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Tag Archives: Turandot

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La fiaba nell’era della ragione

TURANDOT
La tensione eroica verso un’alba di riconciliazione

La messa in scena di TURANDOT nella torrida Verona del 4 agosto 2012 resterà ancora memorabile nel tempo per la splendida regia di Zeffirelli, storica ma come sempre affascinante, e per l’orchestrazione perfetta del giovane M° Andrea Battistoni, al suo debutto nell’opera. Una regia solo in apparenza datata ma in realtà rigorosa nella separazione visiva dei due mondi: quello dorato e sgargiante della reggia, illuminata da luci calde e fastose, e il mondo del popolo di Pekino, succube, privo di identità, perennemente prostrato ai piedi della reggia, illuminato da tetre e livide luci. Un separazione resa ancora più eloquente dagli abiti sontuosi dell’imperatore, della Principessa Turandot e dei dignitari di corte, e dagli abiti dimessi, grigi, rattoppati del popolo. Una regia che oltre alla descrizione visiva dei due mondi ha dato risalto all’uno o all’altro con effetti scenici di grande attrazione e di una eloquenza maestosa. Dopo il siparietto delle Maschere, raccolto in uno spazio angusto come la loro visione e il loro spirito, il palcoscenico si apriva alla luminosità raggiante della reggia, perfetta nella originale, ricchissima architettura delle pagode cinesi.

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TURANDOT

Il Mistero della tensione eroica verso la Verità
Le difficoltà di una messa in scena e di una interpretazione vocale e musicale di quella luminosa meraviglia che è la Turandot, sono legate non solo alla impervia partitura dell’opera, ma alla necessità di sviluppare secondo le intenzioni del librettista Simoni un’opera capace di dare credibilità umana seppure nella cornice di una fiaba a un dramma dell’esistenza eterno e misterioso: la ricerca della Verità, intima, individuale, indefinita. E’ la forza che spinge ciascuno a tentare l’impossibile pur di poter scoprire il mistero racchiuso in sè, pur consapevole della probabile sconfitta e della conseguente morte certa. E’ la forza dirompente che tutti spinge verso l’ardito tentativo di superare se stessi e indovinare impossibili enigmi. E’ la tragedia immanente dell’uomo che lascia i suoi affetti, le sue certezze, il suo mondo per inseguire la Verità, la divina bellezza, il sogno, la meraviglia come Turandot viene descritta dal Principe Ignoto.

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