di-maioAlla mia domanda che cosa siano la democrazia diretta e la moneta fiscale di cui il M5S si fa paladino, un grillino cortese mi ha risposto come segue:

La democrazia diretta è una forma di democrazia nella quale i cittadini possono, senza alcuna intermediazione o rappresentanza parlamentare (democrazia rappresentativa), esercitare direttamente il potere legislativo.

Per moneta fiscale (chiamata anche certificato di credito fiscale, o titolo di sconto fiscale, oppure certificato di riduzione fiscale) s’intende un qualsiasi titolo di credito emesso da uno Stato, che dà diritto al possessore di usarlo per adempiere al pagamento delle tasse (utilizzabile solo dopo che sia trascorso un determinato periodo di tempo).

Riguardo la democrazia diretta appare inquietante che il M5S voglia eliminare ogni intermediazione e ogni rappresentanza parlamentare e voglia esercitare direttamente il potere legislativo. Trasformare la nostra democrazia rappresentativa in una democrazia diretta, imporrebbe la revisione della Costituzione, la quale (Art. 70), recita: La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere. Dal Parlamento dunque e non dai cittadini. Come pensare di dar vita a una democrazia diretta stando tale nostra Costituzione, è materia di pura speculazione costituzionale. A me pare che il M5S, bardo di tale esercizio diretto dei cittadini, faccia un uso truffaldino della scarsa preparazione civica degli elettori.

Riguardo la moneta fiscale può osservarsi quanto segue.

Così come definita la moneta fiscale parrebbe al contempo innovativa, semplice ed efficace. Con essa infatti i singoli Stati avrebbero la facoltà di emettere titoli (o Certificati di Credito Fiscale, CCF) utilizzabili dopo un tempo definito (si parla di 2 anni) per ridurre i pagamenti di tasse e qualsiasi altra forma di obbligazione finanziaria verso la pubblica amministrazione. Tali CCF verrebbero distribuiti ai lavoratori e alle imprese in maniera completamente gratuita. Come qualsiasi altri titolo negoziabile sul mercato, come i BOT e i BTP, potrebbero anche essere trasformati in euro ed essere utilizzati per aumentare la domanda, uscire dalla trappola della liquidità e attuare politiche di crescita economica. Purtroppo, così definiti e concepiti i CCF non sarebbero altro che una forma surrogata di risorse finanziarie elargite dallo Stato a terzi, mancando qualunque clausola di restituzione. Se così è sorge la domanda: come vanno contabilizzati tali CCF nel bilancio dello Stato? Sono crediti? No, perché non se ne richiede la restituzione. Ma poiché con essi sono possibili transazioni e pagamenti, v’è da supporre che trattasi di una forma surrogata di moneta elargita dallo Stato in quantità rilevanti (si parla di 200 Mrd distribuiti in un arco di tempo adeguato). Quantità che non potrebbero essere contabilizzate se non come passività ovvero come debito pubblico. I CCF sarebbero dunque la scorciatoia proposta dal M5S per stampare moneta senza uscire dall’euro. La Banca d’Italia (dicembre 2017) ha posto in evidenza la fragilità di tale idea e ha sottolineato che emettere titoli di credito senza aumentare il debito pubblico, è un inganno contabile, in quanto “la moneta fiscale rappresenta una passività del governo dall’istante stesso in cui è emessa”. In aggiunta ha affermato che “essa è illegale non potendo avere un corso legale”. Di fronte a tale presa di posizione, posizione per altro non smentita dalla BCE di Draghi interrogata al proposito, il gran poeta della moneta grillina, Carlo Sibilia, ha lanciato una nuova e genialissima idea prontamente fatta propria da Di Maio. L’idea sarebbe quella di creare una “moneta parallela” rappresentata da buoni del tesoro locali emessi da associazioni senza scopo di lucro tramite l’impiego della tecnologia blockchain. Come? Non è chiaro. La blockchain è infatti un registro transnazionale condiviso da tutte le parti che operano all’interno di una rete distribuita di computer. Essa registra e archivia tutte le transazioni che avvengono all’interno della rete, eliminando terze parti “fidate”. Su tale tecnologia si basano i bitcoin, le criptomonete virtuali, decentralizzate, non emesse da alcun governo. Parrebbe essere di fronte a una forma di finanza diretta, come la democrazia diretta gestita dalla Casaleggio e Associati, che eliminerebbe le banche facendo di ogni transazione finanziaria una transazione in nero. Dunque, se non una truffa, certamente una buffonata.

 

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