Skip to Content

archive

Monthly ArchivesMonthly Archives: settembre 2017

post

AIDA – Il trionfo dell’Amor patrio sull’Amore terreno

aida-bariAl Teatro Petruzzelli di Bari è andata in scena una rappresentazione di AIDA che lontana dagli stereotipi tradizionali dell’opera ne legittima una interpretazione inedita e forse più densa di significati. La scena essenziale nel ricreare le ambientazioni del tempo dei Faraoni, l’assenza di colori solari e sgargianti, la mancanza di sedie gestatorie, di sontuose vesti regali o sacerdotali, di qualunque orpello che riportasse alla memoria i segni del potere, una scena del trionfo nella quale il trionfatore è appena intravisto, prigionieri etiopi coperti più che vestiti, tutto lascia immaginare che la guerra non sia una guerra tra popoli, né una guerra calda, ma un conflitto assai diverso nella genesi seppure identico negli effetti. Il conflitto tra due diversi sentimenti di amore: l’amore umano, carnale, bruciante per un uomo e l’amore sacro, incontaminato e puro per la Patria. Sentimenti d’amore diversi che generano tuttavia in Aida patimenti non diversi. È lei che soffre per tutta la durata dell’opera. È lei l’eroina immolata per aver amato. È lei che dopo aver ascoltato la blasfema invocazione alla guerra contro il suo popolo, e l’augurio che vincitore sia l‘uomo che ama, subisce la beffa della sua rivale con la falsa notizia che costui è morto. È lei che subisce l’amara e feroce invettiva del padre che la offende e la rinnega, Non sei mia figlia! Dei Faraoni tu sei la schiava. È lei che si offre alla morte tante volte invocata quale ristoro al suo soffrir per un amore tremendo e fatal. È infine lei che entrata furtiva nella tomba che si apriva per Radamés, nel momento del trapasso e tra il triste tripudio dei sacerdoti, vede il ciel dischiudersi, il cielo nel quale ogni affanno cessa e comincia l’estasi di un immortale amor. La Morte desiderata per l’impossibilità di amare la Patria e il suo vincitore; la Morte affrontata con l’uomo amato seppure disonorato e condannato per alto tradimento, sancisce il trionfo di Aida.
È nella vittoria dell’Amor patrio sull’Amore terreno il vero trionfo in AIDA.
Read more »

Condividi con...Share on LinkedInTweet about this on TwitterShare on Google+Share on Facebook
post

Dal marxismo al monachesimo ortodosso

monachesimo-russo         Con Putin la Russia migra dal marxismo al monachesimo ortodosso

 Al culmine della Guerra fredda, i conservatori americani erano soliti etichettare l’Unione sovietica come “l’impero ateo” che sarebbe crollato perché aveva eliminato la religione. Due decenni dopo, è il Cremlino occupato da Putin, un ex ufficiale del Kgb, a lanciare l’identica accusa di ateismo agli Stati Uniti. “Molti paesi euro-atlantici hanno abbandonato le loro radici, compresi i valori cristiani”, ha detto infatti Putin. Gli ha fatto eco il patriarca della chiesa ortodossa, Kirill, il quale criticando le leggi europee che impediscono di portare simboli religiosi in pubblico, e definendo anticristiana e antireligiosa la direzione generale delle élite politiche occidentali, ha accusato l’occidente di essere impegnato a disarmare spiritualmente il popolo russo. Altre figure all’interno della chiesa moscovita sono andate persino oltre nel criticare l’occidente. L’arciprete Vsevolod Chaplin, addetto culturale della chiesa ortodossa, ha suggerito un paragone fra il moderno occidente e l’Unione Sovietica che giustiziò 200 mila fra sacerdoti e credenti tra il 1917 e il 1937. Migliaia di chiese vennero distrutte e quelle che riuscirono a sopravvivere vennero trasformate in magazzini, garage o musei.

russa2I primi dieci anni del potere di Putin sono stati pressoché privi di orpelli religiosi. Al Cremlino non si parlava mai di “valori” né si impartivano lezioni di morale all’occidente. I secondi dieci anni, sono stati invece all’insegna di una vera e propria “rivoluzione conservatrice” basata sulla rinascita della cultura ortodossa, isolata per secoli dalla civiltà europea e meno investita dal soffio di cattolicità portato dal Rinascimento e dall’Illuminismo. Dunque in nome della religione, in nome della Russia come “guardiana della cristianità” Putin è riuscito a costruire il suo ventennio al potere e a portare a compimento un progetto. Per lui, “la Russia è l’ultimo bastione della cultura europea, dei valori cristiani e della vera civilizzazione europea”. “I valori occidentali, dal liberalismo al riconoscimento dei diritti delle minoranze sessuali, dal protestantesimo alle prigioni confortevoli per gli assassini, suscitano in noi il sospetto, lo stupore e l’alienazione”, ha scritto il rettore dell’Accademia diplomatica del ministero degli Esteri russo e intellettuale putiniano. Secondo Maria Lipman, analista russa del Carnegie, con questa ideologia “il governo russo aizza la maggioranza conservatrice contro la minoranza liberale”. Secondo Tolstoj, “la Russia non è Europa”, ma “una distinta civiltà che non appartiene né all’occidente né all’oriente”. Che cosa intenda Putin per “cultura” lo ha spiegato la direttrice del giornale Kultura, un tempo progressista e oggi filo-conservatrice: “Il governo era solito finanziare un linguaggio sciocco, la pornografia e la stregoneria sotto forma di innovazione, fomentando l’immagine della Russia come un paese senza futuro”. Decisivo nel percorso culturale putiniano sono personaggi come Maxim Obukhov, fondatore e direttore del centro antiabortista. Gran parte dei fondi per le iniziative pro famiglia di Putin proviene da due oligarchi dalla marcata fede cristiana: Vladimir Yakunin, a capo delle ferrovie e Konstantin Malofeev, che vorrebbe lanciare in Russia una sorta di “Fox News Cristiana”. Il loro principale braccio politico è Elena Mizulina, che ha varato alcune leggi putiniane contro l’adozione di bimbi russi a coppie omosessuali occidentali e la “propaganda gay” in pubblico. Mizulina ha vietato le pubblicità delle cliniche dell’aborto in luoghi pubblici. Proprio Putin ha scommesso molto sulla riduzione dell’aborto, autorizzandolo solo fino alla dodicesima settimana di gravidanza, salvo alcune eccezioni. Anche in politica estera, Putin giustifica spesso le sue decisioni con riferimenti alla religione. Il New York Times ha scritto che una delle ragioni principali in grado di spiegare l’appoggio di Mosca al regime siriano di Assad è la posizione intransigente della chiesa ortodossa. Quando ha dovuto giustificare il sostegno a Damasco e spiegare che fine farebbero i cristiani se al posto di Assad prendesse il potere lo l’ISIS, il Patriarca Kirill ha evocato la rivoluzione bolscevica del 1917, con le sue sterminate “carcasse di chiese”. E prima ancora c’era stato il ruolo storico della Russia a difesa dei cristiani armeni contro i turchi musulmani filoamericani e dei cristiani serbi contro i bosniaci musulmani sostenuti dall’occidente. A giustificazione dell’invasione della Crimea, Putin ha detto che è “il nostro Monte del Tempio”, come la casa di Dio che sorge a Gerusalemme, cara a ebrei e islamici. Putin negli anni ha presieduto al grande revival del cristianesimo ortodosso. Stalin riuscì a eliminare la chiesa come istituzione pubblica. Ogni monastero e seminario venne chiuso. Con la caduta del comunismo nel 1991, la chiesa ha iniziato a ricostruire la sua vita istituzionale devastata. Il numero delle parrocchie è cresciuto dalle settemila di vent’anni fa alle trentamila di oggi. Molti osservatori ritengono che la Russia di Putin stia tornando al vecchio concetto bizantino in cui chiesa e stato collaborano. I critici sostengono che la chiesa sta godendo di una importanza immensa in cambio del sostegno a Putin. Non solo Putin e il primo ministro Medvedev, ma anche funzionari politici regionali e locali professano apertamente la loro fede ortodossa e compaiono accanto ai funzionari della chiesa nelle manifestazioni civili e religiose. La chiesa aspira a realizzare la “ri-cristianizzazione della nazione russa”. Ma molte indagini sociologiche hanno stabilito che la Russia è uno dei pochi paesi del mondo civilizzato in cui la religione sta diventando sempre più importante. A segnare la presidenza Putin sono i tour spirituali ai monasteri di Tikhvin, al monastero femminile di San Varlaam, a Khoutyn, sulla riva destra del fiume Volkhov. La partecipazione di Putin alla messa di Pasqua a Mosca è una presenza costante nel calendario televisivo. C’è poi il pellegrinaggio a Ekaterinburg, dove vennero giustiziati i Romanov. I maomettani, “non fanno altro nelle loro moschee che inchinarsi profondamente e sedersi per terra con le vesti slacciate, in mezzo a una tristezza e a un puzzo indescrivibili”; i cattolici hanno chiese e cerimonie modeste, “ingloriose”; nelle chiese dei Greci, invece, fra le loro cerimonie sublimi e i canti angelici sotto le volte coperte d’oro, “non si capisce nemmeno più se si è in cielo o in terra”. “La chiesa dell’antica Roma cadde per la sua eresia: le porte della seconda Roma, Costantinopoli, furono abbattute dalle asce degli Infedeli; ma la chiesa di Mosca splende più luminosa del Sole nell’intero universo. Tu sei la sovrana universale di tutto il popolo cristiano e devi tenerne le redini nel timore di Dio. Due Rome sono cadute, ma la terza si regge saldamente”. Fu allora che nacque il mito di Mosca nuova Roma e “fedele Gerusalemme”, come disse Tolstoj in “Guerra e pace”.

Condividi con...Share on LinkedInTweet about this on TwitterShare on Google+Share on Facebook