LA LETTERA DI DI MAIO A MACRONdi-maio
di-maiodi-maioChe Di Maio scrive a Macron ha l’amaro sapore di una beffa. Chi è Di Maio per scrivere a un Capo di Stato? È il capo di una formazione politica come in Italia ve ne sono a decine. Ma non tutti hanno l’ardente ardore di proporsi come il grillino quale nuova frontiera della Italia che viene e che sarà quella illuminata, equa, superba che fu secoli fa. In una smagliante accozzaglia di errori logici, di grammatica e lontanissimo dallo stile diplomatico imposto dai protocolli, il contenuto della missiva è la più esaltante ed eloquente enciclica sulla onesta nullità del candidato premier.
Scrive Di Maio: Egregio Signor Presidente! il Movimento 5 Stelle avrà modo di raccontarLe e spiegarLe cosa siamo davvero, cosa vogliamo e come vediamo il futuro dell’Europa e dell’Italia nello scenario internazionale. Probabilmente l’opinione che Lei si è venuto via via costruendo nei confronti della prima forza politica italiana è influenzata da una forte propaganda da parte di certo giornalismo e dalle cose che Le riferiscono i politici italiani che provengono dai partiti tradizionali, quegli stessi partiti che sono in crisi di rappresentanza in tutta Europa e che Lei ha sconfitto nettamente alle presidenziali del maggio scorso con una formazione giovanissima En Marche. Insomma se Macron si è fatta l’idea che il M5S è un movimento populista e sovranista è colpa dei cattivissimi giornalisti di regime. Aggiunge il delizioso candidato Il Movimento 5 Stelle è molto giovane, non ha gruppi di potere influenti alle spalle né rendite di posizione da proteggere. Ma solo pochi mesi fa, Grillo commentando la vittoria di Macron sul suo sacro blog, aveva regalato ai lettori questa meravigliosa profezia: L’Europa vedrà un altro governo delle banche“definendo Macron “manichino servente di una moneta impossibile”. Dopo la generosa retromarcia per convincere Macron del suo convinto europeismo, Di Maio affronta, con la prontezza e competenza che gli sono proprie, i temi delle politiche di bilancio. Scrive: Per quel che riguarda le politiche di bilancio, in particolare rispetto ai parametri di Maastricht e ai successivi regolamenti che caratterizzano la governance della moneta unica, il Movimento 5 Stelle ha una visione molto vicina a quella del Suo Paese. Con tale passaggio, la nullità del candidato premier raggiunge vertici mai esplorati. Come fa ad affermare quello che afferma se tutto il programma del M5S sull’Europa è farcito di antieuropeismo? Se Macron spinge per una maggiore integrazione, il M5S promette il referendum per smantellare l’euro, o in alternativa creare una seconda moneta. Eppure continua: Non abbiamo mai stigmatizzato, anzi abbiamo citato come buon esempio il persistente sforamento nel rapporto deficit/Pil che la Francia si è concessa negli anni per dare respiro a politiche di welfare e a investimenti produttivi. Due anni fa presentammo una legge di bilancio alternativa, la #finanziaria buona, che si basava sull’obiettivo di un rapporto tra disavanzo e ricchezza identico a quello francese del tempo. Che significa sforamento in italiano, lo sa Di Maio, in francese chi lo sa sarà sepolto nel Pantheon degli eroi della lingua francese. Sarà eterno anche per l’altra frase in cui si parla di rapporto tra disavanzo e ricchezza. Che cosa è questo rapporto? Se Di Maio pensa al limite del 3% di deficit sul PIL, ha aggiunto un’altra perla alla sua ignoranza. Infatti impegno di Macron è di scendere sotto la soglia del 3% per rispettare il patto di stabilità, dunque esattamente l’opposto di quello del M5S, entusiasta esultante per lo sforamento. Tutto questo basterebbe a catalogare il candidato premier come la forma degenerativa della intelligenza pensante. Ma non sazio di tante idiozie Di Maio aggiunge un’altra perla e afferma: L’Italia detiene almeno la metà del patrimonio culturale e artistico mondiale. Apprezziamo molto i nostri partner d’Oltralpe, popolo altrettanto ricco di tesori preziosi. Dunque se l’Italia detiene la metà del patrimonio artistico e altrettanto i partner francesi, la totalità del patrimonio mondiale è già il 100% in mano a due soli paesi. Ridere di tanta banalità sarebbe facile gioco se a pronunciare bestialità così evidenti in una forma così solenne, non fosse qualcuno che aspira a governare l’Italia non sapendo che i siti italiani inclusi dall’Unesco nel patrimonio mondiale dell’Umanità, sono 53 su circa 1000. Dunque il 5% e non il 50.
Passando a temi di politica industriale condivisibili Di Maio afferma di essere al lavoro per mettere a punto una politica economica e industriale “mission oriented”, mirante a proteggere gli asset, le imprese e le produzioni più importanti d’Italia. Al riguardo va ricordato che quando a luglio il governo italiano risolse la tensione dei cantieri di Saint Nazaire con un accordo ritenuto soddisfacente dalla Stx e Fincantieri, Di Maio sempre sul sacrissimo blog scrisse: bisogna reagire agli schiaffi dei francesi. Non ci restano più guance. Gentiloni, Padoan battete un colpo e fate rispettare il nostro Paese! Oppure fatevi da parte. E ancora a proposito del caso Telecom scriveva: come è possibile che Telecom non sia stata protetta ed eventualmente nazionalizzata? Per obbedire al mercato? La soluzione grillina era Non possiamo rinunciare a tutti gli specialisti del debito, ma a quelli francesi, sì. È sufficiente depennarli dalla lista. A quel punto i francesi potranno scegliere se il gioco vale la candela. Ecco, oggi invece di depennare le banche francesi Di Maio ispirato dalla divina provvidenza, questua un incontro, una indulgenza, sperando forse in un selfie da pubblicare sul sacrario del sacro blog.

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