80 anni fa un giovane professore di Pisa scoprì il neutrino.

Si chiamava Enrico Fermi

i neutriniNell’aprile 1935 giunse finalmente a compimento un cammino di esplorazione iniziato meno di due anni  prima da un giovane professore di fisica teorica alla Normale di Pisa, un certo Enrico Fermi. Allora era quasi sconosciuto, ma nel tempo diverrà Premio Nobel, corso, piazza, istituto tecnico, stazione della metropolitana. Diventerà il più grande degli scienziati italiani, secondo forse, solo a Galileo Galilei, per l’immenso contributo che darà alla fisica. Con le sue invenzioni della pila atomica e della bomba atomica anche la fisica conoscerà il peccato e cambierà il corso della storia, la mentalità dei governanti. Un peccato che imporrà agli uomini di scienza un comandamento ulteriore: la scienza al servizio dell’uomo e non strumento del suo annientamento.

Questo anonimo professore nel ’33 aveva pubblicato un articolo umile nella forma come il suo autore, immenso nella sostanza come si rivelerà di lì a poco “Tentativo di una teoria della emissione dei raggi beta”. Fu la divina bellezza di un ingegno umano che regalava alla umanità una chiave per capire favole avvolgenti, verità sovrane, fenomeni che dominano la vita dell’universo, e che per allora apparivano solo nel racconto fantastico di poeti. Alla memoria di questo Michelangelo della scienza è dedicato questo piccolo ricordo di una grande avventura, con la speranza che alla fine dopo la difficile navigazione si colga la grandezza di un italiano del secolo scorso e l’importanza di quegli ignoti spazzini dell’universo che sono i neutrini.

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