napoleone 5Genitore di tutti i Risorgimenti del XIX secolo

Allo scoppio della rivoluzione nel 1789 Napoleone aveva 20 anni ed era già ufficiale di re Luigi XVI. Durante la guerra civile in Corsica scoppiata nel 1793, si distinse meravigliosamente nella liberazione del porto di Tolone dai monarchici e dalle truppe inglesi che li appoggiavano. La sua abilità e intelligenza attrassero l’attenzione di Paul Barras, potentissimo e scaltro membro del Direttorio che lo aiuterà nella successiva scalata al potere prima con la nomina a comandante della piazza di Parigi e poi con la nomina a generale di Corpo d’armata.

La campagna d’Italia

Il 12 aprile 1796 cominciava la prima campagna d’Italia che avrebbe portato alla luce il genio militare e politico del generale Bonaparte il quale, nonostante l’inferiorità numerica e logistica, nonostante fosse a capo di una “Armata di Cenciosi” riuscì a sconfiggere ripetutamente le forze austriache e piemontesi. Furono successi strepitosi che affascinarono anche Beethoven, che gli dedicò la immortale sinfonia n.3, successivamente ribattezzata “Eroica” dallo stesso autore indignato dal fatto che Bonaparte si fosse proclamato imperatore. Dopo essere riuscito a sollevare il morale e lo spirito combattivo delle sue truppe, Bonaparte manovrò con rapidità per disgregare e sconfiggere separatamente i due eserciti avversari. Le forze austriache e piemontesi vennero battute ripetutamente. Il 10 maggio 1796 sbaragliò l’ultima difesa austriaca nella battaglia di Lodi, preludio stupendo della sua entrata a Milano. Con l’armistizio di Cherasco (in provincia di Cuneo), Bonaparte costrinse Vittorio Amedeo III di Savoia a pesanti concessioni, ratificate con la Pace di Parigi (15 maggio ‘96), che assegnava alla Francia sia la Savoia sia la contea di Nizza. Finiva così l’italianità di Nizza che tanto amara sarà in seguito per Giuseppe Garibaldi.

Costretto il Piemonte all’armistizio e occupata Milano, Bonaparte ricevette dal Direttorio i pieni poteri sull’Armata d’Italia e si preparò al compito più difficile: sconfiggere l’esercito austriaco. La prima grande battaglia campale da lui diretta, e la prima che lo consacrò definitivamente anche agli occhi degli avversari, avvenne a Rivoli, fulgido esempio di tattica e rapidità, di decisioni e movimenti. Dopo Rivoli nell’ottobre del 1796, si costituì la Legione Lombarda, prima forza armata composta da italiani che adottarono quale bandiera di guerra il Tricolore (verde, bianco e rosso). E’ definitivamente acclarato che l’ispirazione napoleonica venne dai moti di Reggio Emilia che a loro volta si ispirarono al Canto XXX del Purgatorio, quando Virgilio affida Dante a Beatrice, e questa appare vestita con un velo candido, cinta di ulivo, il mantello verde e la veste rosso acceso. I tre colori simboleggiano dunque le virtù teologali cristiane: verde, la speranza; bianco, la fede; rosso, la carità. Successivamente con la costituzione della Repubblica Cispadana il 7 gennaio 1797 il tricolore cessò di essere bandiera di guerra e divenne la bandiera nazionale. La nostra splendida bandiera!

La folgorante avanzata di Napoleone intimorì l’Austria che dovette accettare la rinuncia ai territori fino ad allora occupati e inglobare soltanto i territori della Repubblica di Venezia col Trattato di Campoformio, del 1797. A Campoformio non moriva solo la gloriosa patria dei dogi, ma svanivano i sogni dei tanti patrioti italiani inermi spettatori del lurido baratto della loro terra, così amata e così tanto pianta da Ugo Foscolo che a quel tradimento di ideali e speranze attribuì il suicidio di Jacopo Ortis, l’eroe del suo Ultime lettere di Jacopo Ortis.

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