PRODIGIO E DUTTILITÀ DI UNA VOCE AVVOLGENTE

Edito dalla elvetica BAM (Beyond Any Music) è disponibile una recente raccolta di 20 romanze di F.P. Tosti cantate dal soprano italo-argentina IVANNA SPERANZA accompagnata mirabilmente dalla pianista ENRICA CECCARELLI.

L’ascolto di tale ultimo lavoro di Ivanna Speranza ed Enrica Ceccarelli dona il medesimo incanto di una finestra che in un mattino fulgido di sole si apre su un paesaggio sterminato. La dolcezza del canto, la soavità dell’accompagnamento, la poesia della romanza, la purezza del fraseggio e la purezza tecnica della riproduzione acustica, sono i punti focali su cui lo sguardo e il cuore si soffermano rapiti dalle voci meravigliose e misteriose che si odono dal canto del Creato. Tutto è fatto, tutto è reso con accuratezza e perfezione per concedere attimi di godimento e di serena quiete.

Francesco Paolo Tosti non era un dio, ma dalla divina scintilla del Creatore aveva ricevuto più luce che altri. Era nato a Ortona in provincia di Chieti nel 1846 quando la musica italiana aveva già potuto godere di melodie somme di autori sommi come Saverio Mercadante, suo maestro, e di immortali testimoni dell’opera lirica italiana, alcuni ormai nell’Eterno come Bellini, altri al tramonto come Rossini e Donizetti, altri come Verdi nel pieno dei suoi “anni di galera”. Autori che apprezzò molto ma da cui prese poco perché il suo spazio non era il palcoscenico ma il salotto.

Gli anni di vita di Tosti furono i più ricchi di eventi politici che caratterizzarono il Risorgimento Italiano e il post-Risorgimento fino alla I Guerra Mondiale, nel pieno della quale una fatale ischemia lo sottrasse alle vanità del mondo, a Roma nel 1916. Tanta dovizia di eventi politici fondamentali per il presente e futuro del Regno non ebbero tuttavia effetto alcuno sulla sua vocazione musicale, che dispiegò in maniera memorabile. Discreto tenore, musicista, sommo maestro di canto celebrato in tutta Europa, conobbe la corte e il talamo della Regina Margherita sua coetanea, diede lezione di canto alla zarina Alessandra moglie dell’ultimo zar Nicola II, e soprattutto frequentò la corte reale inglese con la Regale regina Vittoria e successori, meritandosi, per quanto fece per la educazione e la diffusione musicale, il titolo di baronetto, unico italiano a potersi fregiare di tale onorificenza.

La luminosità, l’espressività, la eleganza, la facile cantabilità delle sue melodie e la dolcezza sentimentale da cui sono pervase lo resero assai popolare durante il periodo della Belle Époque, da cui prese ispirazione e a cui concesse la sua musica salottiera. Lontano da ogni ambizioso spirito di esplorazione dell’animo umano, delle ansie, dei tormenti, delle lotte politiche che imperversavano nel suo tempo con una inquietudine costante, Tosti amò solo la musica, che insegnò disseminò e scrisse a profusione. Forse attratto dalla sua stessa voce tenorile sciorinò spartiti per voci maschili di cantanti lirici, cui permise abbellimenti, libere aggiunte, colorature, ritenendoli lontani dal carattere popolare, salottiero e anche dialettale delle sue romanze. A cantare le quali furono infatti tenori di grazia salvo alcune eccezioni come Enrico Caruso, il baritono Mattia Battistini, e più di recente i bassi Cesare Siepi e Ruggero Raimondi, la cui sperimentazione provò e ha provato la inconciliabilità della poetica dolcezza della musica da salotto con voci diverse da quella del tenore di grazia.

Affrontare un siffatto repertorio da voci femminili, è stato oggetto di tentativi anche recenti, ma con risultati unanimemente ritenuti deludenti.

Nel disco di recente emissione, Ivanna Speranza ormai soprano lirico di coloratura ha compiuto il miracolo di impostare la sua voce per avvicinarla con raffinata intonazione patetica e sentimentale, allo spirito di grazia, alla poesia velata di malinconia, alla nobiltà pur nell’addio e nel dolore che Tosti seppe infondere ai suoi spartiti. Così dalle interpretazioni delle 20 romanze proposte emerge un florilegio di chiarezze nel fraseggio, un canto sommesso che esalta la poesia della parola e avvolge l’ascoltatore in un dolce sciabordio di note. Nulla stanca, nulla annoia tutto è colto come quieta riflessione sulle dolcezze di una persona amata, sulla eleganza dei suoi gesti, sul mistero di un amore fugace, sulla similitudine della sua levità alla levità del tempo e delle stagioni, sulla gioiosa visione di un mare chiaro o di un cielo stellato, sull’ascolto del meraviglioso linguaggio della natura.

Il peso vocale si alleggerisce, la voce si fa docile per esaltare e assecondare le infinite sfumature cromatiche che Tosti intese infondere. Un lavoro intenso e appassionato che consente un ascolto rinnovato del belcanto, delle mezze voci, del canto pieno se richiesto, che senza sottrarsi all’essere fedele allo spartito ad esso conferiscono facilità di comprensione e a chi lo ascolta una forma di insolita beatitudine.

Il canto del finale de “L’ultima canzone” con i pianissimi Ah, Ah, Ah, che dolcemente si spengono in un acuto lungo e sublime, testimoniamo un magistero di canto capace di alleviare gli affanni e di ”infondere al patire virtù”.

L’accompagnamento al piano di Enrica Ceccarelli aderisce compiutamente alla transizione di un canto per soli uomini, in un canto per voce femminile. La sua esecuzione lontana dalla consueta definizione di pianista accompagnatrice, si eleva alla grandezza e bellezza di pianista già capace di affrontare prove più impegnative di concerti per piano. La levità, la levigatezza, l’iridescenza del tocco leggero e al contempo la intensità, la pienezza del ritmo e del suono, modellate con certosina cura timbrica, la padronanza di un fluido fraseggio conferiscono una brillantezza cristallina di lettura che porta al cuore il tutto che esegue.

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