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CULTURA E FEDE NELLA RUSSIA DI PUTIN

ilya-glazunov-the-market-of-our-democracy-1999La politica estera di un paese è fortemente influenzata dalla propria storia, dalla propria cultura, dalle tradizioni, dagli usi, dalla psicologia prevalente nella nazione.

A Mosca, è troppo recente il ricordo della contrapposizione tra la quella che allora era l’Unione sovietica e l’occidente che significava, soprattutto, la Nato. Come vi furono forti timori nei paesi europei per la minaccia costituita dal Patto di Varsavia, così vi furono gravi preoccupazioni nel popolo russo che temeva l’attacco dell’Alleanza atlantica per distruggere la patria del socialismo. L’adesione alla Nato di paesi in passato alleati della Russia ha significato per Mosca e per il popolo russo l’irruzione occidentale nella sua area di influenza, l’avanzata dell’Alleanza atlantica verso est, il ridimensionamento in senso punitivo dell’ex grande potenza sovietica, l’erosione progressiva dei suoi domini. Una sorta di tardiva punizione per non aver combattuto la Guerra fredda ma esserne stata sconfitta. Una sconfitta che l’orgoglio russo che aveva vinto l’armata di Napoleone e annientato le divisioni di Hitler non ha mai accettato.

La perdita di un impero rappresenta un forte trauma nella coscienza di ogni popolo, ma specialmente nella coscienza dei russi, che hanno un senso di patriottismo radicato, profondo, eroico, in misura sconosciuta ai paesi europei. Gli allargamenti a est della Nato e dell’Unione europea hanno creato disagio, disorientamento, frustrazione che Putin incarna ed esprime con un senso insolito di umanità, consapevole che il suo popolo gli chiede di riscattare l’orgoglio perduto. Tutti gli studiosi della recente storia russa concordano nel ritenere che i russi riconoscono a Putin il suo impegno per preservare l’identità culturale della Russia. Il popolo russo ha uno straordinario legame con la propria terra che chiamano Santa Madre Russia. E al legame con la terra fanno riferimento con le icone delle Madonne Nere, il colore della fertile terra. Perchè nella nazione russa il sentimento religioso ha una straordinaria rilevanza.

La religione ortodossa è uno dei fattori fondamentali su cui si è edificata la storia russa negli ultimi mille anni, pur se 70 anni, dalla Rivoluzione bolscevica del 1917 all’avvento di Mikhail Gorbachev, nel 1985, i governi di Stalin, di Chruscev, di Breznev hanno fortemente combattuto la fede cattolico-ortodossa. In quei 70 anni il Patriarcato ha rappresentato la continuità della storia russa ed è stato il custode della identità nazionale. Il Patriarca è da molti visto quale rappresentante della vita nazionale e dell’idea dell’unità nazionale e religiosa. La chiesa ortodossa è molto sensibile a tutto ciò che può disgregare l’unità russa e l’Ucraina, culla della religiosità russa, che aspira a europeizzarsi confluendo nell’Unione europea e nella Nato, è considerata una dolorosa minaccia, che disperde le origini della fede ortodossa. La chiesa ortodossa ebbe un ruolo di straordinaria rilevanza durante la II Guerra Mondiale. Quando ormai le divisioni tedesche erano a pochi chilometri da Mosca, Stalin comprese che per ottenere la vittoria doveva riuscire a coinvolgere totalmente il popolo in un immane sforzo: la guerra patriottica. Quanto forte sia tuttora il ruolo della Chiesa lo si può anche evincere dal discorso tenuto nel gennaio 2015 dal Patriarca di Mosca, Kirill, che, per la prima volta parlando davanti alla Duma, ha tenuto uno storico, splendido, luminoso discorso sull’importanza dei valori cristiani. Ha esortato a non farsi affascinare dai falsi miti, attrarre dai modelli edonistici delle società occidentali, perseverare invece nella difesa della Patria e della sua identità nazionale, pilastri fondamentali del paese, che unico in Europa tende invece a non rifuggire dalla idea dello stato-nazione. Patriottismo e religione sono così fortemente legati da creare nei russi quella particolare consapevolezza della propria unicità pur nella propria diversità. Il patriottismo russo è una sorta di misterioso principio religioso nel quale i russi credono e che costituisce la profonda realtà della loro psicologia nazionale. Una realtà non recente ma che ha radici nella storia del paese che seppe rendere Mosca la terza città sede del cristianesimo, la Terza Roma. Terza dopo la seconda quale nel 330 d.C. l’imperatore Costantino volle Costantinopoli. L’idea di Mosca come Terza Roma ebbe fortuna sin dall’antica Russia zarista. Dopo pochi anni dalla conquista di Costantinopoli da parte di Maometto II (sovrano dell’Impero Ottomano) nel 1453, Mosca fu denominata Terza Roma. L’idea si sviluppò durante il regno di Ivan III, Gran Duca di Mosca, che sposato alla nipote dell’ultimo imperatore di Costantinopoli ne reclamò l’eredità storica, religiosa e imperiale della città. Idea rimasta nel tempo, avallata anche dalla presenza a Mosca di patriarchi della religione ortodossa, presenza cui devesi l’ostilità storica tra russi e turchi da cui ebbero origine tante guerre. Una lambì anche l’Italia con la partecipazione voluta da Cavour alla guerra in Crimea nel 1853, resa celebre dalla battaglia della Cernaia in cui si distinse il Gen. Alfonso La Marmora.

russia eternaPutin non può permettere il suo indebolimento. La sua eventuale inerzia dinanzi alle decisioni di Kiev di occidentalizzarsi avrebbe rappresentato un vulnus al grande sforzo che ha avviato su due fronti: la ricostruzione della nazione russa e il riappropriarsi di un ruolo primario nel sistema internazionale. Le grandi tensioni che attraversano la società russa sono iconograficamente rappresentate da due grandi dipinti di un pittore contemporaneo, Ilya Glazunov. Il primo dipinto, “Il mercato della nostra democrazia”, è l’iconografia della Russia di oggi: oligarchi, prostitute, poveri senza tetto, la Nato, la violenta criminalità, la droga, i traffici illeciti, la svendita del paese. Nel secondo dipinto, “La Russia eterna”, appaiono scrittori, santi, patriarchi, zar, eroi del lavoro, scienziati e una grande icona della Vergine. Sono la rappresentazione più efficace e commovente del lacerante contrasto tra la società odierna e i sentimenti atavici dell’animo russo. Putin ha un forte senso della Russia, esprime il nazionalismo patriottico profondamente ferito dalla perdita della grandezza dell’ex Unione sovietica e mira a ricompattarne il popolo intorno a una ridefinita identità della nazione, nella quale il senso della religione è valorizzato e non ostacolato. In tale sforzo andrebbe favorito e non sanzionato. 

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IDENTITA’ e IMPEGNO

bandiera italianaNello spazio ARTIFICIO, uno spazio nuovo nel cuore di Roma, la esposizione di ANGELO CORTESE “La Repubblica delle arti” è bellezza visiva e con la felice intuizione del tema scelto, ispirato ai 150 anni della Unità d’Italia, fonte ristoratrice di riflessioni.
I quadri non sono né numerati né intitolati, quasi a rappresentare i diversi tasselli di un unico immenso quadro che racconta la storia e la grandezza della Bandiera Italiana. I tre colori della speranza, del candore, dell’eroismo, sono infatti ricorrenti e coniugati con sfumature cromatiche differenti, talvolta ostacolate da grate, tal’altra perforate da chiodi, oggetti contundenti, tal’altra ancora attraversati da reticolati a maglie strette. E’ la rappresentazione del cammino impervio che la Bandiera Italiana e con essa la Nazione Italiana hanno attraversato per raggiungere la forma compiuta e definitiva. Si legge dentro tali tasselli un mondo interiore, un senso di nostalgia, di qualcosa di desiderato e mai compiutamente raggiunto.
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Roma, al tempo di Caravaggio

Il barocco liberale

caravaggioChe il barocco, e il barocco romano, non fossero espressione di una retorica vuota di senso e soprattutto di etica mi era da tempo noto. Ma non potevo immaginare che la Roma barocca potesse essere il luogo dove è nata la modernità, e forse anche se non la laicità almeno il relativismo. Pensieri così balzani sono venuti in mente visitando la bellissima mostra su “Roma al tempo di Caravaggio” allestita a Palazzo Venezia. Le opere esposte coprono un periodo di ca. 40 anni, attraversati da Pontefici sommi, quali Clemente VIII Aldobrandini, Paolo V Borghese, Gregorio XIV Boncompagni, Urbano VIII Barberini. Con l’Anno Santo del 1600 “il papato cattolico celebrava la riconquista del suo predominio dopo la grande paura luterana”, spiega il catalogo Skira, e Roma “diventava la capitale culturale d’Europa, popolandosi di migliaia di artisti provenienti dall’Italia e dalle grandi nazioni del Vecchio continente, Spagna, Francia, Germania, le Fiandre, i Paesi Bassi”.

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Scuderie del Quirinale 2010

I pittori del Risorgimento “1861”

Melanconica narrazione dell’epopea Unitaria d’Italia

risorgimentoProtagonista del Risorgimento, Garibaldi è protagonista anche della splendida Mostra “1861” alle Scuderie del Quirinale. Si eleva nella imponenza della sua bellezza nel magnifico ritratto di Silvestro Lega, dal quale si coglie una personalità che senza imporre l’autorità, invita alla sottomissione e sollecita il rispetto. Si eleva rispetto a tutti gli altri protagonisti raffigurati nei quadri, ma con essi condivide lo sguardo, anche nel ritratto di Lega. Uno sguardo rivolto verso il basso, verso qualcosa di invisibile o forse inesistente. Verso qualcosa di remoto. Non è lo sguardo di un guerriero, ma lo sguardo di un malinconico. Uno sguardo, in questo bel ritratto di bell’uomo, persino più triste dello sguardo dipinto da un altro pittore patriota, Gerolamo Induno, nella “Discesa d’Aspromonte”. La ragione va forse cercata nella immensità di dolori e miserie che insieme a eroici episodi segnarono tutto il percorso del Risorgimento, e che infusero nei pittori una malinconia rassegnata e quasi abulica.

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Affascinante mostra a Palazzo Venezia

Il POTERE e la GRAZIA

potere e grazia

Una mostra per tutti, credenti e non credenti che sentono il fascino della storia dei rapporti tra Cesare e Dio, Impero e Cristianesimo, tra Stato e Chiesa, nella raffigurazione narrativa di Maestri sommi. Opere immortali di Mantegna, Tiziano, Caravaggio, Tiepolo, Van Eyck , Memmling, Altdorfer, Lorenzetti, Beccafumi, Luca Giordano, Guido Reni e pezzi non facilmente visibili, come il “San Nicola arcivescovo di Mira” proveniente dal museo Tret’jakov di Mosca, sono esposti con cura e analisi storica e stilistica da lasciare i visitatori assorbiti in rarefatte atmosfere meditative. Ma al di là della sommità degli autori e della qualità delle opere, la mostra è affascinante nella sua intenzione di ripercorrere sentieri di fede ignorati e trasmettere certezze non accolte da tutti.

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