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TIFARE O SCHIVARE I “MINIBOT”?

TIFARE O SCHIVARE I MINIBOT?

minibotTutto il frastuono in Parlamento e fuori sulla strepitosa invenzione del leghista Borghi sulla emissione di “miniBoT”, ha delle motivazioni condivisibili e richiama alla responsabilità di tutti averne scienza e conoscenza. Motivazioni condivisibili che sono da ricercare nei ritardi della Pubblica Amministrazione nel saldare i debiti nei confronti delle imprese, delle famiglie, dei liberi professionisti. Ritardi che raggiungono tempi geologici e che per chi attende i pagamenti diventano anche origine di fallimenti. Una impresa sollecitata a pagare i propri fornitori, ma priva della liquidità dei crediti vantati presso la PA e da questa non pagati, potrebbe imboccare l’iniquo sentiero del fallimento. La PA italiana è stata a più riprese, ripresa e sanzionata dalla CE per pagamenti dovuti e non effettuati nel termine massimo di 90 gg. Le ragioni sono diverse, alcune dovute alla infima produttività del personale addetto, altre alla selva di procedure da seguire, altre sono invece strutturali e legate alla differenza tra Bilancio dello Stato e Bilancio di una Impresa.

Il Bilancio dello Stato è di Cassa.

Il Bilancio di una Impresa o di un libero professionista è di Competenza.

Secondo il Bilancio di cassa il calcolo del reddito include solo la contabilizzazione delle entrate e delle uscite. Diversamente il principio di competenza impone di registrare costi e ricavi, nel periodo di imposta a cui si riferiscono, indipendentemente dal momento in cui i pagamenti sono effettuati.

I ritardi dei pagamenti della PA, sono dunque effetto non irrilevante della struttura del Bilancio di Cassa dello Stato, i cui debiti non rientrano nel conteggio del debito pubblico. Ritardare i pagamenti ritardando le uscite di cassa diventa pertanto la forma subdola per occultare debiti.

I “miniBoT” parrebbero essere una soluzione al gravissimo problema della insolvenza della PA. Ma cosa sarebbero i miniBoT, secondo la proposta avanzata dal leghosta Borghi?? Sarebbero moneta o titoli di credito, e dunque debito dell Stato, analoghi ai CCT, certificati di credito del tesoro (CCT) o analoghi ai Buoni del Tesoro Pluriennali (BTP)?

È noto che una moneta per essere tale deve:

  • essere circolante e trasferibile senza vincoli,

  • non avere scadenze,

  • essere un mezzo di pagamento al portatore,

  • essere una unità di conto, ovvero avere un valore,

  • essere coperta da riserve auree.

È anche noto che i BOT (Buoni Ordinari del Tesoro), sono titoli di debito pubblico con termine max di 12 mesi. Chi li acquista presta soldi allo Stato per un periodo di tempo definito, avendone in cambio interessi seppure diversi e inferiori, ad esempio, a quelli concessi ai BTP con scadenze pluriennali. A differenza della moneta, i titoli hanno dunque una scadenza, sono nominativi, e non sempre possono essere circolante. E i miniBoT cosa sarebbero?

  • I miniBoT sarebbero BOTdi piccolo taglio emessi per pagare i debiti contratti dalla PA con imprenditori, famiglie e altre categorie professionali;

  • a differenza dei BOT, che hanno un valore minimo di 1.000 euro i miniBoT avrebbero valore tra 5 e 100 euro;

  • non garantirebbero interessi ai possessori e non avrebbero una scadenza

  • sarebbero cartacei e non digitali

Così concepiti i miniBoT potrebbero diventare un sistema di pagamento alternativo a quello attuale con banconote. Il loro vantaggio sarebbe la loro creazione e diffusione totalmente controllate dallo Stato senza rischio di blocco esterno. Inoltre verrebbero assegnati senza alcuna formalità a tutti i creditori dello Stato disposti ad accettarli e permetterebbero di risarcire i risparmiatori colpiti dai crac delle banche e di pagare i crediti Iva a PMI e professionisti.

Se tali sono i miniBoT, sono essi titoli o una forma subdola di moneta parallela?

Purtroppo definire i “miniBoT” moneta oppure debito, sarebbe come chiedersi se una donna incinta sia donna o sia gravida. Secondo le definizioni della BCE, infatti, ogni moneta è contestualmente debito e titolo. Tuttavia se ogni moneta è un titolo non tutti i titoli sono moneta. Analogo paradigma della paternità: tutti i papà sono maschi ma non tutti i maschi sono papà.

Può quindi affermars che se non si possono considerare i miniBoT propriamente una moneta, non avendo scadenza, non essendo trasferibili ed essendo validi verso quanti li accettano, la loro emissione deve essere contabilizzata come debito.

Dunque i miniBoT sono nuovo debito pubblico, emesso in piccoli tagli cartacei, dati in pagamento definitivo dei debiti della PA ad attori economici privati che poi dovrebbero farne uso per pagarsi fra di loro.

Ma pagandosi come? Se essi fossero a corso legale e non si potesse rifiutarli in pagamento, sarebbero una riedizione dei biglietti di Stato e dunque illegali nel contesto dei Trattati.

Se fossero invece a corso volontario, utilizzati e accettati come strumento di pagamento solo da chi volesse, c’è da chiedersi chi li accetterebbe. Li accetterebbero coloro che li utilizzerebbero solo per pagare le tasse.

Dunque se i miniBoT avessero un corso legale, pur nominalmente uguali all’euro, varrebbero meno e darebbero luogo necessariamente a un mercato secondario in cui sarebbero venduti a sconto. Le monete parallele, soprattutto nella forma di contante, generano inesorabilmente mercati secondari. I debiti sarebbero pagati sì, ma con uno sconto ben più selvaggio di quello già pesante che viene offerto dal sistema bancario.

Se invece essendo a corso volontario, fossero accettati e utilizzati solo per pagare le tasse, si realizzerebbe una compensazione del tutto apprezzabile dal punto di vista dell’equità fiscale, ma a debito. Essa potrebbe essere invece realizzata direttamente senza bisogno di ricorrere a un circolante cartaceo, mediante compensazione diretta di debiti e crediti. Ciò che non aumenterebbe il debito pubblico, senza peraltro nemmeno diminuire il gettito fiscale.

Sarebbe molto più semplice immaginare uno strumento (controllato) di conversione in crediti fiscali dei crediti comerciali vantati nei confronti della PA, consentendo la circolazione degli stessi e la possibilità di compensarli con imposte e contributi correnti. Si tratterebbe di una sorta di “credito d’imposta PA”, che con una procedura guidata e controllata di affrancamento, attraverso cui le imprese potessero certificare i propri crediti verso la PA e, a precise condizioni, usufruirne come credito d’imposta. Stampare un titolo per effettuare una compensazione, rappresenterebbe una inutile e pericolosa macchinazione, specchio di un sistema viscido, più attento agli effetti mediatici e quindi politici, ma incapace perfino di immaginare la complicazione e i rischi che si celano dietro di essa per mirare a un obiettivo parimenti raggiungibile in modo più immediato e meno pomposo.

Dunque i miniBoT sarebbero moneta e sarebbero titoli. Nel primo caso sarebbero illegali stando i Trattati europei. Nel secondo caso sarebbero inutili e peggiorativi. Inutili, potendosi ricorrere alla compensazione per pagare le tasse, peggiorativi in quanto, contabilizzati come debito pubblico, porterebbero a un aumento del debito e non a una sua riduzione.

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SALVINI-DI MAIO-CONTE – LA SOVRANA TROIKA NOSTRANA

  • Risultato immagine per DI MAIO CONTE SALVINI

E ORA?
Occorre riconoscere che la Costituzione italiana garante di una democrazia fondata sui partiti, redatta in un tempo assai lontano nel quale la stratificazione della società, il grado di alfabetizzazione, il numero di abitanti, la presenza di etnie esterne, le diseguaglianze tra regione e regione, erano assi differenti da quelli attuali, ha provato la sua inidoneità a gestire il nuovo ed è degenerata nella deriva di una Costituzione fondamento di uno Stato rivelatosi gravemente infermo. Uno Stato dal sistema politico-istituzionale frammentato, lordo di governi deboli, incapaci di governare, causa e fonte della consociazione partitocratica che unita alla sua perversione di attore dell’economia, ha provocato l’esplosione della spesa pubblica improduttiva, dato i natali a una pubblica amministrazione inefficiente, a corporazioni iperprotette e a sacche di privilegio. Uno Stato entro cui è venuto affermandosi un rapporto tra politica e classi dirigenti, secondo cui la classe politica è divenuta, ed è stata percepita, come la ragione prima di ogni problema nazionale. La magistratura si è elevata al ruolo di sua Grande Inquisizione e la grande stampa della lotta contro di essa, ne ha fatto un fatto quotidiano. I cambi di maggioranza non sono stati più narrati come normali passaggi in una democrazia dell’alternanza, ma come rovesciamenti nei quali il popolo gustava la rivincita sui politici corrotti. Il sistema politico-istituzionale è finito per essere rappresentato come malsano esempio di democrazia populista e illiberale.

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L’ITALIA DEI “NO” E LA CONTEMPLAZIONE DELLA POVERTÀ

no olimpiadiDopo il NO alle Olimpiadi di Roma, ultimo in ordine di tempo ma non di importanza, è legittimo domandarsi quale sia il prezzo che stia pagando l’Italia dei “NO”. I NO diventati uno stato d’animo, un modo di essere, un’abitudine, un paradigma, un comportamento obbligato, meccanico e automatico.

I 5 stelle sono solo una parte di questa Italia ghiacciata che ossequia le “cose come stanno”, che vegeta nella stasi, che ristagna nella illusione che se non cresce il PIL crescono i voti, che abbraccia il populismo come grammatica della stagnazione. I grillini coi loro no, rappresentano l’avanguardia di un esercito mesto, privo di coraggio e di iniziativa nel quale militano la quasi totalità dei sedicenti ambientalisti, una porzione consistente della sinistra paleolitica, burocratica e opportunista, e una destra populista e sfascista. E’ l’Italia paralizzata che confonde l’opposizione con il divieto di ogni cambiamento, di ogni opera, di ogni riforma, di ogni realizzazione. Nella concupiscenza e nella ostentazione del Potere, per dire no alle Olimpiadi i grillini hanno dismesso il mantra dell’antiausterity e rispolverato improbabili abiti di passati regimi con l’argomento “non vogliamo, con le Olimpiadi, aumentare i debiti”. È doloroso constatare tanta incompetenza economica, addobbata di rigore, parsimonia, saggezza nella gestione delle risorse pubbliche e onestà. Cosa è infatti un debito quando si parla di opere pubbliche? Per un liberale, nel bilancio pubblico, l’errore non è il debito, ma come esso può essere ripagato. Ripagato generando reddito che ne consente il servizio o ripagato attraverso spesa pubblica futura che invece lo innalzerebbe? Costruire una piscina che serve un pubblico che paga, genera reddito che ripaga il debito. All’opposto i debiti ripagati dalla spesa pubblica sono debiti sbagliati in quanto generano altro debito. Il demagogico “reddito di cittadinanza” proposto dal M5S, che studiato a fondo si rivela un sussidio a perdere, è un debito che non genera crescita, dilapida risorse e si fa perpetuo.

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LA DIVERSA ANTROPOLOGIA DEL MERIDIONE D’ITALIA

il meridioneSi va diffondendo nelle regioni meridionali una specie di ostilità nei confronti dell’innovazione, della industrializzazione, dell’approvvigionamento energetico. A Napoli in un contesto di confusa rivendicazione autonomistica, si proclama la rivolta contro il risanamento e la riconversione dell’area di Bagnoli. In Puglia ci si oppone alle trivellazioni in mare, in Basilicata a quelle sul terreno, in Sardegna si impedisce persino l’installazione delle pale eoliche. Purtroppo non trattasi di un movimento che riguarda solo strati marginali o di emarginati. I vescovi si sono espressi in modo categorico contro le trivellazioni e molti sindacalisti e intellettuali si esercitano nella descrizione di “modelli” alternativi. Il fenomeno non appare nuovo se si ripensa alle scellerate campagne contro i termovalorizzatori. Allora assessori della giunta napoletana guidata dalla illuminata Rosa Russo Iervolino vollero partecipare a proteste di piazza sfociate in violenze urbane, antesignane di quelle accadute nei giorni scorsi con assessori della irreprensibile giunta De Magistris. Continua a leggere.. »

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IL DELIRANTE CALVARIO GRECO

Cantami o Diva….

greciaParlare della Grecia e del suo calvario impone percorsi logici assai impervi, per l’intrecciarsi di ideologie, di comportamenti, di impegni sottoscritti e da rispettare, di visioni diverse che i diversi paesi hanno dell’Europa e dell’euro, di rancori storici mai sopiti e ricorrenti, dell’UE così come è concepita, per il connubio deleterio di politica e finanza, di finanza ed economia. Il groviglio di interessi dei paesi e dei loro diritti, la necessità di rinunciare alla sovranità nazionale e il bisogno ineludibile di demandarla almeno in parte a organismi sovranazionali, gli egoismi nazionalistici vissuti e interpretati in modo differente dai differenti partiti, tutto contribuisce a descrivere un quadro vischioso in cui l’errore è assai più probabile della saggezza, l’egoismo più affascinante della solidarietà, il populismo più agevole e in apparenza eroico rispetto al rispetto degli accordi.

Per capire la Grecia comunque occorre esordire col tentativo di capire l’Europa.

L’Europa è un’Unione di stati liberi che vi aderiscono per convinzione e per convenienza; non c’è nessun Iraq, o Siria, o Afghanistan in Europa, nei Trattati non v’è alcun progetto di costruzione di uno stato. L’Europa non vota la fiducia ai governi, ma sono i debitori che devono conquistarsi la fiducia dei creditori. I contenziosi vanno risolti da istituzioni economiche e non in sede politica. Essa ha bisogno di maggior e non minore flessibilità, priva come è di una clausola di uscita che permetta ai mercati e non alla politica di stabilizzare paesi che dovessero risultare irresponsabili.

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