Skip to Content

archive

Monthly ArchivesMonthly Archives: giugno 2019

post

CONTE RISPONDE ALLA COMMISSIONE EUROPEA

Conte e la coraggiosa vocazione all’autodissolvimento in Europa

italia-vendesiL’Unione Europea chiede una risposta alla questione cruciale del debito italiano ormai oltre il livello di 1555,00 Mrd di euro, (gli zero virgola del sovrano Capitano valgono miliardi di euro: lo 0,1% vale 1,55 Mrd di euro, altro che i talleri o i fiorini di Salvini). La UE chiede dati e date, voci di costo da rivedere, promesse da rimodulare, inganni da svelare. E Conte, nostro avvocato del Popolo, con legulea maestria, risponde. Risponde non con precisi riferimenti alle voci di spesa da contenere, agli attuali valori del deficit, del debito, del PIL, della occupazione, del livello di tassazione, ma risponde con una analisi della situazione geopoltica del Mondo che è, e disegna il mondo che verrà. Le sei pagine della sua lettera sono pagine di somma letteratura, a leggere le quali ogni lettore sente la levità della ascensione verso regioni inesplorate della Storia e dello spirito, pur mancando nel testo la passione dottrinale delle lettere di San Paolo, l’inesausto scandaglio delle lettere di Seneca a Lucilio, il senso tragico e avvolgente delle lettere di Kafka al Padre. Ma dominano concetti di una bellezza recondita e affascinante.

Dice Conte:

lo scenario geostrategico appare mutato…..si prospettano nuove traiettorie demografiche, suscettibili di indirizzare il continente europeo verso una stagnazione secolare” E ancora “purtroppo è amaro constatare che l’uso spregiudicato del ruling, del patent boxes (1), e del “treaty shopping” (2) costituisce, ormai, pratica diffusa tra alcuni Stati membri dell’Unione.

L’Italia avverte invece con ferma determinazione, l’urgenza e la necessità di stimolare una discussione che miri a ridefinire la governance economica dell’Eurozona e dell’Unione dimostratasi inadeguata ad assolvere i compiti per i quali era stata pensata. È necessaria una profonda revisione, forse anche è necessara un’autentica conversione, delle regole euro-unitarie per pervenire a un sistema integrato di governo che possa perseguire effettivamente, in modo stabile e duraturo, il benessere economico e sociale dei popoli.

La scelta di limitare l’azione di governance all’esclusivo e rigoroso rispetto delle regole di bilancio, senza tenere conto dell’impatto sociale che tali determinazioni possono produrre sui cittadini degli Stati membri, si rivela drammaticamente controproducente, alimentando rancore e contribuendo, in misura significativa, ad allontanare le Istituzioni europee dalle tante periferie, non solo geografiche, del Continente”.

Bello. Bellissimo testo, da riportare nei libri di Storia se fosse il testo di un discorso di insediamento del Presidente della Commissione. Read more »

Condividi con...Share on LinkedInTweet about this on TwitterShare on Google+Share on Facebook
post

TIFARE O SCHIVARE I “MINIBOT”?

TIFARE O SCHIVARE I MINIBOT?

minibotTutto il frastuono in Parlamento e fuori sulla strepitosa invenzione del leghista Borghi sulla emissione di “miniBoT”, ha delle motivazioni condivisibili e richiama alla responsabilità di tutti averne scienza e conoscenza. Motivazioni condivisibili che sono da ricercare nei ritardi della Pubblica Amministrazione nel saldare i debiti nei confronti delle imprese, delle famiglie, dei liberi professionisti. Ritardi che raggiungono tempi geologici e che per chi attende i pagamenti diventano anche origine di fallimenti. Una impresa sollecitata a pagare i propri fornitori, ma priva della liquidità dei crediti vantati presso la PA e da questa non pagati, potrebbe imboccare l’iniquo sentiero del fallimento. La PA italiana è stata a più riprese, ripresa e sanzionata dalla CE per pagamenti dovuti e non effettuati nel termine massimo di 90 gg. Le ragioni sono diverse, alcune dovute alla infima produttività del personale addetto, altre alla selva di procedure da seguire, altre sono invece strutturali e legate alla differenza tra Bilancio dello Stato e Bilancio di una Impresa.

Il Bilancio dello Stato è di Cassa.

Il Bilancio di una Impresa o di un libero professionista è di Competenza.

Secondo il Bilancio di cassa il calcolo del reddito include solo la contabilizzazione delle entrate e delle uscite. Diversamente il principio di competenza impone di registrare costi e ricavi, nel periodo di imposta a cui si riferiscono, indipendentemente dal momento in cui i pagamenti sono effettuati.

I ritardi dei pagamenti della PA, sono dunque effetto non irrilevante della struttura del Bilancio di Cassa dello Stato, i cui debiti non rientrano nel conteggio del debito pubblico. Ritardare i pagamenti ritardando le uscite di cassa diventa pertanto la forma subdola per occultare debiti.

I “miniBoT” parrebbero essere una soluzione al gravissimo problema della insolvenza della PA. Ma cosa sarebbero i miniBoT, secondo la proposta avanzata dal leghosta Borghi?? Sarebbero moneta o titoli di credito, e dunque debito dell Stato, analoghi ai CCT, certificati di credito del tesoro (CCT) o analoghi ai Buoni del Tesoro Pluriennali (BTP)?

È noto che una moneta per essere tale deve:

  • essere circolante e trasferibile senza vincoli,

  • non avere scadenze,

  • essere un mezzo di pagamento al portatore,

  • essere una unità di conto, ovvero avere un valore,

  • essere coperta da riserve auree.

È anche noto che i BOT (Buoni Ordinari del Tesoro), sono titoli di debito pubblico con termine max di 12 mesi. Chi li acquista presta soldi allo Stato per un periodo di tempo definito, avendone in cambio interessi seppure diversi e inferiori, ad esempio, a quelli concessi ai BTP con scadenze pluriennali. A differenza della moneta, i titoli hanno dunque una scadenza, sono nominativi, e non sempre possono essere circolante. E i miniBoT cosa sarebbero?

  • I miniBoT sarebbero BOTdi piccolo taglio emessi per pagare i debiti contratti dalla PA con imprenditori, famiglie e altre categorie professionali;

  • a differenza dei BOT, che hanno un valore minimo di 1.000 euro i miniBoT avrebbero valore tra 5 e 100 euro;

  • non garantirebbero interessi ai possessori e non avrebbero una scadenza

  • sarebbero cartacei e non digitali

Così concepiti i miniBoT potrebbero diventare un sistema di pagamento alternativo a quello attuale con banconote. Il loro vantaggio sarebbe la loro creazione e diffusione totalmente controllate dallo Stato senza rischio di blocco esterno. Inoltre verrebbero assegnati senza alcuna formalità a tutti i creditori dello Stato disposti ad accettarli e permetterebbero di risarcire i risparmiatori colpiti dai crac delle banche e di pagare i crediti Iva a PMI e professionisti.

Se tali sono i miniBoT, sono essi titoli o una forma subdola di moneta parallela?

Purtroppo definire i “miniBoT” moneta oppure debito, sarebbe come chiedersi se una donna incinta sia donna o sia gravida. Secondo le definizioni della BCE, infatti, ogni moneta è contestualmente debito e titolo. Tuttavia se ogni moneta è un titolo non tutti i titoli sono moneta. Analogo paradigma della paternità: tutti i papà sono maschi ma non tutti i maschi sono papà.

Può quindi affermars che se non si possono considerare i miniBoT propriamente una moneta, non avendo scadenza, non essendo trasferibili ed essendo validi verso quanti li accettano, la loro emissione deve essere contabilizzata come debito.

Dunque i miniBoT sono nuovo debito pubblico, emesso in piccoli tagli cartacei, dati in pagamento definitivo dei debiti della PA ad attori economici privati che poi dovrebbero farne uso per pagarsi fra di loro.

Ma pagandosi come? Se essi fossero a corso legale e non si potesse rifiutarli in pagamento, sarebbero una riedizione dei biglietti di Stato e dunque illegali nel contesto dei Trattati.

Se fossero invece a corso volontario, utilizzati e accettati come strumento di pagamento solo da chi volesse, c’è da chiedersi chi li accetterebbe. Li accetterebbero coloro che li utilizzerebbero solo per pagare le tasse.

Dunque se i miniBoT avessero un corso legale, pur nominalmente uguali all’euro, varrebbero meno e darebbero luogo necessariamente a un mercato secondario in cui sarebbero venduti a sconto. Le monete parallele, soprattutto nella forma di contante, generano inesorabilmente mercati secondari. I debiti sarebbero pagati sì, ma con uno sconto ben più selvaggio di quello già pesante che viene offerto dal sistema bancario.

Se invece essendo a corso volontario, fossero accettati e utilizzati solo per pagare le tasse, si realizzerebbe una compensazione del tutto apprezzabile dal punto di vista dell’equità fiscale, ma a debito. Essa potrebbe essere invece realizzata direttamente senza bisogno di ricorrere a un circolante cartaceo, mediante compensazione diretta di debiti e crediti. Ciò che non aumenterebbe il debito pubblico, senza peraltro nemmeno diminuire il gettito fiscale.

Sarebbe molto più semplice immaginare uno strumento (controllato) di conversione in crediti fiscali dei crediti comerciali vantati nei confronti della PA, consentendo la circolazione degli stessi e la possibilità di compensarli con imposte e contributi correnti. Si tratterebbe di una sorta di “credito d’imposta PA”, che con una procedura guidata e controllata di affrancamento, attraverso cui le imprese potessero certificare i propri crediti verso la PA e, a precise condizioni, usufruirne come credito d’imposta. Stampare un titolo per effettuare una compensazione, rappresenterebbe una inutile e pericolosa macchinazione, specchio di un sistema viscido, più attento agli effetti mediatici e quindi politici, ma incapace perfino di immaginare la complicazione e i rischi che si celano dietro di essa per mirare a un obiettivo parimenti raggiungibile in modo più immediato e meno pomposo.

Dunque i miniBoT sarebbero moneta e sarebbero titoli. Nel primo caso sarebbero illegali stando i Trattati europei. Nel secondo caso sarebbero inutili e peggiorativi. Inutili, potendosi ricorrere alla compensazione per pagare le tasse, peggiorativi in quanto, contabilizzati come debito pubblico, porterebbero a un aumento del debito e non a una sua riduzione.

Condividi con...Share on LinkedInTweet about this on TwitterShare on Google+Share on Facebook
post

ll Barbiere di Siviglia – Il miracolo di un Genio

barbiereIl Barbiere di Siviglia di Rossini è il miracolo di un genio che sa trattare temi di impegno e analisi sociale con una musica densa di melodie giocose e vivaci, cui un insolito senso del ritmo e un magistrale impiego dei fiati trasmettono una allegrezza, una gioia esuberante di vivere nella pienezza dei sentimenti più infantilmente burloni: lo scherzo, il travestimento, il mutar di voci, la serenata d’amore, il far danaro prestandosi all’inganno ruffiano. Eppure in tale sontuoso monumento musicale si intravedono spunti amari di un mondo disfatto che perduto i riferimenti di un potere assoluto e indiscusso è in cerca di nuovi ordini sociali.

Una nobiltà caduta e un’altra ansiosa di ascendere, una chiesa rappresentata nella sua forma più immorale e risibile, una gendarmeria corrotta che del suo potere abusa per gli interessi amorosi di un rappresentante dell’alta borghesia, sono gli interpreti di quel mondo in disfacimento che tra isterismi e frastuoni tenta una restaurazione di valori. Sopra tale mondo si eleva, nella freschezza della sua giovinezza e nell’ansia del suo amore, un personaggio a suo modo docile, obbediente, casto ma all’occasione forte e vendicativo. È Rosina, innamorata di un certo giovine di cui ignora la nobiltà, e a sua volta attesa quale sposa da un signorotto in disgrazia che pone in atto ogni raggiro pur di sposarla e goderne l’eredità.

Rosina fanciulla priva di privilegi di nobiltà ereditata e per questo tenuta quasi in ostaggio, è il simbolo di una società che lontana dagli ardimenti sanguinosi delle rivoluzioni, cerca di sottrarsi alla vigilanza oppressiva e interessata del suo tutore e di realizzare il sogno d’amore con sotterfugi e piccole menzogne, ma senza violenza e senza spargimenti di sangue. Capace di decidere, resistere e vincere, è la rappresentazione della sapienza innata della donna, del potere fondamentale, primordiale e attrattivo di cui la natura l’ha dotata nella sua istintiva sensualità e dunque il punto di fuga di tutta l’opera, cui convergono tutte le trame, le inutili precauzioni, le finzioni e le proibizioni. Rosina è un saggio complesso ed esuberante di esplorazione ed evoluzione psicologica, monumento assoluto nella letteratura operistica. La interpretazione di una ragazza docile e remissiva, scaltra e innamorata, capace di affrontare situazioni buffe e paradossali, ma anche soavi momenti di tenerezza e dolcezza, richiede una personalità di interprete che sappia scolpire il tutto tondo del personaggio con una dovizia di voce, una espressività, un dominio del palcoscenico, assolutamente superlativi.

Condividi con...Share on LinkedInTweet about this on TwitterShare on Google+Share on Facebook