Conte e la coraggiosa vocazione all’autodissolvimento in Europa

italia-vendesiL’Unione Europea chiede una risposta alla questione cruciale del debito italiano ormai oltre il livello di 1555,00 Mrd di euro, (gli zero virgola del sovrano Capitano valgono miliardi di euro: lo 0,1% vale 1,55 Mrd di euro, altro che i talleri o i fiorini di Salvini). La UE chiede dati e date, voci di costo da rivedere, promesse da rimodulare, inganni da svelare. E Conte, nostro avvocato del Popolo, con legulea maestria, risponde. Risponde non con precisi riferimenti alle voci di spesa da contenere, agli attuali valori del deficit, del debito, del PIL, della occupazione, del livello di tassazione, ma risponde con una analisi della situazione geopoltica del Mondo che è, e disegna il mondo che verrà. Le sei pagine della sua lettera sono pagine di somma letteratura, a leggere le quali ogni lettore sente la levità della ascensione verso regioni inesplorate della Storia e dello spirito, pur mancando nel testo la passione dottrinale delle lettere di San Paolo, l’inesausto scandaglio delle lettere di Seneca a Lucilio, il senso tragico e avvolgente delle lettere di Kafka al Padre. Ma dominano concetti di una bellezza recondita e affascinante.

Dice Conte:

lo scenario geostrategico appare mutato…..si prospettano nuove traiettorie demografiche, suscettibili di indirizzare il continente europeo verso una stagnazione secolare” E ancora “purtroppo è amaro constatare che l’uso spregiudicato del ruling, del patent boxes (1), e del “treaty shopping” (2) costituisce, ormai, pratica diffusa tra alcuni Stati membri dell’Unione.

L’Italia avverte invece con ferma determinazione, l’urgenza e la necessità di stimolare una discussione che miri a ridefinire la governance economica dell’Eurozona e dell’Unione dimostratasi inadeguata ad assolvere i compiti per i quali era stata pensata. È necessaria una profonda revisione, forse anche è necessara un’autentica conversione, delle regole euro-unitarie per pervenire a un sistema integrato di governo che possa perseguire effettivamente, in modo stabile e duraturo, il benessere economico e sociale dei popoli.

La scelta di limitare l’azione di governance all’esclusivo e rigoroso rispetto delle regole di bilancio, senza tenere conto dell’impatto sociale che tali determinazioni possono produrre sui cittadini degli Stati membri, si rivela drammaticamente controproducente, alimentando rancore e contribuendo, in misura significativa, ad allontanare le Istituzioni europee dalle tante periferie, non solo geografiche, del Continente”.

Bello. Bellissimo testo, da riportare nei libri di Storia se fosse il testo di un discorso di insediamento del Presidente della Commissione.

Ma immaginiamo, i capi di Stato e di governo dei 27 Paesi dell’Unione, quelli cioè chiamati a decidere se avviare la procedura d’infrazione per debito eccessivo dell’Italia. Immaginiamoli mentre ricevono una lettera firmata da un presidente del consiglio non eletto di un governo politico, scelto come elemento di mediazione tra due forze politiche con visioni antitetiche dell’economia, accomunate solamente dalla volontà di fare più deficit e più debito per acquisire consenso elettorale. Immaginateli, mentre aprono quella lettera, chiedendosi se dentro ci siano i dettami di una manovra coerente col Def presentato qualche mese fa, che parlava di deficit in calo, o con le sparate di Salvini, che annuncia una drastica riduzione delle tasse ai redditi medio-alti in deroga alle regole europee, di cui se ne frega. Immaginateveli, mentre scorrono increduli le prime righe della missiva e scoprono che Conte, della manovra, non parla. Parla di una “fase costituente di governo delle nostre società e delle nostre economie, riconsiderando modelli di sviluppo e di crescita che si sono rivelati inadeguati di fronte alle sfide poste da società impoverite, attraversate da sfiducia, delusione, rancore”. Parla di “riflessione approfondita su come assicurare un effettivo equilibrio tra stabilità e crescita, tra riduzione e condivisione dei rischi. Poli dialettici, che devono essere valutati insieme, devono essere tra loro adeguatamente bilanciati”. Parla di una nuova fase costituente europea, di unione bancaria, di disoccupazione, di dumping fiscale.

Non è il discorso d’insediamento del Presidente della Commissione. Ma è una lettera di accusa dei fallimenti della Commissione, della inadeguatezza dei quadri dirigenziali, della obsolescenza dei patti sottoscritti, della impossibilità di risolvere i problemi cruciali dell’Europa con attenzione rivolta più agli aspetti finanziari che sociali. Peccato sia la lettera con cui l’Italia si gioca la propria credibilità per evitare una procedura d’infrazione che avrebbe effetti devastanti sulla tenuta del nostro equilibrio di bilancio, sul flusso dei finanziamenti europei allo stato sociale e alla ricerca, interrotto all’istante, sulla credibilità che proprio il nostro debito – già oggi valutato poco più che spazzatura dalle agenzie di rating – avrebbe sui mercati.

Sui dati richiesti per risalire la china inabissale, solo poche e generiche riga. il taglio delle tasse e la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia - escludendo il salario minimo e il taglio del cuneo fiscale – saranno finanziati da un programma complessivo di revisione, gioiosa e radiosa, della spesa. Una revisione che se fatta con accuratezza e senso dell’equilibrio, solo per il 2020 dovrebbe comportare riduzioni per almeno 30 miliardi o forse 40, se si dovesse dare ascolto alle sirene del M5S. È questa la lettera con cui dovremmo evitare la procedura d’infrazione per debito eccessivo.

In tanta solenne nullità, non si avverte l’odore acre dell’ inganno? Non si avverte la mancanza di coraggio nel dichiarare e certificare le posizioni del Paese, di un Presidente del Consiglio che cerca sentieri laterali con disquisizioni sul Mondo che verrà, esaltando il suo coraggio a inabissarsi spinto da due ceffi impegnati in dirette Facebook? Non si coglie l’ignavo coraggio di mettere in piazza senza vergogna tutta la pochezza culturale e politica della propria classe dirigente, incapace di produrre null’altro che vuote farneticazioni visionarie, autoconvincendosi che gli altri se la bevano, o che siano spaventati dal pensiero di una Italexit?

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