pd-pd

Tornando al voto, la vittoria di Salvini sarebbe quasi certa. E sarebbe la vittoria del Salvini umiliato ampiamente al Senato dallo splendido ed ispirato discorso di Conte il 20 agosto 2019, e sbeffeggiato al Parlamento Europeo il 13 maggio 2017 da ben tre interventi di burrasca ampiamente documentati. Eppure esiste l’alternativa di una diversa maggioranza parlamentare in un Parlamento in cui la Lega è ancora debole.

Non votare vuol dire avere un governo nella piena potestà di evitare le clausole di salvaguardia e l’aumento dell’IVA.

Non votare vuol dire aver un governo nella facoltà di redigere un DEF 2020-2022, ed evitare il ricorso all’esercizio provvisorio.

Non votare vuol dire essere presenti alle riunioni preparatorie per l’assunzione dei pieni poteri da parte della nuova Commissione a inizio novembre.

Eppure entro questa crisi vi sono stati strani sintomi di una ragione assonnata o aggredita da una follia collettiva: strani incantesimi che spingevano individui pensanti a fare scelte assurde e autolesioniste, in nome di interessi personali o di partito. Interessi occultati da indefiniti principi, e scelte per nulla attente alle esigenze della comunità e rispettose dei valori istituzionali. Il ritorno al voto era invocato da Salvini ancora convinto di essere dominus della politica italiana e unico leader. L’ha creduto quando ha deciso di formare il governo insieme al M5S. L’ha creduto cannibalizzandone l’azione politica. L’ha creduto trasformando le elezioni europee in un referendum sulla sua figura. Lo ha creduto ancora decidendo di investire tutto il consenso accumulato dalla Lega, per assicurarsi con “impudenza istituzionale” come l’ha definita Conte, tutti i poteri attraverso il voto.

Forse la voglia di Salvini di un ritorno alle urne era farsa e falsa, e che il suo fosse semplicemente un bluff ottimamente congegnato, per dominare definitivamente il governo a suo piacimento. Un bluff che poteva permettersi, perché era l’unico che dal voto avrebbe guadagnato; un bluff perché l’alleanza con i pentastellati era stata l’alchimia perfetta per governare facendo crescere il proprio consenso, grazie all’imperizia politica dei colleghi pentastellati e al gioco truffaldino del “vorrei ma me lo impediscono”. Gioco insano e vergognoso interno alla maggioranza, utile a ridurre tutta la dialettica all’interno del solo governo, e utile a minimizzare gli spazi di manovra dell’opposizione in Parlamento. Read more »

Condividi con...Share on LinkedInTweet about this on TwitterShare on Google+Share on Facebook