I Vespri siciliani “Mercè dilette amiche…”

di Giuseppe Verdi

L’erotismo dell’amore e la sensualità della vendetta

i vespri siciliani

vespriÈ il bolero (o siciliana) che la duchessa Elena canta alle sue amiche che le offrono leggiadri fior prima che vada in sposa ad Arrigo. Un matrimonio che giunge dopo un periodo di prigionia di Elena per cospirazione contro il Governatore Monforte. Una cospirazione senza successo grazie ad Arrigo che salva il Governatore dopo aver appreso d’esserne il figlio, ma che non salva i cospiratori dalla prigionia e dal massacro, dal quale solo il riconoscimento pubblico di Arrigo della paternità di Monforte potrà salvarli. Un ricatto del padre che il giovane accoglie per ottenerne  in cambio la concessione dell’amnistia dei prigionieri e il consenso alle nozze con la duchessa.

Elena è un personaggio dalla complessa psicologia, che eventi assai più in alto della sua capacità di dominio scompongono in frammenti che coesistono e interagiscono in modo improprio  privando ciascuno delle proprie intrinseche caratteristiche. Sicché l’amore per la patria è in verità un bisogno di vendetta per l’assassinio del fratello e l’amore per Arrigo è la ricompensa a costui per aver accolto di esserne il vendicatore. L’annuncio tuttavia della liberazione dalla prigione e del consenso del Governatore al matrimonio col figlio, riporta la duchessa alla sua naturale vocazione di donna e di amante. Lontana da ogni visione della sacralità della patria in quanto patria e dell’amore per un uomo come vincolo di fedeltà e condivisione di ideali, ritrova con la forza di una sensualità non sopita la gioia per una vendetta prossima e l’erotismo raffinato per l’imminente incontro matrimoniale. Il bolero di Ivanna Speranza è l’esultanza piena, consapevole e perentoria per la fine dell’ira del fato di cui le sue dilette amiche sono nunzie e testimoni, una fine che ridà vita al sogno beato, al caro delirio, di un fortunato vincolo che prepara l’amore. Così anche l’aria diventa soave respiro che inebria la totalità dei sensi. E dopo la riflessione su se stessa, il pensiero va doverosamente alla Sicilia, alla cara patria, dilaniata da orribili vendette e ora finalmente splendente di giorni sereni, colma di speranze e immemore di quante sofferenze abbia dovuto soffrire. Il giorno di giubilo di Elena coincide così con l’inizio di giorni gloriosi per le belle spiagge dell’isola. Questa atmosfera di duplice incanto è resa da Ivanna Speranza con mirabolanti ascensioni nelle zone impervie del pentagramma e con discese nelle zone gravi e cavernose. Il tutto è risolto con scioltezza e agilità, che sottilmente rivelano un erotismo intenso e caramente delirante. Un erotismo che si diffonde abilmente per tutta la romanza e che raggiunge il suo momento supremo nell’impeccabile acuto della chiusa finale.

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