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Tag Archives: Alessandra Volpe

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TEATRO ANTICO DI TAORMINA – ALESSANDRA VOLPE STRAORDINARIA CARMEN

Il paradigma della libertà goduta dalla natura selvaggia

Carmen 

carmenCarmen è una storia d’amore e di morte, di stordente attualità quando si pensi al reiterarsi di omicidi di donne per ragioni sentimentali perpetrati quasi come un rito conclusivo della degenerazione dell’amore nella gelosia cieca e nella follia devastante. Tuttavia Carmen non è solo vittima, è fuoco, è elemento di calore e di distruzione, sovvertitrice dell’ordine precostituito con il disordine delle passioni, gitana inebriata dalla libertà, libertà assai lontana dalla liberté dell’illuminismo, ma fonte e ragione stessa della esistenza. La vita errante è bella, avere l’universo come dimora è inebriante. Vivere nella libertà e, nel vessillo della libertà, morire, è l’ardimento più alto e il traguardo più ambito. Carmen non è lo sbocco operistico di un movimento storico o culturale. È invece la natura selvaggia che nella sua bellezza e sensualità, si fa donna: paradigma della medesima libertà da ogni legge che non sia la sua legge, non sottoposta ad alcun ordine precostituito che non sia quello da lei creato. Donna che vive nelle taverne del mondo, tra le gole montagnose, che divora la vita nelle abitudini e nei sentimenti più alti e più protervi, più miti e più ribelli con sentimenti che toccano i vertici più alti della drammaticità. L’opera è allora un tsunami di musica che attraversa villaggi, paesaggi soleggiati, atmosfere di festa e quotidianità scontate, uomini e donne. E in tale attraversamento porta con sé tutto in un fluire continuo di melodie, ricche di colori nei motivi pittoreschi e folkloristici, nelle danze popolari e nelle canzoni, traboccanti di impeto, di sensualità, di esotici contrasti fra danze zingaresche e splendide descrizioni di paesaggi. Per descrivere tale universo, Bizet si avvale di una affascinante tavolozza di colori orchestrali, radiosa già nel fastoso preludio che introduce i temi fondamentali dell’opera: la corrida la festa del coraggio e della gente di cuore; il torero che porrà termine a tutto scagliando nell’arena il suo colpo mortale, quasi atto speculare al tragico colpo che nella vita annienterà la protagonista.

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BARI – Teatro PETRUZZELLI

La Cenerentola

di  Gioacchino Rossini

L’incanto di un messaggio quasi religioso

rondò finale

cenerentolaDopo il furore di odio e di sangue delle devastanti guerre napoleoniche che avevano privato l’Italia della sua gioventù migliore, dopo quell’infausto tentativo di restaurazione degli antichi sistemi politici e degli antichi privilegi spazzati via dalla Rivoluzione Francese, dominava nello spirito degli uomini più illuminati il bisogno di una rigenerazione spirituale, di una rappacificazione e di un perdono condiviso. Anche Rossini, che alla politica si sentiva e fu estraneo, per quel prodigio che accarezza sempre i geni sommi, nel 1817 passata la bufera napoleonica e concluso il Congresso di Vienna sentì di dover dare voce a tale bisogno.

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SANTIAGO DE COMPOSTELA -AUDITORIO DE GALICIA

Si rinnova il miracolo del Barbiere di Siviglia

Il Barbiere di Siviglia di Rossini è il miracolo di un genio che sa trattare temi di impegno e analisi sociale con una musica densa di melodie giocose e vivaci, cui un insolito senso del ritmo e un magistrale impiego dei fiati trasmettono una allegrezza, una gioia esuberante di vivere nella pienezza dei sentimenti più infantilmente burloni: lo scherzo, il travestimento, il mutar di voci, la serenata d’amore, il far danaro prestandosi all’inganno ruffiano. Eppure in tale sontuoso monumento musicale si intravedono spunti amari di un mondo disfatto che perduto i riferimenti di un potere assoluto e indiscusso è in cerca di nuovi ordini sociali.

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