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ROMA – Teatro GHIONE

collodelLa Santa sulla scopa 

Amara e sorridente riflessione sugli eterni dilemmi delle donne
La storia delle donne è la storia del loro sangue, è la storia di coscienze e delle loro lotte interiori, e soprattutto è la storia di una utopia. Così la narrazione di Luigi Magni dell’incontro di una presunta strega e di una suora malgrado se stessa, si snoda come un viaggio verso la culla delle pulsioni profonde. E’ la narrazione di una avventura dell’anima, intessuta di luci e ombre, di cielo e terra, di estasi e pulsioni erotiche, avvolta da atmosfere che sanno ora di incanto e malia ora di incredulità e dolore. Magni esprime al meglio la propria visione della dimensione della salvezza, rifugge da ogni retorica e da ogni infingimento. E riesce così a rappresentare la realtà, dura e scabrosa, in tutta la sua nudità, velata sempre dal fascino del sogno che la riscatta e la redime. Gli stati d’animo delle protagoniste, in un gioco sottile che affascina i sensi e soggioga l’emozione, si incontrano e si confrontano, si intrecciano e si sciolgono, si infiammano e si placano, dipingendo uno stupefatto affresco dalle infinite sfaccettature della donna.

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CALLE GOYA – TERME di CARACALLA – Carmen

Superba messa in scena del capolavoro di Bizet

carmen

carmenMettere in scena la Carmen, una storia d’amore e morte, che tocca i vertici più alti della drammaticità, è operazione assai complessa. L’opera è un tsunami di musica trascinante e avvincente che attraversa villaggi, paesaggi soleggiati, gole montagnose appena illuminate dalla luce dell’alba, atmosfere di festa e quotidianità scontate, uomini e donne nelle abitudini e nei sentimenti più alti e più protervi, più miti e più ribelli. E in tale attraversamento porta con sé tutto in un fluire continuo di melodie, ricco di colore nei motivi pittoreschi e folkloristici, nelle danze popolari e nelle canzoni, traboccante di impeto, di ardore, di contrasto fra le esotiche danze zingaresche e l’incalzare drammatico dell’azione. Per descrivere tale universo animato e non, Bizet si avvale di una tavolozza di colori orchestrali stupefacente, già impiegata nel fastoso preludio per introdurre i temi fondamentali dell’opera: la corrida ”la “fête du courage, la fête des gens de coeur”, il torero “celui qui vien terminer tout” celui qui frappe le dernier coup!, e quello tragico del destino della protagonista annunciato da clarinetto, fagotto e corno sul tremulo acuto degli archi.

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TURANDOT

Il Mistero della tensione eroica verso la Verità
Le difficoltà di una messa in scena e di una interpretazione vocale e musicale di quella luminosa meraviglia che è la Turandot, sono legate non solo alla impervia partitura dell’opera, ma alla necessità di sviluppare secondo le intenzioni del librettista Simoni un’opera capace di dare credibilità umana seppure nella cornice di una fiaba a un dramma dell’esistenza eterno e misterioso: la ricerca della Verità, intima, individuale, indefinita. E’ la forza che spinge ciascuno a tentare l’impossibile pur di poter scoprire il mistero racchiuso in sè, pur consapevole della probabile sconfitta e della conseguente morte certa. E’ la forza dirompente che tutti spinge verso l’ardito tentativo di superare se stessi e indovinare impossibili enigmi. E’ la tragedia immanente dell’uomo che lascia i suoi affetti, le sue certezze, il suo mondo per inseguire la Verità, la divina bellezza, il sogno, la meraviglia come Turandot viene descritta dal Principe Ignoto.

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Zurigo- Ripresa del discusso allestimento di Salisburgo 2006

Il Don Giovanni di “Lorenzo Da Ponte”

Mettere in scena Don Giovanni di Mozart è una impresa collocata in quella esigua fascia che separa la razionalità dalla follia, trattandosi non di un’opera sola ma della somma di due opere: quella musicale di Mozart e quella letteraria dell’abate Lorenzo Da Ponte. Due opere che potrebbero ciascuna risplendere di luce propria e che assieme vibrano con ritmi e modulazioni non sempre corrispondenti. Somma la musica di Mozart, complessa, ricchissima di tempi –ben 40 tempi diversi- di intrecci vocali, arie, recitativi, duetti, terzetti , sestetti, strutturata per dar voce e vita a 8 personaggi, ognuno dei quali vive musicalmente di vita diversa, oscura e profonda, ognuno simbolo di una sorta di schiavitù diversa, ognuno anelante a una propria differente libertà. Allo stesso modo Da Ponte svetta con un libretto ricchissimo di rime baciate, alternate, esterne e interne (“chi a una sola è fedele/verso l’altre è crudele; io che in me sento/ sì esteso sentimento”), di versi liberi con oscillazioni continue tra misure canoniche e vistose ipermetrie. Rime coinvolte nel gioco delle ripetizioni che avvalendosi degli effetti fonici e delle parole tronche a fine strofa, conferiscono al testo una valenza ossessiva e perfino allucinante. Si ascolti Masetto nella scena IX dell’Atto I.

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Pappano e Schrott interpretano Boito

ACCADEMIA NAZIONALE DI SANTA CECILIA
Prologo in cielo
dal Mefistofele

Il tema di Faust saggio e scienziato alla ricerca della Verità, non sarà mai esaurito, perché il suo esaurimento significherebbe la scomparsa tra gli uomini di quella misteriosa e ineludibile ansia del Vero dalla quale il tema emana: il Vero, il Logos dell’inizio del Vangelo secondo Giovanni, su cui Faust riflette all’inizio del poema di Goethe. Poema sommo che vede raccolti in un’immensa unità tutti gli elementi universali dell’arte.

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