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LA FANCIULLA DEL WEST – AMARILLI NIZZA VOCE DI REDENZIONE

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Come correttamente rilevato da LIRICAMENTE a proposito della Tosca al Carlo Felice di Genova, Amarilli Nizza è una di quelle cantanti le quali cercando il personaggio negli anfratti della propria spiritualità, riescono a trasformare ogni interpretazione nella trasmigrazione del proprio essere nell’essere del personaggio. Di tanta meravigliosa capacità ne è stata testimonianza la monumentale interpretazione di Minnie data da Amarilli Nizza nella Fanciulla del West ad Amburgo. Interpretazione che come luce all’infrarosso nel buio, ha reso visibile ciò che solitamente rimane invisibile e ignorato. Lo sfondo fosco e grandioso di anime senza nome, di una natura selvaggia e inospitale, di climi inclementi, entro cui si muove la Fanciulla, assurge a una simbologia e acquista un contenuto etico, grazie al candore, al senso lirico del pudore e dell’amore espressi dal soprano.

I minatori senza nome e senza identità, massa di diseredati, sono i cercatori d’oro in quella lontana landa che è la California. Sono in cerca di una ricchezza che allevi le sofferenze della esistenza, disposti a una vita grama, in una comunità priva di ogni legge, attorno alla quale si aggirano bande di rapinatori e assassini alla ricerca della medesima ricchezza.  Vivono allo stato brado come esseri senz’anima, tra i quali qua e là traluce una umanità espressa dalla intensa nostalgia per la Mal terra natia, per la madre lontana che l’aspetta. Vivono di conflitti regolati da una giustizia primitiva fatta di crudeltà e di linciaggio. Non hanno casa, non hanno rifugi, non hanno luoghi in cui vivere alcuna intimità. L’unico punto di incontro è la Polka, un baracca bar, dove bevono, ridono, scherzano, giocano, schiamazzano, bestemmiano. Dove vivono il loro bizzarro destino in attesa di trovare e raccogliere un po’ di polvere d’oro.

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La BREXIT e la falsa  ineluttabilità della Storia  

 Brexit on brandGli inglesi hanno votato contro la permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea e hanno decretato una svolta decisiva per la storia del continente. Forse hanno regalato a tutti l’opportunità di ripensare l’Europa alla luce dei tanti fallimenti registrati.
Gli inglesi hanno dimostrato con il loro voto l’insofferenza verso le élite, verso le oligarchie, verso gli striscianti monopoli finanziari ed economici. A costoro occorre essere grati per aver provato come la Storia non sia un processo ineluttabile cui adeguarsi, convinti e non convinti. Questa distorta visione serve solo a giustificare i piani di alcuni e a svilire la libertà di tutti. Non a caso alcuni ottimati come Napolitano, Monti, Prodi, hanno affermato che è privo di senso che le persone comuni, poco istruite, poco informate, possano decidere di temi tanto decisivi. Ma al di là di personaggi del genere, invasi dal narcisismo, dalla ipertrofia del loro sapere e della loro storia, la Brexit suona solenne come un rintocco a segnare che è giunta l’ora per ripensare l’Europa. Da cima a fondo. La considerazione più banale è che si è fatta l’Europa dell’economia, l’Europa della finanza, l’Europa del centralismo burocratico, ma non si è fatta l’Europa della politica estera, della difesa, della cultura. Non si è realizzata una Europa madre e maestra di Libertà. Quella Libertà di ogni singolo e di ogni popolo di fare della propria vita l’affresco che desidera. Sono venuti a crearsi invece circoli truffaldini i quali si sono resi conto di poter raggiungere i propri interessi minoritari convincendo la maggioranza dei cittadini che le loro libertà fossero in gioco, quando invece non lo erano.
Il risultato è stato lo scatenarsi di una forza altamente distruttiva della politica.
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A PALMIRA IL CONCERTO DI VALERIJ GERGIEV: LA VITTORIA DELL’ARTE SULLA BARBARIA

palmiraLA RUSSIA RICONQUISTA PALMIRA E LA OFFRE AL MONDO QUALE VITTORIA DELL’ARTE SULLA BARBARIE

Nel febbraio 2012, quando la guerra civile in Siria era ancora agli inizi, la Russia propose a Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia di cooperare per cercare una soluzione negoziata della crisi. Mosca avrebbe favorito le dimissioni del presidente siriano Bashar el Assad, in cambio del riconoscimento da parte americana del ruolo della Russia nel futuro assetto del paese. Ma i tre paesi occidentali lasciarono cadere l’offerta. La ragione fu che gli americani volevano la Siria gratis, mentre la Francia e la Gran Bretagna erano convinti che quelle dimissioni fossero imminenti. Purtroppo così non avvenne e quel convincimento fu uno dei tanti errori della miope visione di Obama. Il suo calcolo si rivelò sbagliato e fu la causa delle tante vittime, delle tante distruzioni, della destabilizzazione del Medio oriente! Obama ottusamente continuò l’approccio oltranzista inaugurato da George Bush jr. dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001. Dichiaratamente mirante a combattere il terrorismo di matrice islamica e i suoi protettori, la politica estera americana era stata ipocritamente motivata dalla necessità di “esportare la democrazia”. Infelice e surreale dizione per indicare il rovesciamento dei governi che non soddisfacessero gli standard di rispetto dei diritti umani. Purtroppo quella svolta destabilizzò gran parte degli stati del Medio oriente ma senza che alcuna democrazia fosse esportata. Continua a leggere »

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NORMA DI BELLINI TRA NEOCLASSICISMO E ROMANTICISMO

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Norma è un’opera il cui cammino dall’esordio nel 1831 a oggi non ha conosciuto né soste né riletture miranti a renderla contemporanea e attuale. La sua ricchezza di melodie, di esplorazioni psicologiche, di ambientazioni, di temi strumentali, l’ha resa incorruttibile al tempo. Un tempo che più scorre più l’arricchisce di contenuti e di scoperte quale sola può una immensa riserva di poesia. Tale gloriosa longevità va ricercata nel suo rappresentare allo stesso tempo e con la stessa intensità il parimenti glorioso tramonto del melodramma neoclassico e la meravigliosa aurora del melodramma romantico.

Il Neoclassicismo fu la ineluttabile conseguenza sulle arti del pensiero illuminista. Esso si connotò soprattutto come reazione allo stile barocco e alle sue frivolezze, ai cui soggetti piacevoli ed edonistici il neoclassicismo contrappose temi di maggiore impegno. Temi lontani ormai dai virtuosismi e dagli illusionismi orgiastici del barocco, lontani ancora dalle istanze popolari che domineranno i decenni successivi, temi ripresi invece dal mondo greco-romano intravisto come un mondo della perfezione ideale. Una perfezione confinata in una lontananza irrecuperabile eppure fonte di ispirazione capace di spingere pittori e scultori, poeti e musicisti, all’emulazione del repertorio iconografico degli antichi per farne rivivere lo spirito e con esso interpretare gli ideali e sogni del presente. Non è solo casualità che l’ambientazione storica di Norma è quella della guerra di Roma contro i Galli, e che la vendetta concepita da Norma con l’annientamento dei suoi figli, riprende la tentazione di Medea nella tragedia di Euripide.

Diversamente dal Neoclassicismo, il Romanticismo esalta la fantasia, esplora le complesse dinamiche del cuore, esaspera il sentimento, rifiuta l’onnipotenza della ragione, ridimensiona il razionalismo illuminista, torna perentoriamente a guardare alla natura e da essa trae ispirazione poetica. L’uomo romantico di essa si sente parte integrante, in essa si immerge profondamente, di essa ne percepisce la bellezza con un indefinito sentimento del sublime. L’uomo neoclassico, al contrario, si sforza di rimanerne estraneo, di indagarne razionalmente le caratteristiche al fine di padroneggiarla, ma negandole qualsiasi valore poetico ed espressivo.

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LA CHIESA ORTODOSSA RUSSA e IL REGIME COMUNISTA

chiesa russaParlare della chiesa ortodossa sotto il regime comunista è come parlare di una attraversata nel deserto durata 70 anni. Una attraversata ricca di eventi che prende avvio dai tentativi di scismi pilotati dal regime, dalle persecuzioni del primo periodo alle persecuzioni dell’epoca staliniana (1929-1939), alla ricostituzione della chiesa voluta da Stalin nel 1943, e dopo Stalin ancora in apparenza l’inspiegabile gelo sotto Kruscev. Una attraversata caratterizzata da ricatti e controlli continui della chiesa da parte della polizia, di quella ufficiale e di quella segreta, con lo strascico dei sospetti per la fedeltà di preti, metropoliti e patriarchi. Infine, la resurrezione e la lunga fila di martiri e santi canonizzati dal Sinodo ortodosso, che continuerà a lungo i suoi lavori.

Per paradosso nel pieno della Rivoluzione d’ottobre la chiesa ottenne ciò che Pietro il Grande le aveva negato due secoli prima, quando aveva abolito il patriarcato e lo aveva sostituito con un collegio per gli Affari spirituali. Il Concilio dell’Ortodossia, del 1917, proseguito mentre era in pieno svolgimento la rivoluzione bolscevica, elesse come Patriarca l’Arcivescovo Thicon, che si intronizzò solennemente nella cattedrale della Dormizione del Cremlino. Continua a leggere »

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