Manlio Mirabile

 14 gennaio 2015

inno alla gioia 


ueD: Dr. Mirabile, nel mondo attuale profondamente mutato rispetto a 60 anni fa, quali prospettive intravede per l’Unione Europea e quali politiche auspicherebbe?

R: lo credo in un’Europa ricca ed orgogliosa della sua storia, la storia dell’Impero Romano e della progressiva affermazione delle nuove nazioni venute dall’Est che ne interpretarono e innovarono la grandezza.

L’Europa che ha trovato nel Cristianesimo lo straordinario e rivoluzionario vincolo unitario, fondamento di libertà e uguaglianza.

L’Europa che ha costruito straordinari sistemi di leggi e di governi.

L’Europa del Medioevo dalle cui meditazioni esplose l’età rinascimentale.

L’Europa dei comuni e delle città.

L’Europa dei santuari e delle rivoluzioni sociali.

L’Europa della democrazia e della dignità della persona.

Un’Europa che sia la patria di  quanti si rifanno alle sue radici e alla sua tradizione per costruire una realtà etica, economica e sociale capace di garantire sviluppo di cultura, progresso di valori e crescita nella eguaglianza dei doveri e dei diritti.

Un’Europa in cui la consapevolezza delle difficoltà di unificare storie e aspirazioni, sentimenti e convinzioni diverse, si sposi con la volontà e la determinazione di operare unitariamente per la realizzazione di un bene comune non ancora correttamente identificato. E per farlo occorre che siano risolti problemi di una portata immensa.

Il primo problema è la nostra identità culturale. Il Trattato Costituzionale, la sua revisione di Lisbona e la loro mancata ratifica, provano che un gran numero di europei e in particolare di coloro che ne hanno assunto la guida, non hanno alcuna autentica affezione per la cultura europea. Essi considerano frutto di una semplice casualità  il fatto di vivere sullo stesso continente in cui sono vissuti Dante, Shakespeare, Cervantes e Mozart, di abitare in città dominate da grandi cattedrali e di essere protetti da uno stato di diritto che deriva dal codice Giustiniano. Anziché considerare tutto questo come la chiave della nostra identità e del nostro destino comune, essi chiedono di diversificare, invocando su ogni questione un approccio multiculturale. Molti anzi hanno un atteggiamento di aperta ostilità nei confronti dell’eredità europea, sono aggressivamente anticristiani e sostengono un approccio postmoderno che la rifiuta totalmente. Fenomeno non nuovo se si pensa alle guerre e ai conflitti del secolo scorso o a quella triste stagione che l’Italia visse attorno agli anni ’70. Anni in cui la cultura del rifiuto divenne furore e fervore rivoluzionario, con le Brigate Rosse scatenate in una fantasia primigenia di vendetta contro la società borghese. Da allora il rifiuto si è diffuso alle università e ha raggiunto le scuole, nessuna delle quali ha oggi un programma di studio dedicato alla cultura e alla eredità europee. Che esse vivano nei monasteri, nelle pinacoteche, nei conventi, negli spartiti musicali, nella letteratura, ma non nel cuore della gente è la ragione prima del fallimento delle politiche di integrazione.

Read more »

Condividi con...Share on LinkedInTweet about this on TwitterShare on Google+Share on Facebook