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LAURA BOLDRINI – LO SGUARDO LONTANO Einaudi 2015

La badessa di Montecitorio

boldriniÈ appena uscito il primo libro di Laura Boldrini dopo la sua ascesa al terzo scranno più alto delle istituzioni nazionali. Leggerlo non è obbligatorio, ma quando si è deciso di leggerlo occorre munirsi di risorse non comuni per giungere a leggere almeno la metà delle 225 pagine. Tranne le citazioni, il resto è scritto in un italiano perfetto, che farebbe invidia a un fanciullo non ancora alle medie. Di che tratta è difficile dire. V’è una miscela di temi che generosamente spaziano dai ricordi autobiografici di fanciulla, alla sorpresa per l’elezione a Presidente della Camera, all’annuncio che ne dà alla diletta figlia Anastasia e all’amato compagno di vita e di idee, Vittorio. Molto commovente e coinvolgente il racconto della sua inattesa esultanza per un ruolo per cui con umiltà riconosce di essere impreparata, e per lo stupore provato nell’entrare a Montecitorio, varcando una soglia che “consente di mettere a fuoco gli aspetti ferragginosi dell’iter legislativo”, che lei ovviamente sente come suo primo compito dover affrontare, e suo primo problema risolvere. In un batter d’occhio coglie i problemi della Camera: i problemi dei costi, della disattenzione diffusa per le proposte di legge popolari, <scrolla> la testa constatando con insolita luminescenza “la indifferenza delle istituzioni verso la società che dedica risorse ed energie a migliorare il paese”. Di fronte a tali nuovi e urgenti problemi propone ai collaboratori la istituzione di un <comitato> per la revisione del regolamento della Camera. Comitato che si mette subito all’Opera. La sera successiva assistono a una rappresentazione di Carmen al Teatro Costanzi. Ma la riforma proposta viene bocciata. È la prima battuta d’arresto per la invitta condottiera, che rimane così colpita da doverne subito parlare al suo amato Vittorio che amorevolmente la consola: Non puoi pensare che tutto vada sempre in porto, Laura. Tu hai la mentalità pragmatica di una persona produttiva, abituata a ragionare per obiettivi e risultati immediati. E in questo la politica, purtroppo, non ti risparmia delusioni: ci sono tempi diversi (pag. 45).

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L’ARTE DELLA GIOIA – di Goliarda Sapienza

Speranza e saggezza nella immersione nei fondali della vita

speranzaModesta, la protagonista, nata nell’arretratezza della campagna siciliana d’inizio ’900, grazie alla ferrea volontà di ottenere quanto di meglio la vita abbia da offrire, riscatta se stessa dalla propria misera condizione e a seguito della scomparsa dei genitori e della sorella in un incendio da lei stessa causato, viene accolta in un convento per ragazze di nobili origini. Nel convento entra nelle grazie di madre Leonora, discendente di una ricca e prestigiosa famiglia, famiglia alla quale viene affidata dopo la morte di Leonora. Una volta insediata nella ricca dimora, Modesta conquista la fiducia della principessa Gaia, autoritaria e carismatica matriarca, ne sposa il figlio, da sempre relegato e tenuto nascosto perché affetto da mongolismo, e ne prende il posto al momento della scomparsa.

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Il paese delle spose infelici – di Mario Desiati

Falsità storiche elevate a verità poetiche

Se Desiati sia una promessa o abbia già raggiunto la statura di uno scrittore e di un grande scrittore, come sottolinea Buttafuoco nella sua intrepida recensione su Il FOGLIO del 4 ottobre 2008, è qualcosa che mi pare prematuro e che ulteriori scritti certamente proveranno o smentiranno. Ad oggi e con il suo ultimo lavoro mi pare di poter apprezzare il dominio assai convincente che l’autore ha della lingua italiana: accostamenti lessicali, periodi brevi, rapidi passaggi di tono coerenti con il contesto del romanzo, sono testimonianza di un saper esprimere pensieri, situazioni e personaggi con vocabolario ricco e ben usato.

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Ultima scellerata avventura libresca di un “secredente” storico

NEL SEGNO DEL CAVALIERE

di Bruno Vespa

Fare del giornalismo parlato, del giornalismo scritto e poi voler essere scrittori di storia è una ambizione troppo grande per un piccolo personaggio quale è Vespa, lontano dal sommo Montanelli che si astenne a ragione dal giornalismo parlato. Vespa è del tutto privo di una lingua italiana che possa affascinare, attrarre, interessare, descrivere. Povero nell’eloquio, è ancor più povero di idee. Le uniche di cui dispone sono quelle trasmesse dai diversi interlocutori e messe assieme senza nesso e senza logica. Provate a capire dal suo racconto perché fallì la Bicamerale, o perché Berlusconi non vinse le elezioni nel 2006. Provate a capire il lodo Mondadori, o il lodo Alfano, il processo Mills o le diatribe con Fini. Sarete delusi. Troverete (per ca. 800 volte, 2-3 volte a pag.) un ingorgo di “mi disse, mi raccontò, mi confermò, mi…..ecc.”. Un ingorgo di citazioni, di parole, di date, di ore, di personaggi, di mestieri dei personaggi, di mestieri dell’epoca dei fatti e di mestieri successivi. Riferimenti del tutto irrilevanti ai fini del racconto. Raccolta indifferenziata di dati e date, episodi e pranzi, incontri segreti e scontri pubblici, che non spiegano nulla di quella che con poca credibilità e molta presunzione chiama …una storia italiana. Continua a leggere.. »

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L’ incantevole ALImento di Annunziata Sgura

A L I

di ANNUNZIATA SGURA

ali

Le Ali. Quale meraviglioso dono fu fatto agli uccelli che popolano il cielo per poter migrare e migrare, come le rondini a scrivere in cielo le storie dei ritorni, come i gabbiani infaticabili nell’adagiare nel seno delle madri i figli dell’amore. E poi le Ali del ricordo, le Ali del pensiero, le Ali del sogno, le Ali del cuore. Le Ali.
Questa soggiogante raccolta di liriche di Annunziata Sgura, poetessa dell’incanto, vola con  tutte le sue ali, annulla il tempo e disegna uno spazio denso di rimembranze, di gioie vissute, di antichi stupori fanciulleschi, ma poi anche di riflessioni sul dolore, di immagini palpitanti di amore per le tante miserie incontrate per le strade del mondo.

Le otto sezioni in cui le 153 liriche sono suddivise, sono come otto stanze di un museo nel quale il tema dominante è il tema della Maternità sacra custode delle radici/in cui si compie/il sogno e la via/e si svela/il mistero dell’amore, esplorato nelle sue infinite policromie: la Maternità vissuta di Annunziata Sgura: siete leggenda e storia/geografia e bussola/nel viaggio mio di madre/dalla Betlemme del grembo/ alla stella del vostro destino; la Maternità interrotta: la doglia della vita /aveva partorito la morte, la Maternità attesa invano: la chiamavano maga/la chiamavano strega/era invece una donna/che cercava il seme /per diventare madre; la Maternità subita: sogno un nuovo presepe/con la greppia piena/di un bambinello santo/partorito da una vergine/stuprata sul marciapiede dell’orrore. La Maternità sacramentale che scoppia nell’utero rosso del vergine cuore, come le gemme del pesco/quelle del mandorlo e del ciliegio; la Maternità violentata raccontata nello struggente suicidio di Maria, ventenne, che per cercare le braccia di sua madre/ e dormire con lei la testa poggiata sul suo seno, si lasciò cadere/in fondo al pozzo/colpevole d’essere stata concepita/ una notte d’incesto; la Maternità cercata in un grembo mercenario, in un nido in fitto;  la Maternità originaria da cui prese avvio il mistero del dolore universale. Una Maternità sulla quale Annunziata Sgura si sofferma con una plenitudine di sentimenti e di narrazioni. Dai ricordi dell’infanzia, dei suoi giochi, delle dolci fiabe sulle capienti ginocchia della nonna, al raggiante disegno dei paesaggi meravigliosi della amata terra di Puglia, flagrante nelle sue messi, esuberante nei suoi colori, maestosa nelle sue cattedrali, nuziale nell’abbraccio del suo mare con la terra, ancestrale nelle sue usanze nel continuo scorrere delle stagioni. Ma poi con le ali della mente e del cuore si immerge con una progressione prodigiosa nel tempo per giungere ai nostri amari tempi, e si libra nello spazio di galassie lontane, dove l’amore si racconta nel silenzio e dove la Maternità è offesa e martoriata. Ed ecco che assumono sbalzo vivo e coinvolgente le liriche in ricordo di Beslan tragedia immane della follia dell’uomo dove si rinnova la strage di Erode contro bambini colpevoli di essere innocenti; di Kabul ove ogni donna è inghiottita da burqa nel divieto di mostrarsi quasi che il corpo suo fosse peccato; o di Kabul piagata da altre stragi, abitata da madri ormai senza lacrime, capaci soltanto di struggenti cantilene e di silenziose preghiere: dormi e sogna figlio mio/tra le braccia del buon Dio; di Madrid nel 2004, quando il terrore omicida lasciava sgomento e annichilito Gesù stesso prima di reclinare il capo e chiudere gli occhi pesti di terrore. Gesù che dopo la Resurrezione cerca sua madre e con una dolcezza profonda di figlio la implora: madre mia corri a piangere con le altre madri che hanno il cuore trafitto come il tuo. Gesù che dopo l’Ascensione si rivolge al Padre e lo invoca di accogliere nel suo regno tutti i morti della mano sacrilega dell’uomo, anch’essi reduci dalla croce. E ancora in ricordo dell’Iran in cui la Neda dal volto bello, martoriata la verginità del grembo, è la fanciulla santa del nostro tempo e in ricordo delle tante mamme smarrite/ nel delirio del fuoco dell’orrore che ha trafitto Betlemme/ e l’innocenza di tanti bimbi con gli occhi vitrei /sbarrati dal terrore.
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