edittiI Concili, le Crociate, la Guerra dei Trent’Anni

Questo racconto storico troppo breve per coprire 13 secoli di storia, ha il solo obiettivo di rendere agevole e rapida la comprensione di eventi e dispute sulla natura del Cristianesimo e dei poteri dei suoi rappresentanti, che iniziati con gli editti degli Imperatori Costantino e Teodosio, dopo aver attraversato la lunga stagione delle Crociate contro gli arabi musulmani, si concluderanno con la Guerra dei Trent’Anni, ultimo atto delle guerre di religione e ragione prima delle Guerre di Successione.

Alla fine del III secolo venne realizzata un’importante riforma della funzione imperiale. Il potere non fu più in mano a un’unica persona, ma venne esercitato da un collegio composto da due Augusti e due Cesari (tetrarchia). Il territorio dell’impero fu diviso in due parti: Occidente e Oriente. Furono nominati un Augusto e un Cesare per l’Occidente e un Augusto e un Cesare per l’Oriente. Ciascun tetrarca scelse la propria residenza in una città diversa. Le due sedi imperiali in Occidente furono Treviri e Milano. Roma rimase la sede del solo Senato.

Nel 306 il generale Massenzio pretese di ripristinare la sede imperiale romana e con il suo esercito si proclamò capo incontrastato dell’Urbe, riempiendo il vuoto lasciato dai due tetrarchi d’Occidente ormai a Treviri e a Milano.

Nella primavera del 312 Costantino uno dei tetrarchi d’Occidente, affrontò Massenzio. Lo scontro decisivo avvenne nella Battaglia di Ponte Milvio.

Costantino vinse. Entrato in Roma come unico Augusto d’Occidente, celebrò il Trionfo, ma ormai convertito al Cristianesimo grazie soprattutto alla azione di sua madre Elena (sant’Elena), non salì il colle del Campidoglio, sede del tempio più sacro ai romani, non rimase a lungo a Roma ma  si recò a Milano (nel 313). A Milano firmò il famoso editto di tolleranza secondo cui ciascuno poteva praticare il proprio culto. I Cristiani fino ad allora perseguitati poterono così esprimersi e praticare il loro credo senza temere persecuzioni. L’editto di Costantino se liberò i cristiani dalla schiavitù delle catacombe, generò immensi problemi. Con esso si passava infatti da una sola religione politeistica, a due religioni diverse: politeistica quella pagana, monoteistica quella cristiana. Quest’ultima a sua volta imponeva per i cristiani una revisione degli stilemi di comportamento (atti, devozioni, riti, giorni sacri…), di cui la Chiesa di San Clemente a Roma è densa di testimonianze. In più richiedeva che tutta la massa di documenti, di leggende, di credi, fosse resa uniforme in oriente e in occidente e fosse rigorosamente condivisa. Di qui la esigenza di un concilio ecumenico. Il concilio si tenne in effetti nel 325 a Nicea, poco distante da Istanbul e fu l’importantissimo primo Concilio ecumenico del mondo cristiano.

Il concilio fu convocato e presieduto da Costantino stesso, il quale intendeva ristabilire la pace religiosa e raggiungere l’unità dogmatica, minata da varie dispute. L’intento tuttavia era anche politico, perché se tali dispute non fossero state risolte avrebbero dato un ulteriore impulso alla disgregazione dell’impero.  Le decisioni prese dal Concilio furono essenzialmente tre:

  1. si concordò una dichiarazione di fede, che ricevette il nome di Simbolo nicenoo credo niceno, ovvero il Credo che si recita ancora. Nel Credo si stabilì esplicitamente la dottrina della consustanzialità del Padre e del Figlio, la quale nega che il Figlio sia creato (generato non creato), e che la sua esistenza sia posteriore al Padre (prima di tutti i secoli). Inoltre, vennero ribadite l’Incarnazione, la Morte e la Resurrezione di Cristo, in contrasto con le dottrine gnostiche che negavano la crocifissione.
  2. venne dichiarata ufficialmente la nascita virginaledi Gesù, nato da Maria Vergine.
  3. fu condannata come eretica la dottrina cristologica che sosteneva che Gesù non avesse natura divina come il Padre.

Altri elementi distintivi del Credo niceno furono:

  • Dio è uno solo: Credo in un solo Dio.
  • Cristo è descritto come Dio da Dio, luce da luce, confermando la sua divinità.

Fu confermato il Credo nello Spirito Santo.

La dottrina nicena fu ratificata da Costantino, il quale decretò l’esilio per chiunque si fosse opposto alle decisioni del Concilio.

Nel Concilio di Nicea si fissò anche la data della Pasqua. Un tema delicato perché mentre si voleva legare la Pasqua cristiana, rievocazione della Resurrezione di Cristo, con la Pasqua ebraica, rievocazione del passaggio del Mar Rosso, festa durante la quale Gesù risorse, nel contempo si voleva che la stessa cadesse sempre di domenica, domenica essendo stato il giorno della Resurrezione secondo i vangeli (esattamente il 9 aprile dell’anno 30 DC). Per collegare la Pasqua cristiana a quella ebraica evitando che vi fosse coincidenza, fu deciso di fissarla nella prima domenica dopo il primo plenilunio di primavera. E così è oggi.

Con la fine del Concilio di Nicea il Cristianesimo aveva un suo Credo condiviso e irrefutabile e i cristiani potevano godere della piena libertà di culto. La nuova religione fu uno stimolo al superamento della corruzione dei pagani, sì che quando l’imperatore volle cercare funzionari dello stato onesti e competenti li cercò e li trovò tra i cristiani. A Milano ancora sede di uno dei diarchi d’Occidente e residenza della corte imperiale, si pose in evidenza un avvocato e amministratore d’eccezione, politico di levatura che godeva di ottimi rapporti con gli ambienti della corte e dell’aristocrazia romana, chiamato per le sue straordinarie capacità diplomatiche a ricoprire specifici incarichi per conto degli imperatori verso cui dimostrò sempre schiettezza e lealtà. Le doti di Ambrogio furono tali da influire in modo determinante sulle decisioni dell’imperatore in materia religiosa. Dopo vicende alterne nelle quali brillò la sua imperizia, l’imperatore Teodosio nominò Ambrogio vescovo di Milano e con l’editto di Tessalonica nel 380 dichiarò la religione cristiana religione unica dello Stato. Apparve ormai chiaro che la Chiesa cristiana diveniva l’erede designata e naturale della religione dell’impero romano irreversibilmente avviato al collasso. A quella Chiesa gli ebrei avevano dato un’etica, la Grecia una filosofia, Roma le avrebbe dato il suo spirito organizzativo, la sua liturgia, la sua gerarchia, la sua lingua. Il latino resterà infatti la lingua ufficiale della Chiesa fino al fatidico Concilio Ecumenico Vaticano II del 1965. Roma dunque oltre che il centro del potere temporale si apprestava a divenire anche il centro della Cristianità, il polo ecumenico cui tutti i cattolici guarderanno fino alla tragica riforma protestante di Lutero.

Pur contrastato da residui del paganesimo, Ambrogio venne a Roma e ne divenne il vescovo. Con lui ebbe inizio il periodo di maggior diffusione del cristianesimo, con il definitivo superamento del monoteismo e con il trasloco a Roma di ogni reliquia della vita, morte e resurrezione di Cristo. Il superamento del politeismo e la definitiva affermazione del monoteismo furono due eventi di una importanza immensa, resi più rapidi dalla predicazione in oriente di Maometto tra il 570 e il 630 DC. Maometto, nato a La Mecca in Arabia Saudita appena cinque anni dopo la morte dell’Imperatore Giustiniano, credeva nella unicità del dio creatore, ma era avversario mortale del duplice potere, temporale dell’imperatore e spirituale della Chiesa. Soprattutto contrastava la politica di dominio dei romani sui luoghi sacri dei cristiani. Fu predicatore, scrisse il Corano nel quale volle replicare l’Antico Testamento, differenziandosi però profondamente dai vangeli canonici. Proclamò il primo stato islamico, monoteista e teocratico nel quale i due poteri, temporale e spirituale, erano nelle mani del solo Califfo. Con la formazione del primo califfato, la dottrina di Maometto divenne religione islamica, evidente e radicale contrapposizione alla religione cristiana. L’avvento della religione islamica, monoteistica come quella cristiana, rappresentò la fine definitiva del politeismo e del paganesimo. Le dispute da allora riguarderanno quale delle due religioni monoteistiche fosse la vera e rivelata religione. Tuttavia quello che all’inizio fu uno scontro teologico divenne uno scontro militare e in seguito scontro economico e territoriale. I luoghi santi di Gerusalemme avevano infatti attirato pellegrini da tutto l’Oriente e dall’Europa, avevano permesso il trasferimento in Palestina di notevoli risorse economiche e di ricchezze, che attiravano il Califfato il quale si organizzò per averne il possesso totale. Vi riuscì il Califfo Omar che nel 638 conquistò Gerusalemme e a testimonianza della religione di cui era portatore fece costruire la prima moschea: la Moschea di Omar. Quella moschea ancora oggi luogo sacro per i musulmani e di attrazione per i turisti soprattutto per la sontuosa cupola dorata e l’immensa spianata antistante.moschea

Con la conquista di Gerusalemme del 638 ebbe inizio la lunghissima stagione delle conquiste arabe anche in Europa. Persa la Francia nella celeberrima battaglia di Poitiers del 732 vinta da Carlo Martello, nonno di Carlo Magno, gli arabi si rivolsero verso la Sicilia, verso il Meridione d’Italia e soprattutto verso la Spagna. L’avanzata degli arabi in Europa apparve all’inizio come episodio solo religioso-militare, di una importanza limitata e senza sbocchi. Fu invece una conquista di immenso valore culturale, che lasciò esempi e testimonianze indelebili, come la numerazione araba, il lessico arabo riconoscibile dal prefisso al-: al-ambicco, al-gebra, al-chimia, al-cazar, al-goritmo. Tuttavia la poderosa avanzata in occidente degli arabi islamici, le angherie e le violenze cui sottoponevano le popolazioni indisponibili ad accettare il nuovo credo, cominciarono a preoccupare la Chiesa di Roma, che in quelle conquiste vedeva il progressivo affermarsi di una potenza militare e di un credo che non era il Credo del Concilio di Nicea. Fu per tale ragione che il papa cercò alleanze nelle potenze dell’epoca per tentare di arginare l’invasione araba. Le argomentazioni non poterono essere però solo religiose, molte essendo le riserve nei confronti della Chiesa di potenze come la Spagna, e in Italia delle potenze marinare di Genova, Amalfi e soprattutto Venezia. Occorsero altri argomenti come il commercio con il medio oriente, le ricchezza dei paesi arabi, il dominio del Mediterraneo orientale (Venezia) e occidentale (la Spagna), perché queste potenze aderissero alla iniziativa del papa. Così dopo la bruciante sconfitta del re di Spagna, la riconquista di Granada e di tutta la regione andalusa, nel 1095 ebbe inizio la lunghissima stagione delle crociate. Erano passati quasi 1000 anni dall’editto di Teodosio e dalla proclamazione del Cristianesimo come religione di Stato.

bisanzio_crociateLe Crociate non furono causate da astratte visioni religiose contrapposte, né soltanto dall’intento di conseguire un personale arricchimento materiale e d’immagine, ma una esigenza per fronteggiare le violenze, le sopraffazioni, le angherie alle quali erano sottoposte le comunità conquistate dalle forze musulmane locali e garantire ai pellegrini cristiani diretti in Terra Santa vita e sicurezza. Esse furono la ritardata risposta della Cristianità all’espansione islamica del VII secolo, che aveva portato alla invasione di territori enormi in Europa e in Medio Oriente, territori che erano stati terre cristiane dal I al III secolo e di cui Roma rivendicava la legittimità a rientrarne in possesso.

Ma seppure benedette e spesso invocate dal Papato e motivate da un sentimento eminentemente religioso, le Crociate non furono guerre di religione. Esse furono lo sforzo congiunto e contrastato del mondo di allora di tracciare una nuova linea di frontiera, economica, culturale, religiosa dopo la fine sostanziale dell’impero romano, la scomparsa del paganesimo e la comparsa delle due religioni monoteistiche. Fu una impresa immensa che attraversò tre secoli e nelle cui imprese comparvero personalità di immenso valore quali pontefici come Innocenzo III il più grande pontefice della millenaria storia della chiesa cattolica, Onofrio III il papa cha autorizzò la fondazione dell’ordine francescano a Francesco d’Assisi, imperatori come Federico Barbarossa, suo nipote Federico II, santi come san Francesco di Assisi, condottieri come Goffredo di Buglione, Riccardo Cuor di Leone. Le Crociate furono tuttavia l’epopea dei popoli. A fare la storia, a prendere le decisioni più impegnative, a rappresentare le nazioni e gli imperi, erano stati fino alle crociate pochi uomini, pontefici o imperatori. Con le Crociate assurgono a protagonisti della storia i popoli, seppure guidati dai rispettivi condottieri. La presa di coscienza del loro potere, della loro dignità, del loro diritto alla vita e alla ricchezza, ebbe luogo durante le Crociate in modo così fermo e perentorio da ispirare una letteratura immensa tra cui la Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso scritta nella seconda metà del XVI secolo e ambientata durante la prima crociata che si concluse con la liberazione di Gerusalemme. Furono l’emergere di tale coscienza e il logorio delle guerre e delle altalenati vittorie e sconfitte, a oscurare progressivamente lo spirito religioso e di conquista, e a gettare le fondamenta di una esplorazione nuova della vita e del Credo religioso. Una esplorazione faticosa e assai controversa cui prese parte anche Dante con la sua Commedia e che troverà compimento e darà i suoi maggiori frutti durante quel meraviglioso periodo che fu in Italia l’Umanesimo, cui fece seguito lo straordinario e irripetibile secolo XVI del Rinascimento. Quel secolo che se per un verso fu l’età dell’oro della cultura italiana, che donò alla civiltà universale ricchezze pittoriche e urbanistiche di prodigiosa bellezza, fu però anche il secolo della rivoluzione protestante di Lutero e dell’inizio delle inique e dolorosissime guerre di religione. Cui ora conviene rivolgersi.

Martin LUTERO e la nascita del Luteranesimo

Lutero nacque nel 1483 ad Eisleben nella attuale Alta Sassonia. Crebbe in un ambiente cattolico e severo, ma anche rozzo e volgare, entrando nella fede dei genitori una componente di superstizione popolare, attinta soprattutto dal paganesimo germanico. Nel 1497 frequentò la scuola di latino presso un’associazione religiosa d’origine medievale. Si iscrisse poi all’università di Erfurt (1501), dove conseguì il primo titolo di studio che si ottiene nelle Università pontificie. Fu nella biblioteca di questo istituto che lesse per la prima volta la Bibbia. Dopo la laurea, entrò nel convento agostiniano di Erfurt, fu ordinato sacerdote e iniziò a dedicarsi agli studi teologici. Riconosciuto quale mente di alto livello fu chiamato a insegnare alla giovane Università di Wittenberg.

La dottrina della giustificazione per fede

Negli anni di insegnamento a Wittenberg la riflessione luterana sul rapporto tra Dio e Uomo si fece sempre più intensa, ma l’uomo Lutero visse sempre una religiosità medievale, fu lontano dalla cultura rinascimentale che non gli appartenne e anche se fu elemento catalizzatore di un enorme fenomeno storico lo fu in maniera inconsapevole.

Lo studio della Bibbia, la preghiera e la meditazione lo aiutarono a pervenire a un intendimento diverso di come Dio considera i peccatori. Da qui, l’idea che il favore di Dio non è qualcosa che si possa guadagnare, ma viene concesso per immeritata benignità a coloro che manifestano fede. Nella teologia paolina infatti l’apostolo sostiene che saremo giustificati, ovvero saremo resi giusti da ingiusti, se avremo fede. È questo il punto centrale di tutta la dottrina luterana. È solo l’onnipotenza divina in grado di fare questo. Il tentativo dell’uomo di raggiungere Dio è inutile. L’uomo non può lusingare Dio con le buone opere, condannato dal peccato originale tornerà di nuovo e irrimediabilmente a peccare. Tutto dipende da Dio, che intervenendo direttamente sull’uomo, rende non necessaria ogni mediazione  con l’uomo, rende inutile il sacerdote, superflua la Chiesa. Solo Dio nella sua onnipotenza e misericordia salva chi ha deciso di salvare sin dall’eternità.

Lutero riesaminò mentalmente l’intera Bibbia per determinare se questa nuova conoscenza fosse in armonia con altre dichiarazioni bibliche, e ritenne di trovarne ovunque conferma. La dottrina della giustificazione, o della salvezza, per fede e non mediante le opere, o la penitenza, rimase il pilastro centrale dei suoi insegnamenti, derivati da quelli dell’inglese Wycliff e del ceco Huss.

Differenza con la teologia cattolica

La Chiesa cattolica, in merito al problema della giustificazione, crede nella necessità sia della grazia divina sia della cooperazione umana, fatta di fede ed opere. L’uomo pur corrotto dal peccato originale, possiede il libero arbitrio col quale può trovare, grazie alla Grazia divina, la forza per risorgere.

Secondo i cattolici la dottrina luterana getta invece l’uomo nella disperazione. Mentre il cattolico, tramite i sacramenti, può presumere di avere ottenuto il perdono ed essere in grazia di Dio, il luterano non dispone di segni che gli possano far ritenere probabile di essere stato predestinato alla salvezza; può solo sperarlo e crederlo fortemente, e quanto più sarà stato peccatore, tanto più potrà e dovrà esprimere fortemente la sua fede nella salvazione.

I punti fondamentali della dottrina luterana

  • Salvezza per sola fede: la salvezza non si ottiene a causa delle buone azioni; si ottiene solamente avendo fede in Dio.
  • L’uomo compie azioni pie poiché è giustificato dalla grazia di Dio e non da esse.
  • Libero esame delle ‘Sacre Scritture': chiunque, illuminato da Dio, può sviluppare una conoscenza completa ed esatta delle ‘Scritture’.
  • Sufficienza delle ‘Sacre Scritture': per comprendere le ‘Sacre Scritture’ non occorre la mediazione di alcuno. Necessarie e sufficienti sono la grazia divina e una loro conoscenza completa ed esatta.
  • Negazione dell’infallibilità papale.
  • sacramentisono ridotti al battesimo e all’eucarestia, gli unici, ad essere menzionati nella Sacra Scrittura. Essi tuttavia sono validi solo se c’è l’intenzione soggettiva del fedele, non hanno un valore oggettivo. Inoltre nell’eucarestia v’è consustanziazione non transustanziazione.
  • Sacerdozio universale: per ricevere la grazia divina non occorre alcuna mediazione di nessun clero. Tra l’Uomo e Dio c’è un contatto diretto di elevazione spirituale.

La predica contro le indulgenze

La predica contro le indulgenze aveva come sorgente dottrinale il pensiero di San Paolo. Pensiero che mal si conciliava con la consuetudine ecclesiastica di concedere il perdono e l’indulgenza ai peccatori pentiti e paganti. Veniva reso oggetto di sacrilego baratto un atto che avrebbe dovuto invece simboleggiare la sincerità del pentimento e provare la sana intenzione di compiere buone opere per essere perdonati e ottenere una remissione delle pene. All’epoca era credenza diffusa che dopo la morte i peccatori venissero puniti per un periodo di tempo limitato, mediante le sofferenze del Purgatorio. Tuttavia si riteneva anche che questo periodo potesse essere abbreviato grazie alle indulgenze concesse con l’autorizzazione del papa in cambio di denaro.

La predicazione contro la vendita delle indulgenze fu il primo atto “riformatore” intrapreso da Lutero, giacché proprio a Wittenberg era stata istituita tale pratica, dopo aver ottenuto da Roma il permesso di esercitarla. In tre occasioni Lutero parlò contro le indulgenze, affermando che né il semplice pagamento poteva garantire il reale pentimento dell’acquirente né la confessione del peccato costituiva di per sé una espiazione adeguata. Lutero era immerso in tali riflessioni teologiche quando un altro esempio di vendita delle indulgenze dalle amplissime ramificazioni richiamò la sua attenzione.

Regnava come pontefice Leone X, il quale sulla scia del suo predecessore Giulio II aveva avviato una politica di abbellimento di Roma con opere di pittura, architettura e urbanistica di immortale bellezza ma dai costi assai più elevati delle risorse che la Chiesa aveva. Per permettere una maggiore disponibilità finanziarie, nel 1515 emise una bolla che permetteva all’arcivescovo di Magonza che aveva pagato la sua nomina, di dispensare indulgenze. Il ricavato sarebbe andato in parte all’arcivescovo e in parte a Roma.  Per la vendita delle indulgenze fu incaricato il monaco domenicano Johann Tetzel autorizzato a predicarle e a riscuoterne gli oboli nei domini del principe di Sassonia. Ma questi vietò a Tetzel l’ingresso nelle sue terre, soprattutto per difendere i propri interessi dalla concorrenza del frate. Tuttavia, quando Tetzel giunse a Brandeburgo nelle vicinanze di Wittenberg, i parrocchiani di Lutero si misero in viaggio per acquistarle. Di conseguenza, al momento della confessione, i fedeli presentavano la pergamena benedetta sostenendo che non dovevano più pentirsi dei loro peccati poiché il documento sanciva la remissione plenaria delle pene.

Lutero giudicò la predicazione di Tetzel assurda sotto ogni punto di vista e decise di contrastarla per iscritto. Così nell’ottobre del 1517 fece affiggere sulla porta della chiesa di Wittenberg, 95 tesi in latino riguardanti il valore e l’efficacia delle indulgenze. Lo scontro con le alte gerarchie ecclesiastiche fu inevitabile ed ebbe un dolorosissimo decorso.

Il confronto con il papato

Tre mesi dopo giunse a Roma l’annuncio della discussione proposta da Lutero con le sue tesi. Il papa Leone X ordinò la trasmissione dell’incartamento agli agostiniani con l’annotazione di tenere tranquillo Lutero. Uomo imbevuto della più fulgida cultura rinascimentale trasmessagli dal padre Lorenzo il Magnifico, poco esperto di questioni teologiche e attratto più dall’estetica che dall’etica, Papa Leone non colse il potere esplosivo di quelle tesi e con somma superficialità credendo trattarsi di una delle solite dispute tra frati non attribuì a esse eccessiva importanza. Eppure quelle tesi, le prime scritte in tedesco, andavano registrando in Germania un enorme successo che nessuno volle e seppe cogliere. Si era all’alba di una nuova era religiosa che avrebbe riscritto la geopolitica dei credi e nessuno a Roma ne colse né la gravità né la potenza di coinvolgimento. Leone X cominciò ad accorgersene solo quando Lutero ordinò ai principi, suoi seguaci, di uccidere i cittadini insorti per riavere le terre requisite dalla Chiesa cattolica tedesca. Allora Leone X autorizzò un processo nei confronti del monaco ribelle. Furono uccisi migliaia di cittadini. E fu l’inizio di un incendio mortale. Lutero ebbe sessanta giorni di tempo per presentarsi a Roma e contestare l’accusa di aver diffuso idee erronee. Tuttavia la paura fondata di essere arrestato e condannato senza alcuna possibilità di spiegare le proprie ragioni lo spinse a rifiutare. Fu accontentato in quanto gli fu concesso di essere ricevuto dal legato pontificio il cardinale Caetano. Questi cercò di ottenere una pubblica e completa ritrattazione, mai concessa poiché Lutero non era e non si considerava eretico. Fino a quel momento infatti non aveva mai auspicato una frattura del mondo cristiano e tutti gli scritti di quel periodo dimostravano un chiaro intento di riformare dall’interno la dottrina della Chiesa, ma non negarla integralmente. Questo chiarì con un appello diretto al papa, appello che l’ottuso Caetano respinse.

Leone X e l’elezione di re Carlo a Imperatore Carlo V

Nel gennaio del 1519, si verificò un importantissimo fatto politico: la morte dell’imperatore Massimiliano. Per molti anni costui era stato alleato fidato della Chiesa di Roma e il suo improvviso decesso costringeva Leone X a cercare un candidato da appoggiare alla dieta dei grandi elettori dell’impero. Candidati erano sia il re di Francia Francesco I che il re di Spagna Carlo d’Asburgo (futuro vincitore di questa contesa e che salirà al trono col nome di Carlo V), entrambi poco graditi perchè entrambi rappresentavano un enorme rischio per l’autonomia del papato. La scelta più conveniente era dunque quella di sostenere un candidato tedesco e Leone X propose un anonimo ma saggio principe, il quale nella ricognizione delle difficoltà che avrebbe incontrato temporeggiò per un breve periodo fino a rifiutare la candidatura, costringendo il papa ad accettare l’elezione di Carlo.

I principi contro l’Impero

Nel gennaio del 1520 si riunì a Roma il primo concistoro contro Lutero, e in giugno fu emanata una bolla che gli intimava di ritrattare ufficialmente le sue posizioni o di comparire a Roma per fare altrettanto, pena la scomunica. Lutero replicò pubblicando la lunga lettera Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca: del miglioramento dello Stato cristiano, con la quale invitò i nobili, i capi, i tutori della Germania alla lotta contro la Chiesa di Roma contestando l’infallibilità del papa, il monachesimo e il celibato clericale, e nuovamente stigmatizzando i mali di Roma. Fu una lettera bruciante di rabbia, di inaudita virulenza nella quale per la prima volta il papa di Roma veniva indicato come “l’Anticristo”. Leone X ne fu così traumatizzato che rivide completamente la sua politica di ricerca di un compromesso con il monaco ribelle. Il quale però invece di desistere elevò il livello della disputa dalla più banale diatriba sulle indulgenze a quella più alta e impegnativa dei fondamenti teologici della Chiesa di Roma. Pubblicò un trattato teologico nel quale passava in rassegna i sette sacramenti, accettandone soltanto tre: battesimo, eucarestia e penitenza, ma tutti, soprattutto l’ultimo, in forma assai relativa. Seguirono altri scritti, che furono autentici macigni su tutta la ortodossia della Chiesa di Roma e che resero la sua posizione ormai insostenibile. In molte città della Germania i testi di Lutero venivano arsi nelle piazze, mentre in altre aree dell’Impero si alimentavano focolai di rivolta. A questi fatti si aggiungevano i nuovi propositi di alcuni principi tedeschi i quali, accogliendo le teorie riformatrici di Lutero, non erano disposti a vedere condannate e disperse le sue opere. Di fronte alla rapida tracimazione delle teorie di Lutero che minacciavano le fondamenta stesse del suo potere imperiale, nel novembre 1520 l’Imperatore Carlo V d’Asburgo pretese che Lutero comparisse dinanzi alla dieta imperiale a Worms, non lontano da Francoforte. Come risposta un mese dopo Lutero fece bruciare a Wittenberg i testi del diritto canonico, la bolla papale e alcuni scritti dei suoi avversari. Irritato, ma tuttavia disposto a far rientrare lo scisma in modo indolore, Leone X scomunicò Lutero, con l’accusa di eresia hussita, ma gli concesse tuttavia la facoltà di esporre le sue ragioni. Tale disponibilità del papa convinse Lutero ad accettare l’invito a presentarsi alla Dieta di Worms. A Worms infatti Lutero si recò e quando vi giunse fu incoraggiato nelle sue posizioni dal saluto festoso della popolazione. Nei due giorni della Assemblea il monaco riformatore spiegò i contenuti dei suoi scritti. Ma le sue argomentazioni non furono ritenute convincenti dall’Imperatore e dai suoi consiglieri. Accettarle voleva dire rompere immediatamente con la Chiesa di Roma e ritenersi automaticamente delegittimato come imperatore. Per tali ragioni l’imperatore impose perentoriamente l’abiura immediata e totale. Lutero non cedette e fermamente rifiutò. Fu una prova tremenda, che consacrava tuttavia la vittoria del semplice monaco contro la Chiesa e contro l’Impero e che provava come quel piccolo uomo camminasse con la Storia, mentre la Chiesa e l’Impero fossero fermi. Carlo V da quel rifiuto ne fu profondamente scosso. Tutti i suoi comportamenti successivi furono conseguenza e condizionati da quella inattesa ma violentissima scossa. Per allora condannò Lutero come eretico e nemico della cristianità tedesca. Lo scisma era perpetrato.

Il salvacondotto imperiale ricevuto impedì l’immediato arresto di Lutero a Worms. Ma per salvarlo dalla condanna ormai emessa, fu organizzato un suo falso rapimento in un castello segreto. Vi rimase per 10 mesi, fondamentali per la  Storia tedesca e della Chiesa. Dieci mesi durante i quali Lutero si dedicò alla sua più importante opera: la traduzione della Bibbia in tedesco. Quando fu pubblicata in forma anonima scoccava già il settembre del 1522, appena cinque anni dopo la pubblicazione delle Tesi.

Gli effetti dello scisma luterano

Pur con Lutero assente, a Wittenberg come in altri luoghi della Germania iniziarono a scoppiare disordini e si riscontrarono comportamenti contrari alla dottrina cattolica da parte dei sacerdoti. Nel maggio 1521 Carlo V proclamò l’editto di Worms, con il quale le tesi luterane venivano ufficialmente condannate e perseguite in tutti i territori dell’impero e i luterani privati di ogni diritto civile. Lutero era considerato un fuorilegge, un nemico pubblico che chiunque avrebbe potuto uccidere impunemente, sicuro dell’approvazione delle autorità. La sua situazione si fece estremamente pericolosa essendovi chi temeva e chi sperava che l’intera vicenda si concludesse, come tante altre volte in passato, col rogo. Ma la morte di papa Leone X pochi mesi dopo l’editto di Worms, la crisi di fede che colpì Carlo V di fronte a una volontà che non poteva essere più considerata caparbietà, permisero a Lutero di rientrare a Wittenberg e ad assistere al suo trionfo. La sua Riforma andava diffondendosi oltre i territori dell’impero seppure con nomi diversi e sfumature diverse che esplicitavano il carattere diverso elle popolazioni che la abbracciavano. In tale e ultimo periodo della sua sofferta e grandiosa esistenza, Lutero continuò la sua opera teologica, pubblicando nuovi scritti. I suoi lavori, in conformità con le teorie agostiniane mai rinnegate e da cui aveva tratto la dottrina della predestinazione, invocavano la pace e la separazione delle vicende temporali da quelle spirituali. Una separazione in assenza della quale molte erano state le diatribe e le guerre che avevano insanguinato l’Europa.

La nascita e il consolidamento della nuova Chiesa

contro gli ebreiNel giugno 1530 furono esposti ufficialmente i princìpi del Protestantesimo, che sarà detto luterano. E finalmente nel 1534 uscì la Bibbia completamente tradotta da Lutero. L’uomo era ormai la massima autorità religiosa della Germania e in tale veste dettò le linee generali per l’organizzazione della Chiesa evangelica della Sassonia, fornendo il modello fondamentale alle altre chiese luterane, tuttora vigenti. Fondando e organizzando una Chiesa nazionale, l’universalità della Chiesa cattolica veniva smantellata e nasceva su una base teologica rigorosa l’idea distruttiva dei nazionalismi. Tale visione nazionalistica così radicata, divenne pervasiva e occupò gli altri spazi delle coscienze e della vita sociale della Germania. Se a ciò si aggiungono gli ultimi scritti di Lutero, in particolare Degli ebrei e delle loro menzogne (vedi foto), nei quali gli ebrei che rifiutavano di convertirsi al cristianesimo erano trattati con toni acerrimi, è lecito affermare che il nazionalsocialismo di Hitler non fu che l’ultima, devastante espressione di una antropologia allevata nella culla di Lutero. Il quale nato a Eisleben nel 1483, a Eisleben morì nel 1546 e fu sepolto. In soli 63 anni e da solo aveva rivoluzionato e per sempre il mondo cattolico, stravolto la concezione stessa di Chiesa, dato i natali al nazionalismo, a quel modello di nazione che ancora resiste, aveva infine dato a una massa amorfa di cittadini contadini o banchieri una lingua unica e condivisa. Dopo di lui né la Chiesa né l’Impero furono più gli stessi. La Chiesa si trovò costretta a ripensare del tutto la sua impostazione teologica e la sua azione pastorale convocando il Concilio di Trento. L’Impero dopo l’abdicazione di Carlo V a favore del figlio Filippo II re di Spagna non si riprenderà più, lasciando spazio alle nazioni e alle loro contese. Inizieranno furibonde le guerre di religione. Inizierà un calvario di odi, di repressioni, di giustizie sommarie, di intemperanze, che raggiungerà il suo punto più alto e feroce negli orrori della Guerra dei Trent’Anni (1618-1648). Guerra di religione quale altra mai, guerra che per le crudeltà perpetrate, le devastazioni e numero di morti per mille abitanti, può paragonarsi solo al delirio mondiale della II Guerra Mondiale. Guerra che lasciò segni indelebili nelle coscienze dei credenti e non credenti, tanto che le sue vicende e quelle del più cupo dei condottieri in campo Wallestein, abilissimo stratega ambizioso e intrigante, saranno raccontate da Manzoni ne I Promessi Sposi. Guerra che quasi un secolo dopo la morte di Lutero nel 1648 con la Pace di Westfalia sancirà la sua vittoria sul piano politico in modo irreversibile. Essa porrà termine alle Guerre di Religione, sancirà la parità di diritti e doveri per cattolici e luterani, ma esaltando i nazionalismi aprirà la terribile stagione delle Guerre di Successione in un mondo dominato dagli assolutismi dinastici che termineranno solo 150 anni dopo con la stupenda primavera culturale dell’Illuminismo e il Terrore della Rivoluzione Francese.

 

 

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