prometeo1Seguire minuto per minuto l’evolversi della crisi politica, serve a chiarire i termini del confronto e a cogliere le stupende metamorfosi di Di Maio, colpito da una perniciosa smania di governo. Una smania così acuta, che governerebbe con chiunque pur senza avere personalità adatte, pur senza un retroterra di movimento e di storia, oltre il VAFFA da cui emerse quale bruco dal suo bozzolo. Di Maio vuole governare a ogni costo e mirando a tale obiettivo dimentica tutti gli insulti riversati sui suoi avversari. Dimentica l’altezzosa arroganza con cui nella campagna elettorale predicava che mai il suo movimento avrebbe accettato intrighi, inciuci, compromessi, scambio di favori e di poltrone, che avrebbero contaminato la incorruttibile purezza del suo movimento. Nessuna coalizione, nessuna alleanza, nessuna convergenza con nessuno, sicuro che la sua sarebbe stata una vittoria certa, netta e indiscussa.

imagesE ora che la sua sognante ambizione è stata rigettata da 21 dei 32 milioni di elettori, va questuando voti parlamentari in ogni anfratto politico senza concedere nulla e chiedendo tutto. Le coalizioni prima delle elezioni erano inciuci, ora, con insolita nobiltà, sono chiamati “contratti di programma”. Invoca tavoli di concertazione per sottoscrivere con chi voglia condividere la sua indiscutibile leadership, l’agenda delle priorità e delle realizzazioni. Addio, reddito di cittadinanza. Addio referendum sull’uscita dall’euro. Addio riprese delle assunzioni impedite dal Jobs Act. Addio revisione dei poteri delle banche. Di Maio incatenato come Prometeo dalle sue incongruenze e dalle sue contraddizioni, reso impotente dalla sua ribellione ad accettare le regole della democrazia rappresentativa, presuntuoso nel voler piegare ogni cosa alla sua volontà, convinto di essere, lui, il portatore di luce e di progresso, e poter aiutare il mondo a progredire facendogli conoscere il fuoco della sua sapienza, cerca e ricerca un sostegno dalla Lega, ponendo anche il veto della partecipazione del demone di Forza Italia a qualunque possibile coalizione. Ma il suo cammino è fermo, incatenato come è dalle sue contraddizioni e dai suoi fallimenti. Se infatti Salvini accettasse di partecipare a un governo con il M5S, sarebbe certamente un governo pentastellato con un rapporto di 1 parlamentare della Lega per 2 parlamentari M5S. Per quale ragione Salvini dovrebbe consegnare a Di Maio 180 parlamentari in cambio di nulla, restando sacri i principi che il baratto delle poltrone confligge con l’etica del M5S e contamina le oneste promesse ribadite presso i propri elettori? Per quale ragione la Lega, risultata la formazione più votata nella coalizione CDX, dovrebbe rinunciare a tale vantaggio? In nome dell’interesse del Popolo Italiano, blaterano il soave Danilo Toninelli e la pia Giulia Grillo, capigruppo pentastellati. Ed è stallo. Ecco gli effetti della democrazia diretta! Ecco gli effetti dell’uomo solo al comando. Solo, inetto e incatenato.

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