statuto e i cui eletti rispondono non agli elettori ma a un blog di un comico non eletto, sia legittimata ad agire e ricoprire incarichi politici e istituzionali. Dovrà stabilire se un’azienda privata che vìola l’articolo della Costituzione in base al quale “ogni membro del Parlamento esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”, che si auto concede codici di comportamento, statuti e non-statuti, regolamenti e REGOLAMENTI, che si auto conferisce poteri che spettano ad altri organi della Repubblica, sia una generosa risorsa politica, oppure una malefica truffa da espellere dal circuito politico. Tuttavia pur ignorando le valutazioni dei giudici, la esistenza o meno della truffa grillina deve essere smentita sia come reato costituzionale sia per l’intrinseca indegnità politica. Il contratto firmato da Virginia Raggi, che prevede una penale da 150 mila euro in caso di tradimento del mandato, certificando che i candidati e gli eletti del M5S non possono esercitare le proprie funzioni senza vincolo di mandato, estendono ancor più il perimetro della truffa grillina. I tre pilastri sui quali in questi anni si è andata forgiando la maestà grillina – trasparenza, democrazia diretta, superiorità antropologica– alla prova di governo stanno sgretolandosi. Lo streaming è abolito, le decisioni sono prese nell’ombra tetra della Casaleggio Associati, le diverse correnti del movimento, decise a sbranarsi, sembrano gladiatori nel gran circo della politica, le votazioni on line sono consultazioni fittizie su decisioni già prese, la democrazia diretta è una democrazia eterodiretta da una società di consulenza, il principio dell’uno vale uno è stato sostituito dal principio dell’uno vale uno tranne se l’uno si chiama Grillo o Casaleggio, il sindaco che doveva rivoluzionare una capitale in sei mesi non è riuscita a nominare un capo di gabinetto, il principio dell’essere onesti, è diventato il canovaccio per una farsa di Grillo. Ecco che cosa è il M5S. Una truffa costituzionale, forse. O forse una truffa costituzionale e anche politica. Infatti il Movimento non è riuscito a esportare in nessun luogo in cui sta sperimentando la pratica di governo, la sua pulsione “rivoluzionaria”. Dove governano i Cinque stelle, le città non funzionano. E tra Roma, Parma, Livorno, Torino, Quarto, Pomezia non c’è un solo caso in cui i figli delle stelle sono riusciti a provare la loro immaginifica “superiorità antropologica”. E quando i giornali raccontano il disastro dei loro governi, i grillini reagiscono seguendo una logica perversa: rimproverano il Movimento non di essere una truffa politica e forse costituzionale ma di aver “tradito” i loro ideali. Ed ecco il mal perverso inganno dei grillini. Il loro problema, il problema di chi fonda la propria dottrina politica sulla trasparenza, la democrazia diretta, la superiorità etica, non è quello di aver tradito degli ideali, ma è quello di aver tradito gli elettori.
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