berlusconismo

randbDopo le elezioni tonfo in Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige, è lecito chiedersi se quello che resta del berlusconismo siano solo il 4 per cento scarso, una Forza Italia in liquidazione coatta e una classe dirigente che non dirige, non inventa, non ha la calma, la sicurezza e l’intelligenza necessarie per affrontare le conseguenze di una vertiginosa perdita di credibilità. No. Del berlusconismo resta l’Italia che esso ha partorito. Resta un paese che ha praticato per la prima volta nella storia della Repubblica, l’alternanza di forze diverse alla guida del governo secondo un mandato democratico. Resta un paese liberato dal monopolio di stato attraverso la tv commerciale. Resta un paese sradicato dalla decrepita cultura della politica dei partiti. Resta un paese in cui le idee e le personalità contano più degli apparati. In cui un giovane che parte da sinistra e avvia il progetto di una sinistra di riforma e di modernizzazione, è in grado di competere da posizioni di comando democratico con le rancide burocrazie, i corpi intermedi immobilisti, i truci sindacati classisti o corporativi, i residuati postbellici delle ideologie diluiti nella forma di partitini, i tromboni di un establishment goloso e avido ma non produttivo. Il berlusconismo lascia una eredità di linguaggio, di stile, di tenuta politica e di sfida istituzionale. Perché le riforme di Renzi sono le stesse, stessa è l’ansia di crescita o di sviluppo, stessa è la sensibilità al tema delle libertà. Oppure è vero che si stava meglio quando si stava peggio? Quando il diritto al lavoro e allo studio mascherava con norme di apparente solidarietà la perdita di valore del lavoro e dello studio? Quando un regime bloccato bloccava tutto, quando da un regime si passava a un altro ignorando ogni consenso popolare? Read more »

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