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6 AGOSTO 1945 – Hiroshima

 

IL GIORNO IN CUI LA SCIENZA FU CONTAMINATA DAL PECCATO

hiroshima 3La scienza come metodo di studio e strumento di scoperte è stata sempre considerata uno dei punti più alti dello spirito umano, che assieme alla totalità delle arti permetteva all’uomo di avvicinarsi alla divina potestà creatrice. E gli scienziati erano trattati con quella devozione che sola si deve al Creatore.  Voltaire dopo aver partecipato ai funerali di Newton nella Abbazia di Westmister sulla sua tomba volle dettare il sublime epitaffio: «Sibi gratulentur mortales tale tantumque exsistisse humani generis decus» «Gioiscano i mortali per l’esistenza di un tale e tanto grande splendore del genere umano». Newton aveva scoperto le leggi della gravità con la quale tutta l’armonia dei moti celesti, le meraviglie delle eclissi, delle stagioni, delle notti e dei giorni, degli equinozi e dei solstizi, venivano spiegate stupendamente. Il sommo genio aveva anche formulato la teoria corpuscolare della luce che era in contrasto con la teoria ondulatoria di Christiaan Huygens. Secondo Huygens la luce era un’onda che si propagava come le onde del mare o le onde acustiche in un mezzo ancora ignoto, l’etere. L’etere che nessuno aveva mai studiato ma che tuttavia era supposto costituito da microscopiche particelle elastiche pervadenti tutto l’universo.

hiroshima 1La teoria ondulatoria permetteva invece di spiegare la riflessione, la rifrazione, l’interferenza, la diffrazione della luce, fenomeni non spiegabili con la teoria corpuscolare. Vistoso intrigo della fisica teorica che venne splendidamente sciolto nel 1864 con solo 4 equazioni da un giovane scozzese di appena 33 anni: James Clerk Maxwell. Le sue divine equazioni, la cui bellezza nella stupenda simmetria che le caratterizza, può essere raffrontata alla simmetria geometrica della Scuola di Atene di Raffaello e la cui cosmica sinteticità ha il fascino manzoniano de “La sciagurata rispose”, furono come la discesa della Sapienza Divina sugli Apostoli. Con esse il campo elettrico, il campo magnetico e le loro interazioni con la materia, il loro propagarsi sotto forma di onde venivano perfettamente descritti. E ancora quelle equazioni prevedevano per le onde una velocità di propagazione assai prossima alla velocità della luce, ragione per la quale Maxwell concluse che la luce stessa fosse un fenomeno elettromagnetico. Una conclusione che fu un trionfo assoluto di tutta la fisica dell’ottocento.

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IL DELIRANTE CALVARIO GRECO

Cantami o Diva….

greciaParlare della Grecia e del suo calvario impone percorsi logici assai impervi, per l’intrecciarsi di ideologie, di comportamenti, di impegni sottoscritti e da rispettare, di visioni diverse che i diversi paesi hanno dell’Europa e dell’euro, di rancori storici mai sopiti e ricorrenti, dell’UE così come è concepita, per il connubio deleterio di politica e finanza, di finanza ed economia. Il groviglio di interessi dei paesi e dei loro diritti, la necessità di rinunciare alla sovranità nazionale e il bisogno ineludibile di demandarla almeno in parte a organismi sovranazionali, gli egoismi nazionalistici vissuti e interpretati in modo differente dai differenti partiti, tutto contribuisce a descrivere un quadro vischioso in cui l’errore è assai più probabile della saggezza, l’egoismo più affascinante della solidarietà, il populismo più agevole e in apparenza eroico rispetto al rispetto degli accordi.

Per capire la Grecia comunque occorre esordire col tentativo di capire l’Europa.

L’Europa è un’Unione di stati liberi che vi aderiscono per convinzione e per convenienza; non c’è nessun Iraq, o Siria, o Afghanistan in Europa, nei Trattati non v’è alcun progetto di costruzione di uno stato. L’Europa non vota la fiducia ai governi, ma sono i debitori che devono conquistarsi la fiducia dei creditori. I contenziosi vanno risolti da istituzioni economiche e non in sede politica. Essa ha bisogno di maggior e non minore flessibilità, priva come è di una clausola di uscita che permetta ai mercati e non alla politica di stabilizzare paesi che dovessero risultare irresponsabili.

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IL NUOVO MONDO USA SENZA PACE E SENZA REGOLE

Pochi sono in grado di dar vita a una politica, ma tutti sono in grado di giudicarla

Gli-Inganni-del-Nuovo-Ordine-Mondiale-e-la-Strategia-della-Sommossa-per-Rovesciare-i-Governi-556x3601L’idea che il mondo stia cambiando vertiginosamente non è né nuova né infondata. Le trasformazioni planetarie nella politica, nell’economia, nella vita sociale, nelle tecnologie industriali, nell’etica, sono di una accecante evidenza. Ma per capire se trattasi di un nuovo mondo che attende nuove regole o di un nuovo mondo governabile con regole vecchie, occorre rileggere la storia.

Sempre il cambio dell’ordine mondiale è stato accompagnato da intensi conflitti che sempre hanno imposto di affrontare i temi della leadership economica, della pace, dei diritti dell’uomo. E anche le trasformazioni in atto che hanno reso il mondo un cumulo di acuti contrasti, impongono di affrontare gli stessi temi. Domina infatti la certezza che non vi sia un sistema di sicurezza globale capace di proteggere i popoli e le nazioni da possibili cataclismi. Ciò di cui si dispone è solo un insieme di accordi temporanei, di regole violate, di decisioni non concordate. Le istituzioni internazionali vivono una conflittualità permanente. Eppure i molti dei meccanismi atti ad assicurare l’ordine mondiale, formati in tempi ormai lontani e influenzati soprattutto dall’esito della Seconda Guerra Mondiale, avevano una loro solidità e sarebbero potuti divenire un sistema di sicurezza globale. Seppure difettosi, essi erano efficaci almeno per un contenimento dei problemi mondiali, per una regolazione dell’asprezza della concorrenza tra gli Stati. Invece sono stati distrutti, e distrutti senza che altri alternativi siano stati creati. Gli Stati Uniti, dichiarandosi i vincitori della Guerra fredda, hanno pensato che di questo non vi fosse alcun bisogno e invece di concepire una nuova forma di bilanciamento delle forze, hanno imboccato strade che hanno portato a un peggioramento repentino dello squilibrio mondiale.

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Il processo di costruzione dell’Unione Europea – Estratto dell’intervista a Europa News

Manlio Mirabile

 14 gennaio 2015

inno alla gioia 


ueD: Dr. Mirabile, nel mondo attuale profondamente mutato rispetto a 60 anni fa, quali prospettive intravede per l’Unione Europea e quali politiche auspicherebbe?

R: lo credo in un’Europa ricca ed orgogliosa della sua storia, la storia dell’Impero Romano e della progressiva affermazione delle nuove nazioni venute dall’Est che ne interpretarono e innovarono la grandezza.

L’Europa che ha trovato nel Cristianesimo lo straordinario e rivoluzionario vincolo unitario, fondamento di libertà e uguaglianza.

L’Europa che ha costruito straordinari sistemi di leggi e di governi.

L’Europa del Medioevo dalle cui meditazioni esplose l’età rinascimentale.

L’Europa dei comuni e delle città.

L’Europa dei santuari e delle rivoluzioni sociali.

L’Europa della democrazia e della dignità della persona.

Un’Europa che sia la patria di  quanti si rifanno alle sue radici e alla sua tradizione per costruire una realtà etica, economica e sociale capace di garantire sviluppo di cultura, progresso di valori e crescita nella eguaglianza dei doveri e dei diritti.

Un’Europa in cui la consapevolezza delle difficoltà di unificare storie e aspirazioni, sentimenti e convinzioni diverse, si sposi con la volontà e la determinazione di operare unitariamente per la realizzazione di un bene comune non ancora correttamente identificato. E per farlo occorre che siano risolti problemi di una portata immensa.

Il primo problema è la nostra identità culturale. Il Trattato Costituzionale, la sua revisione di Lisbona e la loro mancata ratifica, provano che un gran numero di europei e in particolare di coloro che ne hanno assunto la guida, non hanno alcuna autentica affezione per la cultura europea. Essi considerano frutto di una semplice casualità  il fatto di vivere sullo stesso continente in cui sono vissuti Dante, Shakespeare, Cervantes e Mozart, di abitare in città dominate da grandi cattedrali e di essere protetti da uno stato di diritto che deriva dal codice Giustiniano. Anziché considerare tutto questo come la chiave della nostra identità e del nostro destino comune, essi chiedono di diversificare, invocando su ogni questione un approccio multiculturale. Molti anzi hanno un atteggiamento di aperta ostilità nei confronti dell’eredità europea, sono aggressivamente anticristiani e sostengono un approccio postmoderno che la rifiuta totalmente. Fenomeno non nuovo se si pensa alle guerre e ai conflitti del secolo scorso o a quella triste stagione che l’Italia visse attorno agli anni ’70. Anni in cui la cultura del rifiuto divenne furore e fervore rivoluzionario, con le Brigate Rosse scatenate in una fantasia primigenia di vendetta contro la società borghese. Da allora il rifiuto si è diffuso alle università e ha raggiunto le scuole, nessuna delle quali ha oggi un programma di studio dedicato alla cultura e alla eredità europee. Che esse vivano nei monasteri, nelle pinacoteche, nei conventi, negli spartiti musicali, nella letteratura, ma non nel cuore della gente è la ragione prima del fallimento delle politiche di integrazione.

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PUTIN E IL MIOPE OSCURANTISMO DELL’OCCIDENTE

 

papa-putin-500La crisi ucraina concentrando l’attenzione sul rapporto tra la Russia e l’occidente ha reso marginale il rapporto della Russia con se stessa. Eppure è sulla base del rapporto con l’occidente che l’opinione pubblica occidentale si è fatta della Russia una idea poco favorevole e forse assai distorta. Infatti ben prima del conflitto con Kiev, nel gran gioco delle parti, le parti erano state già distribuite: alla Russia era toccata la parte del cattivo, all’Europa e agli Stati Uniti quella dei buoni. Una evidente asimmetria morale che aveva un nome e una causa: Vladimir Putin. Da oltre un decennio, Putin gode in occidente di una pessima reputazione e una ancor più violenta letteratura lo descrive come un dittatore solitario, irrispettoso delle libertà e dei diritti umani, aggressivo. Ma forse le ragioni non sono dentro l’uomo, quanto dentro la storia recente del paese: la guerra per sconfiggere il separatismo ceceno è stata brutale; la politica estera è tornata a essere assertiva; lo stile di comando è apparso autocratico; il particolare riguardo rivolto alla chiesa ortodossa ha alienato le simpatie del mondo libertario dell’occidente. Tuttavia, questo giudizio negativo non è condiviso dalla grande maggioranza dei russi, che soddisfatti di averlo come presidente per tre volte lo hanno rieletto. Bisogna concluderne, che Putin è l’espressione più compiuta del proprio popolo. Che poi il giudizio dei russi sia così diverso da quelli prevalenti in occidente è un fatto rilevante, che dovrebbe stimolare rispetto e domande.

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