ALCIDE DE GASPERI
19 agosto 1954 – 19 agosto 2017
Di De Gasperi e del suo tempo si conservano sparse reliquie, del suo ruolo si conosce appena l’essenziale, ma sufficiente a ritenerlo l’architetto della Libertà e della Democrazia in Italia, come Cavour lo fu del Risorgimento. Architetto solitario che nella sua grandezza uscì di scena senza lasciar eredi. Come Cavour.
Il ricordo di De Gasperi, scomparso il 19 agosto 1954 fra amarezze e cocenti delusioni, è l’occasione che induce a riflettere sulla meravigliosa lezione del suo concetto di Democrazia incentrato sul principio di coalizione. La coalizione come pietra miliare della dinamica politica, la colazione che legittima e rafforza la leadership, la coalizione con cui si sostanzia e prende forma la proposta di governo, la coalizione infine che in forza della sua forza si fa istituzione, essa stessa.
Prima di De Gasperi nessuno aveva mai parlato di coalizione. Con De Gasperi essa assume una sacralità, un fondamento etico, una fascinosa attrazione che mai aveva posseduto. Il liberalismo giolittiano che pur aveva governato per oltre un decennio, fu figlio del trasformismo come necessità ma non come disegno. Sicché dopo la scellerata conclusione del Trattato di Versailles, cedendo alla disorganicità del gioco parlamentare e forte solo dell’abilità del capo dell’Esecutivo, aveva dovuto subire l’onta della spinta accentratrice e autoritaria di Mussolini. Ma caduto il fascismo, De Gasperi pensò che la competizione con il PCI, l’antagonista allora più forte e insidioso, richiedesse la formazione non di un generico e indistinto blocco moderato e genericamente anticomunista, ma di un’alleanza di forze democratiche forte, coesa, autorevole, in grado grazie alla sua autorevolezza di guidare il paese fuori dalla lacerante dialettica tra rivoluzione e reazione.
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