migranti-2Vorrei tentare una lettura non polemica né politica e nemmeno storica della vicenda degli emigranti che divide gli italiani e inquina potentemente l’azione di altri governi interessati. Forse riusciremmo a superare il carico di odio in tema di politica delle navi ferme in mare aperto, e porti e frontiere chiusi, se riuscissimo a vedere quegli eventi con gli occhi della tragedia, nel senso di lamentazioni funeree sul destino di genti senza colpa né difese. Si è, infatti, di fronte a una tragedia che valica le volontà umane, le usa, le conduce a comportamenti dimentichi di ogni aspetto che possa dirsi umano. Una tragedia che non travolge solo i protagonisti ma investe i popoli, perché è la causa scatenante di una lotta fratricida, di vicini contro vicini, di amici di ieri che si scoprono oggi delatori, nemici mortali. Eppure, da bambini si viveva da fratelli, si giocava assieme. Spegniamo il sonoro delle passioni e delle ragioni, cerchiamo di scorgere nel silenzio quel cambio di scena che è la nascita della tragedia su ignare teste di uomini, donne e bimbi, che indossano salvagenti, si imbarcano su scialuppe e vanno incontro alla sorte o alla morte. Quando si sarà in grado di tradurre questa tragedia in un rito d’espiazione, si sarà forse vicini alla catarsi.

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