Il riformismo come metodo e come obiettivo

craxi-renziNel 1978 Berlinguer, affermò di ritenere “ancora valida e vivente” la lezione di Lenin, che aveva elaborato “una vera teoria rivoluzionaria, andando oltre la ortodossia dell’evoluzionismo socialista” progettando una nuova versione del comunismo, che distinto dalla socialdemocrazia portasse alla uscita dalla economia del mercato. Craxi che di Berlinguer aveva una stima per l’onestà intellettiva, ma di cui non condivise nulla, rispose che “leninismo e pluralismo sono termini antitetici” e che invece “la democrazia presuppone l’esistenza di una pluralità di centri di potere in competizione e concorrenza tra loro”. Quando Berlinguer immaginò di affrontare il problema della inflazione attraverso l’austerità e le riduzione dei consumi, Craxi rispose auspicando una maggiore produttività del sistema industriale. Quando Berlinguer si fermò alla sociologia delle classi sociali, quella ingannevole sociologia ereditata da Marx, Craxi, e come Renzi oggi fu il primo, a riconoscere i cambiamenti in corso nella società italiana, la nascita di un nuovo ceto medio impegnato nei servizi, la trasformazione di tanti operai in artigiani e piccoli imprenditori. Fu il primo a individuare la necessità di aggiornare la missione del socialismo per favorire non solo la emancipazione di una classe ma la emancipazione dell’intera società. E proprio perchè la società non era una entità immobile ma in costante mutazione, riconosceva la necessità di una democrazia capace di decidere, una Costituzione che prevedesse la elezione diretta del capo dello Stato come rafforzamento della sovranità popolare. Read more »

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