magistratiDa quasi venti anni la magistratura, dopo avere sradicato la Repubblica e i partiti autori della Costituzione, continua a rivoltare come calzini parlamentari, palazzinari, tassinari, assessori, governatori, imprenditori, calciatori, roditori. Lancia come petardi accuse di ogni tipo, avvia un numero inverosimile di indagini e perquisizioni, notifica avvisi di reato, violazioni del segreto investigativo, deposita in edicola intercettazioni, celebra processi in tribunale e processi televisivi, denuncia come l’imputato si difende nei processi o dai processi, e poi nuove accuse e risentimenti contro le sue ricusazioni, contro le leggi che rendono più difficile la caccia all’uomo, contro i suoi pronunciamenti di auto difesa, contro ogni ipotesi di riforma della giustizia che non sia la ratifica dello status quo, rivolge inviti autorevoli e togati a “resistere, resistere, resistere!”, cerca con caparbietà triangolazioni di vario genere e sofisticate mediazioni istituzionali.

Un pm che diede l’assalto al Cav. ha alla fine fondato l’Italia dei Valori, un partito forcaiolo, il cui vicecapo e pretendente al trono fu un altro pm, De Magistris, che prima di trovare accogliente rifugio al comune di Napoli, ha cercato di travolgere uomini del Cav., di Prodi, di D’Alema. Ingroia, il principale pm antimafia di Palermo, grida al tradimento della Costituzione e si batte contro la “maggioranza aritmetica” che governa gli italiani per volontà degli italiani, invece di applicare efficacemente e silenziosamente la legge secondo la lettera e lo spirito della sua missione professionale. Uno show scellerato e inconcludente che dura da più lustri.

Tutto cambiava, vittorie e rovesci elettorali del Cav., nuovi presidenti della Repubblica, mutamenti nella corporazione togata nel Csm, allargamenti delle inchieste a sinistra, azzoppamenti delle varie nomenclature, ma questo elemento del paesaggio restava stabile, insieme con l’obiettivo di distruggere per via giudiziaria l’equilibrio democratico fissato con il voto. Possibile che tutto dipenda da D’Alema, inteso come mandante ideologico della giustizia politica? Possibile che dipenda da Fini, camaleonte cinico pronto a sfruttare i guai dell’ex-presidente del Consiglio? Nessuno è padrone del circo mediatico-giudiziario. Sono invece gli animali del circo, sedicenti magistrati, che vogliono impadronirsi della vita pubblica del negletto popolo italiano.

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