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Autore: Manlio Mirabile

L’ ONESTA ENCICLICA DELLA NULLITÀ DEL GRILLISMO

LA LETTERA DI DI MAIO A MACRONdi-maio
di-maiodi-maioChe Di Maio scrive a Macron ha l’amaro sapore di una beffa. Chi è Di Maio per scrivere a un Capo di Stato? È il capo di una formazione politica come in Italia ve ne sono a decine. Ma non tutti hanno l’ardente ardore di proporsi come il grillino quale nuova frontiera della Italia che viene e che sarà quella illuminata, equa, superba che fu secoli fa. In una smagliante accozzaglia di errori logici, di grammatica e lontanissimo dallo stile diplomatico imposto dai protocolli, il contenuto della missiva è la più esaltante ed eloquente enciclica sulla onesta nullità del candidato premier.
Scrive Di Maio: Egregio Signor Presidente! il Movimento 5 Stelle avrà modo di raccontarLe e spiegarLe cosa siamo davvero, cosa vogliamo e come vediamo il futuro dell’Europa e dell’Italia nello scenario internazionale. Probabilmente l’opinione che Lei si è venuto via via costruendo nei confronti della prima forza politica italiana è influenzata da una forte propaganda da parte di certo giornalismo e dalle cose che Le riferiscono i politici italiani che provengono dai partiti tradizionali, quegli stessi partiti che sono in crisi di rappresentanza in tutta Europa e che Lei ha sconfitto nettamente alle presidenziali del maggio scorso con una formazione giovanissima En Marche. Insomma se Macron si è fatta l’idea che il M5S è un movimento populista e sovranista è colpa dei cattivissimi giornalisti di regime. Aggiunge il delizioso candidato Il Movimento 5 Stelle è molto giovane, non ha gruppi di potere influenti alle spalle né rendite di posizione da proteggere. Ma solo pochi mesi fa, Grillo commentando la vittoria di Macron sul suo sacro blog, aveva regalato ai lettori questa meravigliosa profezia: L’Europa vedrà un altro governo delle banche“definendo Macron “manichino servente di una moneta impossibile”. Dopo la generosa retromarcia per convincere Macron del suo convinto europeismo, Di Maio affronta, con la prontezza e competenza che gli sono proprie, i temi delle politiche di bilancio. Scrive: Per quel che riguarda le politiche di bilancio, in particolare rispetto ai parametri di Maastricht e ai successivi regolamenti che caratterizzano la governance della moneta unica, il Movimento 5 Stelle ha una visione molto vicina a quella del Suo Paese. Con tale passaggio, la nullità del candidato premier raggiunge vertici mai esplorati. Come fa ad affermare quello che afferma se tutto il programma del M5S sull’Europa è farcito di antieuropeismo? Se Macron spinge per una maggiore integrazione, il M5S promette il referendum per smantellare l’euro, o in alternativa creare una seconda moneta. Eppure continua: Non abbiamo mai stigmatizzato, anzi abbiamo citato come buon esempio il persistente sforamento nel rapporto deficit/Pil che la Francia si è concessa negli anni per dare respiro a politiche di welfare e a investimenti produttivi. Due anni fa presentammo una legge di bilancio alternativa, la #finanziaria buona, che si basava sull’obiettivo di un rapporto tra disavanzo e ricchezza identico a quello francese del tempo. Che significa sforamento in italiano, lo sa Di Maio, in francese chi lo sa sarà sepolto nel Pantheon degli eroi della lingua francese. Sarà eterno anche per l’altra frase in cui si parla di rapporto tra disavanzo e ricchezza. Che cosa è questo rapporto? Se Di Maio pensa al limite del 3% di deficit sul PIL, ha aggiunto un’altra perla alla sua ignoranza. Infatti impegno di Macron è di scendere sotto la soglia del 3% per rispettare il patto di stabilità, dunque esattamente l’opposto di quello del M5S, entusiasta esultante per lo sforamento. Tutto questo basterebbe a catalogare il candidato premier come la forma degenerativa della intelligenza pensante. Ma non sazio di tante idiozie Di Maio aggiunge un’altra perla e afferma: L’Italia detiene almeno la metà del patrimonio culturale e artistico mondiale. Apprezziamo molto i nostri partner d’Oltralpe, popolo altrettanto ricco di tesori preziosi. Dunque se l’Italia detiene la metà del patrimonio artistico e altrettanto i partner francesi, la totalità del patrimonio mondiale è già il 100% in mano a due soli paesi. Ridere di tanta banalità sarebbe facile gioco se a pronunciare bestialità così evidenti in una forma così solenne, non fosse qualcuno che aspira a governare l’Italia non sapendo che i siti italiani inclusi dall’Unesco nel patrimonio mondiale dell’Umanità, sono 53 su circa 1000. Dunque il 5% e non il 50.
Passando a temi di politica industriale condivisibili Di Maio afferma di essere al lavoro per mettere a punto una politica economica e industriale “mission oriented”, mirante a proteggere gli asset, le imprese e le produzioni più importanti d’Italia. Al riguardo va ricordato che quando a luglio il governo italiano risolse la tensione dei cantieri di Saint Nazaire con un accordo ritenuto soddisfacente dalla Stx e Fincantieri, Di Maio sempre sul sacrissimo blog scrisse: bisogna reagire agli schiaffi dei francesi. Non ci restano più guance. Gentiloni, Padoan battete un colpo e fate rispettare il nostro Paese! Oppure fatevi da parte. E ancora a proposito del caso Telecom scriveva: come è possibile che Telecom non sia stata protetta ed eventualmente nazionalizzata? Per obbedire al mercato? La soluzione grillina era Non possiamo rinunciare a tutti gli specialisti del debito, ma a quelli francesi, sì. È sufficiente depennarli dalla lista. A quel punto i francesi potranno scegliere se il gioco vale la candela. Ecco, oggi invece di depennare le banche francesi Di Maio ispirato dalla divina provvidenza, questua un incontro, una indulgenza, sperando forse in un selfie da pubblicare sul sacrario del sacro blog.

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SOCIALISMO E COMUNISMO, MARX E LENIN

24 Ottobre 1917 – 24 Ottobre 2017

i-lavori-forzatiNell’ottobre di 100 anni fa, dalla Russia, la Rivoluzione bolscevica irrompeva sulla scena internazionale come una dichiarazione di guerra lanciata contro la civiltà liberale e le sue conquiste: la proprietà privata, la libertà individuale, la democrazia parlamentare, la laicità dello Stato. Mentre l’Europa sembrava impegnata a suicidarsi in un bagno di sangue, una élite di asceti leninisti proclamava di aver trovato il metodo per rovesciare con la violenza il capitalismo profetato dai classici del socialismo scientifico. Iniziava così la tragica epopea della Rivoluzione Socialista mondiale la cui sfolgorante ambizione era “la liberazione di tutto il mondo proletario e di tutti i Paesi oppressi”. L’annuncio era esaltante. Per generazioni, i socialisti erano stati educati all’idea “che la dissoluzione della società capitalistica fosse ormai imminente” e che “la creazione di una nuova forma di società, centrata sull’unico piano di produzione e di distribuzione, fosse ormai inevitabile”; erano stati educati a raffigurarsi la transizione dal capitalismo al collettivismo come “una guerra civile prolungata” che si sarebbe conclusa comunque con l’abbattimento dello Stato borghese e il trionfo del proletariato rivoluzionario. Tuttavia la maggioranza di loro convinti che la democrazia inborghese fosse un valore da difendere, non si riconobbe nel nuovo regime che i bolscevichi leninisti avevano cominciato a costruire. L’idea fondamentale dei bolscevichi era infatti fondata sul convincimento che la costruzione del comunismo esigesse l’instaurazione di una dittatura terroristica. “Terrore contro i controrivoluzionari. Guerra e morte ai ricchi, agli intellettuali borghesi. E alla chiesa ortodossa, sostegno spirituale delle classi reazionarie, confisca dei tesori con l’energia più selvaggia e impietosa”. Neanche dopo la fine della guerra civile, Lenin rinunciò allo sterminio di classe. “Dobbiamo tornare al terrore. Al terrore economico”. E coerentemente con la sua concezione della rivoluzione come istaurazione del terrore, nel maggio del 1922 fece redigere il nuovo codice penale nel quale fosse illustrata l’essenza, giustificato il terrore, definiti la sua necessità e i suoi limiti. E al compagno Stalin scrisse: “Noi purificheremo la Russia attraverso la <purga permanente>”. Quella purga che sarà il Grande Terrore e che con tremenda furia omicida si abbatterà su milioni di innocenti. Sarà la Grande Menzogna nascosta dietro “la dittatura del proletariato” e resa possibile dall’illimitato potere del Partito bolscevico. Tragedia immane! Eppure mentre il sadismo dei gesuiti del terrore si scatenava in forme raccapriccianti, il loro capo descriveva orgogliosamente la “gigantesca macchina attraverso la quale la Storia stava trasformando l’umanità”.
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LA INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DI BERSANI

bersani
In un bel giorno del 2013, proprio il giorno in cui Bersani descriveva il M5s come argine alla deriva populista e nazionalista, i grillini ponevano in atto l’assalto squadrista al Parlamento. Alla Camera i loro deputati irrompevano nell’Ufficio di presidenza, facevano sospendere la seduta per protestare contro i vitalizi, mentre fuori i militanti arringati dai casti Dibba e Di Maio partecipavano alla manifestazione contro i privilegi della casta. La insostenibile leggerezza di Bersani, fu la insipienza vanitosa e irresponsabile della sua analisi politica. Secondo la quale “i 5S tengono in stand-by il sistema. Ma se alle prossime elezioni s’indebolissero, arriverebbe una robaccia di destra”. In questo senso l’analisi del padre ignobile del partito nato dalla scissione del Pd, coincise perfettamente con quella di Beppe Grillo: il M5s fu un argine al populismo, un presidio contro quella destra che avanzava nel mondo e nelle democrazie occidentali e che Bersani aveva definito “la mucca nel corridoio”.

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AIDA – Il trionfo dell’Amor patrio sull’Amore terreno

aida-bariAl Teatro Petruzzelli di Bari è andata in scena una rappresentazione di AIDA che lontana dagli stereotipi tradizionali dell’opera ne legittima una interpretazione inedita e forse più densa di significati. La scena essenziale nel ricreare le ambientazioni del tempo dei Faraoni, l’assenza di colori solari e sgargianti, la mancanza di sedie gestatorie, di sontuose vesti regali o sacerdotali, di qualunque orpello che riportasse alla memoria i segni del potere, una scena del trionfo nella quale il trionfatore è appena intravisto, prigionieri etiopi coperti più che vestiti, tutto lascia immaginare che la guerra non sia una guerra tra popoli, né una guerra calda, ma un conflitto assai diverso nella genesi seppure identico negli effetti. Il conflitto tra due diversi sentimenti di amore: l’amore umano, carnale, bruciante per un uomo e l’amore sacro, incontaminato e puro per la Patria. Sentimenti d’amore diversi che generano tuttavia in Aida patimenti non diversi. È lei che soffre per tutta la durata dell’opera. È lei l’eroina immolata per aver amato. È lei che dopo aver ascoltato la blasfema invocazione alla guerra contro il suo popolo, e l’augurio che vincitore sia l‘uomo che ama, subisce la beffa della sua rivale con la falsa notizia che costui è morto. È lei che subisce l’amara e feroce invettiva del padre che la offende e la rinnega, Non sei mia figlia! Dei Faraoni tu sei la schiava. È lei che si offre alla morte tante volte invocata quale ristoro al suo soffrir per un amore tremendo e fatal. È infine lei che entrata furtiva nella tomba che si apriva per Radamés, nel momento del trapasso e tra il triste tripudio dei sacerdoti, vede il ciel dischiudersi, il cielo nel quale ogni affanno cessa e comincia l’estasi di un immortale amor. La Morte desiderata per l’impossibilità di amare la Patria e il suo vincitore; la Morte affrontata con l’uomo amato seppure disonorato e condannato per alto tradimento, sancisce il trionfo di Aida.
È nella vittoria dell’Amor patrio sull’Amore terreno il vero trionfo in AIDA.
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Dal marxismo al monachesimo ortodosso

monachesimo-russo         Con Putin la Russia migra dal marxismo al monachesimo ortodosso

 Al culmine della Guerra fredda, i conservatori americani erano soliti etichettare l’Unione sovietica come “l’impero ateo” che sarebbe crollato perché aveva eliminato la religione. Due decenni dopo, è il Cremlino occupato da Putin, un ex ufficiale del Kgb, a lanciare l’identica accusa di ateismo agli Stati Uniti. “Molti paesi euro-atlantici hanno abbandonato le loro radici, compresi i valori cristiani”, ha detto infatti Putin. Gli ha fatto eco il patriarca della chiesa ortodossa, Kirill, il quale criticando le leggi europee che impediscono di portare simboli religiosi in pubblico, e definendo anticristiana e antireligiosa la direzione generale delle élite politiche occidentali, ha accusato l’occidente di essere impegnato a disarmare spiritualmente il popolo russo. Altre figure all’interno della chiesa moscovita sono andate persino oltre nel criticare l’occidente. L’arciprete Vsevolod Chaplin, addetto culturale della chiesa ortodossa, ha suggerito un paragone fra il moderno occidente e l’Unione Sovietica che giustiziò 200 mila fra sacerdoti e credenti tra il 1917 e il 1937. Migliaia di chiese vennero distrutte e quelle che riuscirono a sopravvivere vennero trasformate in magazzini, garage o musei.

russa2I primi dieci anni del potere di Putin sono stati pressoché privi di orpelli religiosi. Al Cremlino non si parlava mai di “valori” né si impartivano lezioni di morale all’occidente. I secondi dieci anni, sono stati invece all’insegna di una vera e propria “rivoluzione conservatrice” basata sulla rinascita della cultura ortodossa, isolata per secoli dalla civiltà europea e meno investita dal soffio di cattolicità portato dal Rinascimento e dall’Illuminismo. Dunque in nome della religione, in nome della Russia come “guardiana della cristianità” Putin è riuscito a costruire il suo ventennio al potere e a portare a compimento un progetto. Per lui, “la Russia è l’ultimo bastione della cultura europea, dei valori cristiani e della vera civilizzazione europea”. “I valori occidentali, dal liberalismo al riconoscimento dei diritti delle minoranze sessuali, dal protestantesimo alle prigioni confortevoli per gli assassini, suscitano in noi il sospetto, lo stupore e l’alienazione”, ha scritto il rettore dell’Accademia diplomatica del ministero degli Esteri russo e intellettuale putiniano. Secondo Maria Lipman, analista russa del Carnegie, con questa ideologia “il governo russo aizza la maggioranza conservatrice contro la minoranza liberale”. Secondo Tolstoj, “la Russia non è Europa”, ma “una distinta civiltà che non appartiene né all’occidente né all’oriente”. Che cosa intenda Putin per “cultura” lo ha spiegato la direttrice del giornale Kultura, un tempo progressista e oggi filo-conservatrice: “Il governo era solito finanziare un linguaggio sciocco, la pornografia e la stregoneria sotto forma di innovazione, fomentando l’immagine della Russia come un paese senza futuro”. Decisivo nel percorso culturale putiniano sono personaggi come Maxim Obukhov, fondatore e direttore del centro antiabortista. Gran parte dei fondi per le iniziative pro famiglia di Putin proviene da due oligarchi dalla marcata fede cristiana: Vladimir Yakunin, a capo delle ferrovie e Konstantin Malofeev, che vorrebbe lanciare in Russia una sorta di “Fox News Cristiana”. Il loro principale braccio politico è Elena Mizulina, che ha varato alcune leggi putiniane contro l’adozione di bimbi russi a coppie omosessuali occidentali e la “propaganda gay” in pubblico. Mizulina ha vietato le pubblicità delle cliniche dell’aborto in luoghi pubblici. Proprio Putin ha scommesso molto sulla riduzione dell’aborto, autorizzandolo solo fino alla dodicesima settimana di gravidanza, salvo alcune eccezioni. Anche in politica estera, Putin giustifica spesso le sue decisioni con riferimenti alla religione. Il New York Times ha scritto che una delle ragioni principali in grado di spiegare l’appoggio di Mosca al regime siriano di Assad è la posizione intransigente della chiesa ortodossa. Quando ha dovuto giustificare il sostegno a Damasco e spiegare che fine farebbero i cristiani se al posto di Assad prendesse il potere lo l’ISIS, il Patriarca Kirill ha evocato la rivoluzione bolscevica del 1917, con le sue sterminate “carcasse di chiese”. E prima ancora c’era stato il ruolo storico della Russia a difesa dei cristiani armeni contro i turchi musulmani filoamericani e dei cristiani serbi contro i bosniaci musulmani sostenuti dall’occidente. A giustificazione dell’invasione della Crimea, Putin ha detto che è “il nostro Monte del Tempio”, come la casa di Dio che sorge a Gerusalemme, cara a ebrei e islamici. Putin negli anni ha presieduto al grande revival del cristianesimo ortodosso. Stalin riuscì a eliminare la chiesa come istituzione pubblica. Ogni monastero e seminario venne chiuso. Con la caduta del comunismo nel 1991, la chiesa ha iniziato a ricostruire la sua vita istituzionale devastata. Il numero delle parrocchie è cresciuto dalle settemila di vent’anni fa alle trentamila di oggi. Molti osservatori ritengono che la Russia di Putin stia tornando al vecchio concetto bizantino in cui chiesa e stato collaborano. I critici sostengono che la chiesa sta godendo di una importanza immensa in cambio del sostegno a Putin. Non solo Putin e il primo ministro Medvedev, ma anche funzionari politici regionali e locali professano apertamente la loro fede ortodossa e compaiono accanto ai funzionari della chiesa nelle manifestazioni civili e religiose. La chiesa aspira a realizzare la “ri-cristianizzazione della nazione russa”. Ma molte indagini sociologiche hanno stabilito che la Russia è uno dei pochi paesi del mondo civilizzato in cui la religione sta diventando sempre più importante. A segnare la presidenza Putin sono i tour spirituali ai monasteri di Tikhvin, al monastero femminile di San Varlaam, a Khoutyn, sulla riva destra del fiume Volkhov. La partecipazione di Putin alla messa di Pasqua a Mosca è una presenza costante nel calendario televisivo. C’è poi il pellegrinaggio a Ekaterinburg, dove vennero giustiziati i Romanov. I maomettani, “non fanno altro nelle loro moschee che inchinarsi profondamente e sedersi per terra con le vesti slacciate, in mezzo a una tristezza e a un puzzo indescrivibili”; i cattolici hanno chiese e cerimonie modeste, “ingloriose”; nelle chiese dei Greci, invece, fra le loro cerimonie sublimi e i canti angelici sotto le volte coperte d’oro, “non si capisce nemmeno più se si è in cielo o in terra”. “La chiesa dell’antica Roma cadde per la sua eresia: le porte della seconda Roma, Costantinopoli, furono abbattute dalle asce degli Infedeli; ma la chiesa di Mosca splende più luminosa del Sole nell’intero universo. Tu sei la sovrana universale di tutto il popolo cristiano e devi tenerne le redini nel timore di Dio. Due Rome sono cadute, ma la terza si regge saldamente”. Fu allora che nacque il mito di Mosca nuova Roma e “fedele Gerusalemme”, come disse Tolstoj in “Guerra e pace”.

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